Assassin’s Creed: Valhalla – Una questione di cuore

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Partendo da Assassin’s Creed Origins, passando per Odyssey e arrivando all’attuale Valhalla, la saga più famosa di Ubisoft ha di fatto mutato lentamente la pelle, portando la sua impalcatura ludica verso un ambiente più vicino all’action GDR.

Con le avventure di Eivor in terra inglese tra le mani troviamo la massima espressione di questo nuovo percorso; la forma più concreta e credibile di quello che OGGI rappresenta la saga di Assassin’s Creed e probabilmente di quello che continuerà a rappresentare in futuro.

UNA NUOVA TERRA

Indipendente dal sesso con cui deciderete di plasmare Eivor, vestire i panni di un/a Berserker/Skjaldmær del clan del Corvo. Uno dei clan che ha preso parte, nel IX Secolo, alla grande invasione danese dell’Inghilterra, all’epoca suddivisa in Regni (Wessex, Mercia, Anglia Orientale e Northumbria). Come ormai da tradizione, la saga prende spunto dalla storia vera per romanzarla e renderla più aderente ad una narrazione di fantasia. Troveremo come sempre figure storiche, come ad esempio Re Alfredo il Grande, unite a figure mitologiche che pescano a piene mani da una mitologica ricca e ispirata, con figure ormai conosciute anche ai più. Come? questo ovviamente non ve lo dico, lasciando a voi il piacere di scoprirlo, però dopo più di 70 ore passate sul gioco, ci sono un paio di cose che voglio farvi notare. 

Quella di Valhalla è forse la narrazione con maggior ritmo, intensità e senso di epica che la saga ha mai avuto modo di raccontare. Nel corso del gioco si respira a pieni polmoni l’essenza dell’essere vichingo; la mentalità di queste popolazioni prende il sopravvento  all’interno di una serie di attività che, sì, spesso si ripetono tra loro, ma che grazie a delle ottime linee di dialogo e ad una narrazione ritmata e mai banale, trasmettono a chi gioco l’essenza del concetto di saga. 

Saga. Tutto è racchiuso all’interno di questa parola. Nel corso del gioco vivremo la crescita di Eivor dall’infanzia in Norvegia fino alle conquiste in terra inglese, e ne percepiremo l’evoluzione emotiva e caratteriale, di pari passo a quella più strettamente ludica con nuove abilità, e punti da spendere all’interno di uno skill tree ramificato e ricco di opzioni (ma ci arriviamo con calma). 

IL MIGLIOR ASSASSIN’S CREED?

Bene, dopo questa lunga (prolissa?) apertura, andiamo dritti dritti al sodo. Di recensioni di Assassin’s Creed Valhalla il web è ormai pieno, quindi farne l’ennesima mi sembrerebbe quanto mai ridondante, forse inutile. Quindi voglio raccontarvi in poche righe quello che da appassionato della saga penso di questo gioco. Una chiacchierata da appassionato ad appassionato. Che poi, diciamocelo, sono le discussioni più belle, soprattutto quando due punti di visti differenti si incontrano e si confrontano. 

DISCLAIMER: da qui in poi potrei inserire qualche spoiler qua e là, se non avete ancora finito il gioco, magari fermatevi qui. Io vi ho avvisato eh! Non imprecate Odino se decidete di continuare! 

Spoiler Alert

Ci ho riflettuto parecchio su questo Valhalla e dopo aver analizzato tutto con estrema attenzione sono arrivato alla conclusione che sì, Valhalla è il miglior capitolo della nuova trilogia e scalza, nella mia classifica personale, Origins dal secondo posto del podio dell’all time di Assassin’s (al primo c’è il 2 per svariati motivi che non sto ora ad elencarvi).

Sono arrivato a questa conclusione perché, nonostante qualche difetto che non mancherò di segnalare, il gioco di Ubisoft Montreal è la più fulgida interpretazione della serie moderna. Perché riesce ad essere qualcosa di nuovo e allo stesso tempo un prodotto in grado di soddisfare il fan nostalgico e accanito.

