Se qualcuno mi dovesse chiedere perchè in questi 13 anni, dall’uscita del primo capitolo ad oggi, non avessi mai messo mano su questo franchise non so dare una risposta sensata, considerando anche che la stessa Bioshock: The Collection che oggi mi sto trovando a recensire su Nintendo Switch era stato uno dei titoli gratis del PS Plus di Febbraio (e mi sono scordato anche solo di riscattare).

Ma come si dice in questi casi: meglio tardi che mai, giusto?

DOVE TUTTO EBBE INIZIO

Il primo BioShock è facilmente riconosciuto come uno dei migliori giochi della sua generazione. Pur appartenendo al genere FPS, con un bilanciato mix di horror, enigmi e combattimenti frenetici, ciò che lo ha reso veramente un titolo di primissimo piano è stata la sua storia, che ti tiene letteralmente attaccata allo schermo dall’inizio alla fine.

Nei panni di Jack, un sopravvissuto ad un incidente aereo, ci ritroviamo all’interno di Rapture, una vera e propria utopia creata dal magnate Andrew Ryan per sfuggire all’oppressione della politica e della religione del mondo di superficie. Infatti Rapture è una città subacquea alimentata dall’energia geotermica dei vulcani dove l’ossigeno viene fornito dalle piante fatte crescere in speciali serre.

Jack, alla ricerca semplicemente di aiuto dopo l’incidente, si ritroverà ad esplorare i segreti di Rapture e della genesi delle Sorelline, bambine a cui sono stati impiantate nello stomaco delle particolari lumache di mare che generano l’ADAM, una sostanza che permette di modificare il genoma umano e potenziare chi lo assume. Per sopravvivere in questo luogo ostile lo stesso protagonista dovrà farne uso per poter superare i limiti umani e combattere i ricombinanti e coloro che vogliono mettere le mani sull’ADAM per ottenere un potere tale da poter comandare tutta Rapture e non solo.

Fin dai primi istanti di gioco l’atmosfera horror del titolo è ben palese e devo dire, che in maniera molto poco furba, ho iniziato il mio gameplay di notte, con le cuffie. Inutile dire che dopo 1 ora di gioco, mi sono trovato a spegnere la mia console, prendermi una bella camomilla e cercare inutilmente di addormentarmi con gli occhi delle Sorelline che mi si palesavano davanti ogni volta che provavo a chiudere i miei. Le sessioni successive sono state sempre tutte alla luce del sole e con qualcuno in casa che potesse tenermi la manina in caso d’emergenza!

Dopo aver salvato Rapture e le Sorelline (sono un bravo ragazzo), è stata la volta di tuffarmi nel secondo capitolo e devo dire che sono rimasto sorpreso di come gli sviluppatori del gioco abbiano saputo ribaltare il punto di vista del protagonista. Se nel primo capitolo ci troviamo ad affrontare pericoli insormontabili, contro nemici forse ben oltre alla nostra portata e che riusciamo solo a sconfiggere cedendo alle modifiche genetiche dell’ADAM, in BioShock 2 vestiamo i panni di chi abbiamo combattuto fino ad ora: un Big Daddy!

I Big Daddy, per quelle pochissime persone (tra cui il sottoscritto) che non lo sanno, sono creature create appositamente per proteggere le Sorelline costantemente alla ricerca dell’ADAM. Devo dire che oltre ad avere i Plasmidi del primo BioShock, poter accedere all’arsenale dei Big Daddy è molto soddisfacente ed infatti rispetto al primo capitolo, questo risulta essere forse più “action”. Molto interessante anche che vestendo i panni di un Big Daddy ci fornisca tanta potenza di fuoco, ma al contempo i nostri movimenti saranno limitati dalla pesante corazza che ci protegge.

A differenza del primo capitolo non abbiamo più la possibilità di prosciugare o salvare le Sorelline direttamente, ma dobbiamo prima prenderle sotto la nostra protezione (d’altronde siamo un Big Daddy) ed aiutarle ad estrarre l’ADAM presente nei cadaveri, oltre a doverle proteggere dai tanti  ricombinanti che cercheranno di attaccarle per poter accedere all’ADAM che hanno raccolto. Anche in questo capitolo abbiamo la possibilità di conseguire finali multipli, a seconda delle azioni che compiremo nella nostra avventura nei confronti delle Sorelline e di alcuni NPC la cui vita dipenderà dalle nostre decisioni.

Infinite abbiamo BioShock Infinite (che da solo occupa la bellezza di oltre 20 giga di spazio!), titolo che spezza completamente quella continuità narrativa e di gameplay che legava BioShock e BioShock 2.

Questo ultimo capitolo ci mette nei panni di Booker DeWitt, il classico stereotipo dell’investigatore privato noir, sempre pieno di debiti e tanti problemi alle spalle. Il suo compito è quello di salvare Elizabeth, una ragazza che ha il particolare potere di aprire dei varchi spazio temporali, potere che fa molto gola al “profeta” Comstock, vero e proprio padrone di Columbia, città fluttuante, ennessimo tentativo utopistico di creare una società perfetta.

