Bossa Studios cerca di ampliare la formula vista nel primo Surgeon Simulator, inserendo modalità creativa e cooperativa. Porteremo a termine l’operazione con successo?          

Nemmeno due settimane fa mi sono messo alla prova con la closed beta del gioco, riscoprendo parte della magia “simulativa” regalataci da Bossa Studios con il primo capitolo del franchise.

Le premesse positive c’erano tutte: il sistema di gioco è rimasto praticamente invariato nella formula di ingaggio, sebbene ad accompagnare la nostra voglia di superare tutti i dilemmi medici -ed etici- troviamo anche una modalità cooperativa, fino a quattro giocatori, ed una creativa, tanto per aggiungere un pizzico di inventiva e longevità.

Operazione dopo operazione, però, qualcosa nell’affascinante meccanismo nascosto dietro al corpo umano sembra in qualche modo rompersi, manifestando un lieve senso di ripetitività.

 

NON PREOCCUPARTI, E’ SOLO UN POLMONE!

Uno degli aspetti che colpisce positivamente il giocatore è sicuramente lo spirito spensierato che Surgeon Simulator 2 sembra trasmettere senza troppi filtri. Come è infatti possibile notare dai tutorial, fino ai livelli più avanzati, il vero obiettivo non è certo quello di salvare il paziente con dei metodi convenzionali, quanto piuttosto cercare la soluzione più stravaganti, a tratti al limite persino della realtà, al fine di operare con successo il malcapitato sdraiato nella nostra sala operatoria.

All’inizio forse richiede un po’ di pazienza per calibrare i comandi, imparando al contempo un minimo di destrezza nel posizionare correttamente la mano del nostro alter ego digitale, soprattutto nell’allungare, piegare o ruotare il nostro arto per afferrare gli oggetti da utilizzare durante l’operazione.

La parte divertente emerge subito dopo, quando al posto di un martello, un bisturi o una siringa si cominciano a utilizzare i più strampalati mezzi di fortuna disponibili intorno a noi, come provette, orsacchiotti, bottiglie o praticamente qualsiasi cosa. La libertà di azione non si ferma certo qui: i medici accolti in questa scuola di chirurghi alquanto singolare può finalmente superare la barriera di posizionamento imposta nel primo capitolo di Surgeon Simulator, trovando oggi la possibilità di muoversi liberamente per lo scenario saltando degli ostacoli, passandoci sotto da chinato o addirittura correrci intorno.

Tutta questa libertà d’azione trova chiaramente uno scopo all’interno del gioco, giacché la maggior parte dei livelli dove ci troveremo a operare nasconderà al suo interno degli attrezzi opzionali, una sorta di escamotage elaborato dagli sviluppatori per spostare un po’ l’attenzione dal tavolo operatorio. Simpatica l’idea di aggiungere qualche enigma ambientale utile a farci perdere un po’ di tempo, espediente però che perde quasi subito fascino vista l’eccessiva facilità impiegata per risolverli.

Il level design dei livelli inseriti nella campagna di Surgeon Simulator 2 tende a crescere di difficoltà andando avanti, coinvolgendo simpaticamente i giocatori anche in operazioni simultanee di più pazienti, dove la chiave per risolvere l’enigma sarà spesso identificata da uno degli organi asportati. Certo, vedere qualcuno di diverso sul letto operatorio oltre a Bob avrebbe un pelino giovato, situazione che spero possa essere risolta più avanti magari con qualche semplice patch dedicata.

CHI NON OPERA IN COMPAGNIA, E’ UNA SPIA!

L’esperienza può oltretutto essere condivisa con altri tre giocatori, situazione che tende a migliorare però quando condivisa con amici stretti – ricordate la solita tiritera che faccio sull’importanza dei microfoni nei giochi cooperativi? -, mentre per quanto riguarda i giocatori random trovati grazie al matchmaking per giocare, beh, tutto finisce per diventare eccessivamente caotico e snervante (soprattutto perché proprio il matchmaking sembra fare le bizze ogni volta).

Il problema vero è che non si tratta di quel caos comico assimilabile a un qualsiasi sketch ben riuscito, anzi, tutto l’opposto. I quattro tirocinanti buttati in sala operatoria spesso finiscono per distruggere la sala piuttosto che operare Bob, elemento che durante le partite rapide tende a farci completare la maggior parte delle missioni in solitaria, col fine di evitare qualsivoglia elemento di disturbo.

Oltre alla campagna è possibile accedere a diverse modalità, come la partita rapida (accennata poc’anzi) e l’esplorazione, che si rivelano una piacevole fonte di divertimento se sfruttate come si deve. La prima richiede di trovare una partita con altri giocatori, ultimamente si sta rivelando complesso ma non saprei dare la colpa a qualche elemento preciso, mentre la seconda permette ai giocatori di accedere a qualsivoglia creazione realizzata dagli utenti in possesso del gioco.

Sinceramente quest’ultima parte allevia un po’ il susseguirsi tedioso di alcune parti del titolo, trasformando Surgeon Simulator 2 in un prodotto dove è anche possibile mettere a frutto la propria fantasia.

Un piccolo e timido “ma” emerge proprio descrivendo queste caratteristiche, se non altro perché Bossa Studios sembra essere riuscita a uscire dall’ordinario, se vogliamo dalla sua piccola sala operatoria, senza però riuscire a trovare una propria identità forte, scadendo così in un prodotto pieno di cose da fare ma non troppo definito.

Graficamente resta lo stesso titolo di una volta, con quella grafica cartona pronta a non prendersi troppo sul serio come l’intera opera, accompagnata da modelli poligonali volutamente assurdi nelle forme. L’unica persona normale sembra Bob, il povero paziente costretto a subire ogni tipo di angheria, comprensive di interventi chirurgici davvero a ridosso dell’assurdo.

6.5 C'ERA QUASI!

Surgeon Simulator 2 tenta di fare il salto della cavallina, cerca di muovere il focus improntato nel primo capitolo fuori dalla sala operatoria, creando un piacevole contesto divertente che finisce però per scadere dopo poco. L’entusiasmo infatti mantiene alti i propri livelli grazie alla modalità creativa, che però da sola non riesce a fronteggiare la noia che emerge dopo qualche operazione. Si ride, questo è certo, ma in compagnia è possibile solo grazie a qualche compagno di giochi molto affiatato. Forse ci rifaremo col terzo capitolo, chissà!

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About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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