Partiamo dalla mappa. Gigantesca ma bellissima. Ricca, variegata, ispirata e mai banale. Ogni suo scorcio ti avvolge in un abbraccio di alberi, cespugli, rocce e panorami in grado di mozzare il fiato (se poi giocate su Series X o PS5, ciao core!). Un open world maturo e intelligente, non certo esente da bug sia chiaro, ma sviluppato in maniera assennata e molto più intrigante da esplorare. Merito anche di una dislocazione di collezionabili, eventi e ricchezze che non risulta più soverchiante e stordente come quella di Odyssey.

Il loot e il grinding sono molto più intelligenti e “pacati” nei confronti del giocatore. La crescita di Eivor è costante ma mai ripida. Mentre girovaghiamo alla ricerca di oggetti, di combattimenti, di saccheggi di bevute o di sfide in rima, Eivor si migliora. Crescita che significa trovare nuove abilità, migliorare il proprio equipaggiamento e plasmare il personaggio equilibrando la sua evoluzione tra tre grossi parametri: corpo a corpo, combattimento a distanza e stealth.

Tutto questo si traduce in un combat system più concreto e efficace, più intelligente, in cui la forza bruta non sempre è la strada più scontata. Certo, non parliamo di Dark Souls, e non c’è nemmeno l’ambizione di arrivare a quel livello, ma il combat system di Valhalla è la degna evoluzione di Odyssey. Un sistema che si esalta nelle boss fight, dove oltre all’attacco c’è anche la parte dell’attesa, della schivata e della parata. Una danza che mai mi sarei aspettato di trovare in maniera così marcata all’interno della serie, e che mi piace da impazzire. 

E per coloro che cercano la strada della lama celata non manca l’approccio furtivo (tra l’altro, grazie ad una opzione presente nel menù, potete tornare alla kill one shot se fatta di nascosto!) valorizzato da un level design che il più delle volte stimola il giocatore a perseguire questo approccio. 

hidden blade

Questa scena nel trailer ha fatto sussultare un po’ di gente

Ma quello che maggiormente convince è proprio l’equilibrio intelligente tra azione e stealth. Una non sovrasta l’altra, anzi, lascia proprio al giocatore la scelta di intraprendere “la via” che preferisce, in maniera molto più onesta dei due precedenti capitoli. 

Mi ha davvero sorpreso vedere una tale vastità (oltre alla Norvegia e l’Inghilterra faremo un salto anche al di là dell’oceano e persino ad Asgard!) così coerente e amalgamata. Un netto passo avanti se confrontato agli altri open world Ubisoft. 

Certo i difetti non mancano eh! Al di là di qualche bug che verrà sistemato con le future patch (anzi, alcuni già sistemati con quella di recente rilascio) a non brillare è sicuramente l’intelligenza artificiale, che rende la sfida in alcuni casi un po’ superficiale. E poi il presente, ecco qui forse tocchiamo il tasto più dolente.

La storia di Layla, sebben qui trovi la quadratura del cerchio, risulta davvero troppo accessoria, con l’aggravante di portare avanti qualcosa che sfilaccia ancora di più un universo  narrativo estremamente ricco di domande senza risposta. 

Ah, e poi c’è quel maledetto gioco di dadi. Non giocateci crea dipendenza.

Così tanta dipendenza che ne hanno già preso i diritti per farne un gioco da tavolo, perfetto regalo per sè stessi o cari amici.

Orlog Game

Triple Triad e Gwent, ecco il vostro degno sfidante!

Insomma, forse vi sembrerà un articolo un po’ confuso, più un flusso di coscienza che un vera analisi, ma per me Assassin’s è questo. E scusate, ma l’emozione di vedere una saga che ami tornare sulla retta via a volte gioca brutti scherzi.

Ed ora dove si andrà? Visiteremo finalmente il giappone feudale, o avete altre location che vi intrigano? 

Nessuno può dirlo, ma quello che posso affermare con certezza è che:

Assassin’s è tornato. Forse diverso, ma è tornato.

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About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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