Yakuza Like a Dragon – Come draghi sulla cresta di un’onda

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Piccolo disclaimer: questa non è una recensione di Yakuza Like a Dragon, ma il punto di vista di un neofita della serie che per la prima volta mette le mani su un titolo del franchise.

Se siete mai stati in Giappone, o se avete visto abbastanza anime, avrete presente le famose vending machine disseminante in ogni dove, tanto nelle grandi metropoli quanto nei viottoli di un paesino di provincia dimenticato da Amaterasu.

Insomma, quelle macchinette stracolme di bibite pazze e indecifrabili per noi gaijin europei. Quando ci sei davanti non è che sai bene cosa aspettarti e quindi, guidato dalla curiosità e dall’istinto, ti lasci ispirare da forme e colori, impugni una manciata di yen e tenti la fortuna. Ti può capitare una qualche ciofeca di acqua fruttata per reintegrare i sali minerali oppure, magari, una delizia di tè oolong o di caffè freddo da leccarsi i baffi.

Prendere in mano Yakuza Like a Dragon senza sapere cosa aspettarsi equivale un po’ a quel tipo di terno al lotto folle da distributore nipponico. Hai messo la monetina e ti sei beccato una bibita sconvolgente.

Questo perché se non hai mai giocato uno Yakuza e il brand da fuori ti è sempre sembrato un po’ troppo impomatato per i tuoi gusti, qui ti aspetta una sorpresa non da poco, nonché un’ottima occasione per partire praticamente da zero senza paranoie.

Yakuza Like a Dragon è un soft reboot della famosa serie, capace di fare gola a un pubblico tutto nuovo, vuoi per il sovradosaggio di scemenza media, vuoi per una formula giochistica da JRPG purosangue totalmente insospettabile quanto perfettamente azzeccata.

Superato un prologo forse un filo troppo discorsivo, seppure necessario per motivi di racconto, il gioco mostra immediatamente un’ossatura ruolistica importante a partire da un sistema di combattimento turn-based degno di un qualsiasi Persona o Final Fantasy. Niente tempo reale o giovinate action: puri, semplici turni, anche se le battaglie si svolgono esattamente nell’ambientazione in cui vengono incontrati i nemici in giro per il mondo.

Ogni personaggio può imparare job diversi da cambiare all’apposito centro per l’impiego di Yokohama, il quartiere nel quale è strutturata la mappa di gioco e in cui si svolge la storia. Sì, fare lo chef vi trasformerà in signori delle fiamme, impegnarvi come bodyguard vi renderà maestri della katana e imparare la breakdance vi insegnerà a calciorotare i nemici con potenti attacchi ad area.

Tutti possono fare un po’ di tutto, scegliendo in maniera tattica come comporre il proprio party di 4, bilanciando guerrieri, caster e support proprio come fareste in molti altri giochi. Di certo vorrete sempre con voi alcuni ruoli unici disponibili solo per certi personaggi. Come non citare ad esempio l’irrinunciabile night queen vestita di latex e armata di tacchi e frustino, per la gioia di ogni nemico sadomasochista pronto a farsi spezzare il collo di buon grado?

Yakuza Latex

Non mancano nemmeno le summon sottoforma di “pestamici”, un pratico servizio a pagamento che con una semplice telefonata vedrà svariati alleati collezionabili intervenire per un tempestivo attacco ad hoc. La mia preferita? L’aragosta di fiume Nancy che attacca in branco causando avvelenamento grazie alle sue potenti chele.

Il cocktail freschissimo di elementi RPG e di ambientazione realistica, spiazza, sorprende, diverte, funziona. Rutti di fuoco, mazze da baseball del destino e spruzzi di champagne gelato vi faranno ridere e scuotere la testa in prima battuta per poi diventare irrinunciabili in un batter d’occhio.

Ai toni ampiamente sopra le righe di certe situazioni e contesti fa da contraltare un racconto dal mood molto più serioso e incredibilmente ben scritto, diviso in 15 capitoli di lunghezza variabile e ricco di svolte inattese e protagonisti carismatici, a partire dal fiero Kasuga, ex Yakuza appassionato di Dragon Quest e nato in un bordello, cresciuto dalla mafia e che ora sogna di diventare un eroe. Dopo 18 anni passati in prigione a scontare un crimine mai commesso, Kasuga Ichiban è ormai abbandonato dal suo clan per ragioni che non voglio svelarvi qui e ora, anche se si tratta di fatto delle prime ore di gioco, e cerca quindi un nuovo scopo di vita, ma i fantasmi del passato sono dietro l’angolo.

Vi basti sapere che si parla di una sceneggiatura di ottimo livello i cui ingredienti principali sono corruzione, redenzione e violenza, per raccontare dell’importanza dei legami umani con un gusto tutto giapponese che pur perdendosi in qualche lungaggine di troppo scorre in modo molto godibile, aiutato da tutta una serie di comprimari ben caratterizzati e vitali per le vicende.

Onestamente, tuffarsi nella Yokohama di Yakuza Like a Dragon è un’esperienza particolarmente densa di sorprese e freschezza specialmente se fatto il più possibile a scatola chiusa.

Tanto per gli appassionati di JRPG che potenzialmente per nuovi avventori, con un livello di difficoltà d’ingresso ben calibrato e un mondo ricco di cose da fare, che soprattuto non è mai troppo criptico, al netto di un iniziale spaesamento per la mole di opzioni disponibili.

Quest secondarie, minigiochi, crafting di armi, gestionali aziendali (davvero) e collezionabili sono solo alcune delle attività in cui potrete decidere di perdervi, anche per molte ore, fra uno snodo di trama e l’altro. Oppure no. Tutto è utile, ma nulla è strettamente necessario e se non vi piace giocare a mahjong o dirigere lo sviluppo un negozio di cracker potete invece decidere di dare battaglia alle corse coi dragon kart o guardare film bizzarri al cinema sfidando caproni soporiferi che vogliono distrarvi dalla pellicola. O magari preferite fare un paio di swing a golf. O qualche match a Virtua Fighter. No, sul serio. Davvero.

Yakuza Like A Dragon Mini Games

La scelta è ampia e solo vostra e non è mai vincolante, lasciandovi modo di decidere in che modo e con che ritmi giocare la vostra avventura. Certo come da tradizione del genere, di quando in quando potrebbe esservi necessario “fermarvi” per un po’ a livellare i personaggi prima di proseguire per non essere murati da avversari troppo forti, ma niente di esagerato o frustrante.

Insomma, se a questo punto siete intrigati a sufficienza, cacciate la monetina e beccatevi il bibitone, perché va giù che è un piacere.

Ora, se volete scusarmi, ho degli Yakuza infami da pestare a sangue con un vibratore.

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