Gato Salvaje Studio ha pubblicato in Early Access su Steam il gioco di ruolo The Waylanders, avventura ispirata direttamente dalla mitologia celtica

Gioco di ruolo, mitologia celtica, grafica in terza persona e pausa tattica durante gli scontri. Messi insieme questi elementi finiscono per ricordarci diversi titoli videoludici che hanno segnato, piacevolmente, il nostro background con avventure degne di nota, in grado insomma da segnare un piccolo marchio indelebile pronto a farcele rigiocare ciclicamente.

Almeno uno di voi avrà rigiocato il primo Dragon Age, o il secondo capitolo di Original Sin, o magari staranno aspettando come me di giocare per la prima volta Kingdoms of Amalur, giacché a inizio giugno ne è stata annunciata la Re-Reckoning. Insomma, chi vi scrive è un amante dei giochi di ruolo di qualsivoglia estrazione, motivo che mi ha spinto a braccia aperte verso The Waylanders, ultima fatica degli spagnoli di Gato Salvaje Studio.

Sebbene parliamo di un codice Accesso Anticipato, quindi di una vera e propria anteprima senza la ricerca del numeretto sul box finale, le premesse sulla carta sembrano davvero buone: mitologia celtica, impronta gdr fruibile in terza persona con pausa tattica, skill-tree e caratterizzazione del personaggio particolare, seguiti non per ordine di importanza dalla presenza di Mike Laidlaw nel team di sviluppo alle spalle del progetto.

Non so se sapete di chi sto parlando. È quel “tizio” che ha lavorato su Jade Empire, Dragon Age e Mass Effect.

SI PARTE SEMPRE DALLE BASI

I popoli del passato vivevano un forte attaccamento agli dei. Diciamo che era propriamente definibile come un rapporto viscerale, una presenza inevitabile nella formazione della società e delle persone che la componevano, al punto di determinare in qualche modo anche un ruolo di potere nelle decisioni del sovrano di turno.

In The Waylanders noi facciamo parte delle guardie del corpo del Re Ith, personaggio autorevole che vuole guidare il proprio popolo verso una condizione migliore. Per questo decide di percorrere un lungo viaggio verso una terra lontana, una terra popolata dagli stessi dei che veneriamo, ovvero i Tuatha de Danaan.

La serie di dialoghi offerti dal nostro primo meeting con i restanti membri del corpo di guardia ci illustrano parte del background narrativo dell’avventura, lasciandoci intendere che la lore è davvero articolata, ricca di riferimenti e definizioni pronti a compilare un codex piuttosto avvincente.

The Waylanders 01

Troviamo di tutto, dai licantropi alle creature divine, c’è persino una contaminazione greca con noi, segno che gli sviluppatori devono aver dedicato parecchia attenzione nell’inserire anche qualche tassello “esterno” alla mitologia celtica. In qualche modo però il sovrano viene ferito in prossimità dell’isola, attivando una rocambolesca fuga che ci pone finalmente alla guida del nostro alter ego digitale, un licantropo guerriero dalla pelle scura armato di due asce.

Purtroppo la maggior parte delle cutscene soffre dello stato in cui versa il codice di gioco, sicuramente incompleto sul fronte contenutistico e tecnico, giacché la maggior parte dei dialoghi appaiono purtroppo fuori sync, o addirittura tagliati in qualche modo, come se mancassero dei veri e propri segmenti di storia. Niente di cui preoccuparsi, alla fine queste occasioni servono a saggiare maggiormente il comparto tecnico del gioco (scusatemi, non c’entra niente, ma ripenso a tutto lo stadio di sviluppo di P.A.M.E.L.A., dove è mancata la storia fino alla sua pubblicazione).

Il gameplay è a tutti gli effetti un sunto delle meccaniche di riferimento appartenenti al genere: ci si muove per l’area di gioco utilizzando il controller o la configurazione tastiera associata al classico WASD, che ho preferito di gran lunga, mentre per la visuale si può optare per la telecamera in terza persona oppure passare a quella isometrica, un discorso che si accompagna spesso ai gusti e alla comodità con cui seguire l’azione di gioco.

Il personaggio inizialmente può accedere a una sola abilità attiva, mentre il combattimento funziona con un sistema di lock: in pratica una volta cliccato sul nemico, quest’ultimo verrà attaccato automaticamente dal personaggio, lasciandoci così il compito di premere quando disponibile il tasto dell’abilità. Da un lato è sicuramente comodo, vi ricordate Dragon Age no?!, peccato però che sia ancora un po’ impreciso, perché spesso capita che i personaggi si blocchino sul posto, come se non riuscissero a effettuare correttamente il lock per attaccare automaticamente.

The Waylanders 02

Niente di eclatante, ci sta. Se non altro ci chiede un minimo di attenzione in più mentre gestiamo il party, se non altro perché se lasciati a loro stessi molti personaggi finiscono per essere inutili e non poco. C’è però una novità particolare che emerge dal gameplay, ovvero la meccanica delle formazioni, una funzione che fa disporre il team in una particolare formazione che ne accresce i poteri, sacrificando magari giusto un po’ di mobilità.

Non è necessario “fondere” tutto il team, magari si può lasciare libero l’healer o il mago mentre i guerrieri macinano nemici in prima linea, ma le scelte sono davvero tante e diverse, una nota di merito che determina un buon livello di sviluppo soprattutto concettuale.

IL TRAGUARDO È LONTANO

Come avviene spesso in questi casi, The Waylanders è chiaramente ancora in uno stato embrionale vistoso, una condizione che mostra pochi punti di forza a discapito di diversi, importanti, punti di debolezza. Il comparto tecnico è infatti ancora un piccolo disastro, difficile mantenere un livello di framerate stabile sulla nostra postazione di prova, limitazione che ci ha spinto ad abbassare quantomeno le richieste sull’hardware, limitando anche il carico sulla profondità di campo e la resa degli oggetti dinamici come erba e ombre.

Gli scenari sono piuttosto evocativi, la prima area è davvero intrigante, forse giusto qualche personaggio poteva essere caratterizzato un pelino meglio esteticamente, ma trovo che la resa momentanea è dignitosa, insomma in grado di proporre ottime basi su cui lavorare. Il sistema ruolistico offre una buona crescita del personaggio, forse mi piacerebbe vedere più abilità negli skill-tree dedicati, ma questa è una cosa che si può comunque solo saggiare sulle lunghe, magari con una porzione di gioco più ampia e con diversi nemici da affrontare.

Per dire, la prima boss fight è piuttosto diretta, mostra qualche meccanica di crowd-control più evidente, ma comunque si è rivelata davvero fin troppo facile da portare a termine (anche affidandosi solo all’IA del gruppo). Il looting è ancora acerbo, ma siamo davvero agli inizi, tempo al tempo.

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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