Bioshock

Da notare come uno dei temi trattati all’interno di Bioshock Infinite sia quello della supremazia della razza bianca e probabilmente in un periodo storico come quello attuale, con il caso Floyd che sta continuando a generare tanti disordini in America e non solo, questo gioco forse non avrebbe visto la luce.

Sebbene il gioco rimanga fedele ai canoni classici degli FPS, il gameplay differisce in parte dai precedenti capitoli: sebbene i Plasmidi ed i Tonici a cui siamo stati abituati tornano in forme diverse, la più grossa differenza è la possibilità di poter avere con noi solo due armi alla volta ed inoltre l’AI che gestisce Elizabeth, una volta “salvata”, funziona in maniera molto diversa da quella delle Sorelline del secondo capitolo. Infatti Elizabeth è un NPC che sa perfettamente badare a sè stessa, anzi diventa un validissimo aiuto dato che è alla continua ricerca di oggetti e munizioni, oltre alla sua innata abilità di aprire varchi.

All’interno del gioco è stato implementato un sistema di autosalvataggio che, a differenza di tanti altri titoli, non permette anche la possibilità di salvare manualmente, rendendo la progressione di Bioshock Infinite legato al raggiungimento di determinati checkpoint. La morte all’interno del gioco è gestita in maniera simile a quella di Borderlands, ossia con una rigenerazione del personaggio con relativa perdita di una somma di denaro.

A parte qualche difetto tecnico di cui in seguito, Bioshock Infinite rimane una delle migliore sceneggiature videoludiche mai viste ed i due episodi di Burial at Sea si candidano facilmente come i DLC più indispensabili di sempre, dato che ci regalano un finale capace di lasciare a bocca aperta il giocatore e di chiudere in maniera eccezionale non solo la storia di questo terzo capitolo, ma di tutta l’intera saga.

NINTENDO SWITCH AI SUOI LIMITI

Bioshock: The Collection è un porting che deve aver dato molti problemi agli sviluppatori di Virtuos, dato che il gioco spinge Nintendo Switch ai limiti, partendo già dalle dimensioni del download digitale. All’interno di questa raccolta troviamo BioShock, BioShock 2 e BioShock Infinite compresi di tutti i loro DLC, per un peso complessivo di oltre 40 giga (per un rapido confronto Fire Emblem e Zelda arrivano sui 13 giga).

Ma il più grande impegno da parte di 2K è quello di far girare le versioni remastered dei primi due capitoli su una console portatile, operazione già tentata in passato con un porting per PS Vita che non ha mai visto la luce. Non avendo purtroppo avuto il piacere di provare il titolo nella sua versione originale e quindi ho fatto qualche piccola ricerca sul web per cercare video di confronto.

A parte la parte prerenderizzata dei primi 3 minuti, possiamo vedere quando il gameplay reale inizia come su Nintendo Switch i neri siano più definiti ed in generale la grafica sembra più nitida. Ovviamente stiamo sempre parlando di un paragone fatto con una console di una generazione precedente ed in effetti in questo secondo video che vi mostro possiamo notare come per ottenere questo strabiliante risultato dal punto di vista grafico, la versione Nintendo Switch rispetto a quella PS4 ha dovuto rinunciare a qualcosa per mantenere il passo: gli FPS.

Si nota chiaramente come il gioco non giri assolutamente ai 60 FPS della versione PS4, ma sia lockato a 30 FPS come ormai consuetudine nei giochi di questo genere portati su Nintendo Switch. Purtroppo bisogna anche segnalare che i fantomatici 30 FPS a volte non vengono neanche raggiunti nei combattimenti più intensi, ma per fortuna queste defaillance tecniche non vanno ad intaccare il valore complessivo della raccolta al livello di storia, ma di sicuro dal punto di vista della valutazione finale tolgono qualche punto.

Altra cosa molto interessante è il fatto che il gioco risulti molto più godibile in versione Handheld rispetto a quella Docked, dato che nella versione su schermo TV si va a perdere quel senso di profondità ben reso nella versione portatile ed inoltre ho sperimentato anche un piccolissimo input lag in questa modalità (ed in un FPS potete immaginare quanto sia importante la velocità di risposta dei comandi).

Bioshock

Avevo già anticipato anche qualche problema in più sul porting di Bioshock Infinite, dovuto al fatto che il font usato per il gioco sono veramente troppo piccoli e rovinano non poco l’esperienza di gioco. Un vero peccato dato che a livello grafico il terzo capitolo è sicuramente uno dei migliori titoli visti su Nintendo Switch.

 

8,5 Porting buono ma non perfetto

Il primo Bioshock è un gioco fantastico, con tutti i suoi 13 anni sulle spalle. Il secondo capitolo ha come unico difetto quello di essere solo un bel gioco in mezzo a due capolavori. Bioshock Infinite, con i suoi DLC invece è quello che si può tranquillamente definire un capolavoro senza tempo. E allora perchè un voto così "basso"? Per le magagne tecniche di un porting buono ma non perfetto ed un genere, quello degli FPS, che non rende proprio il massimo su Nintendo Switch

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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