Devo ammettere che ho un debole: quando scopro card game di avventura devo assolutamente provarli ed anche questo Deck of Ashes, sviluppato da AY Games, ha confermato questa regola non scritta.

Premetto che Deck of Ashes è ancora in fase di Early Access, con tanto di messaggio da parte degli svilupattori che ci ricordano di goderci tutti i bug e gli exploit che troviamo, tanto non arriveranno alla versione finale del gioco.

PERCHE’ GIOCARE A DECK OF ASHES?

Diciamo subito che il gameplay di Deck of Ashes ricalca molto gli stereotipi del genere. Un tot di mana da poter usare ogni turno, refill della mano alla fine, ma se si pensa ad un semplice clone ci si sbaglia di grosso.

Partiamo prima di tutto da alcune meccaniche molto interessanti, da cui prende anche il nome il gioco ossia le Ashes (ceneri). A differenza di tanti altri giochi dove quando una carta viene usata torna in una pila degli scarti che viene rimischiata alla fine del mazzo, in Deck of Ashes le carte, a meno che non presentino l’abilità Phoenix sono “bruciate” e non possono essere riutilizzate, a meno che il giocatore non utilizzi carte che possano recuperare queste carte bruciate o non utilizzi una carta speciale che si crea a fine mazzo che al costo di un tot punti vita (variabile a seconda degli upgrade che si effettueranno su questa particolare carta) ci permette di ripristinare un certo numero di carte, anche esse influenzate dal tipo di upgrade che andremo a fare.

Per gli appassionati del genere questa meccanica è molto interessante perchè costringe il giocatore a pensare in maniera diversa dal solito: se in altri titoli si cercava di avere un deck quanto più snello e performante possibile, con poche carte potenti e che funzionavano bene in combinazione tra di loro, in Deck of Ashes a volte quasi conviene aumentare la dimensione del proprio mazzo per non incappare in perdite di punti vita troppo alte per ripristinare le proprie carte, soprattutto nelle fasi iniziali del gioco.

Infatti nella prima run che ho provato a fare con uno dei tre personaggi a disposizione, mi sono trovato completamente spiazzato ed ho dovuto ricominciare dall’inizio la partita perchè avevo chiaramente sbagliato strategia da usare nella costruzione del mazzo.

Particolare anche la costruzione dello starter deck con cui iniziare una partita: possiamo scegliere tra una modalità standard dove riceveremo un classico mazzo precostruito o una modalità draft (molto simile a quella di Hearthstone) dove per ognuno dei slot iniziali abbiamo la possibilità di scegliere fra 3 carte diverse. La mia prima partita è stata fatta proprio con questa modalità e non conoscendo la meccanica dell’incenerimento delle carte una volta usate mi ero esaltato con le mille combo pesco carta, faccio cose e vedo gente che mi trovo ad usare in titoli simili a questo, portandomi, come già detto, ad un misero fallimento dopo pochi turni di gioco. Per una volta tanto forse mi sarebbe convenuto buttarmi prima nel tutorial e poi nella campagna…

Dopo essermi cosparso il capo di cenere (no pun intended!) ed aver seguito il tutorial con calma, sono tornato alla modalità campagna dove abbiamo la possibilità di scegliere il nostro alter ego fra tre personaggi: Lucia the Eternal Flame (la maga piromane del gruppo), Sly the Black Serpent (l’assassino) e Buck the Bestial Rage (il berserker di turno). Ogni personaggio ha ovviamente un set di carte dedicato, con meccaniche molto ben definite, anche se ci sono alcune carte “generiche” che è possibile avere con qualsiasi eroe stiamo affrontando questa avventura.

Il cuore di Deck of Ashes è l’accampamento dove troviamo quattro NPC che forniscono diversi servizi ed ognuno di loro permette di fare alcuni upgrade utilizzando una specifica risorsa che possiamo trovare sulla mappa di gioco.

Il fabbro ci permette di creare nuove carte dalle ricette che abbiamo a nostra disposizione oppure di smantellare quelle di cui non abbiamo più bisogno. Questa seconda opzione non è accessibile fin da subito ma è richiesto fare un piccolo upgrade per poterla usare (che consiglio di fare quanto prima). Altra abilità fondamentale del fabbro è quella di sbloccare i tratti specifici del nostro eroe. Infine possiamo upgradare le nostre carte pagando un tot a seconda del tipo di potenziamento che vogliamo effettuare.

Ogni carta infatti ha diverse possibilità di upgrade, il che rende ogni partita diversa da quella precedente in quanto è possibile seguire tante strategie diverse. Ad esempio, giocando con Sly possiamo decidere se il nostro attacco base, una volta potenziato infligga uno status di Sanguinamento o di Veleno oppure aumenti la nostra velocità dopo aver colpito e così via.

Il maestro delle Ceneri ci permette una volta ogni giorno di gioco tutte le carte nella nostra pila delle Ceneri, evitando di pagare punti vita per recuperarle. Oltre a questo ci permette di “bruciare” le carte per piazzarle ad inizio combattimento nella pila delle Ceneri in maniera tale da non poterle pescare ad inizio combattimento ed è un’opzione è molto utile se comprate un upgrade che permette di scegliere quali carte recuperare dalla pila degli scarti quando usate il sacrificio di punti vita a fine mazzo (mentre di base le carte recuperare sono randomiche). Tra i suoi upgrade ci sono quelli relativi al recupero delle carte a fine combattimento, meccanica su cui torneremo fra poco.

L’erbalista ci vende item curativi, ci permette di disfarci di carte di status negative (anche se per quelle più fastidiose dovete upgrade le sue abilità) ed il suo menù di upgrade, oltre alla già menzionata possibilità di eliminare carte non volute dal mazzo, abbiamo anche il potenziamento delle stats tramite l’acquisto di item in vendita presso di lei oppure anche quello di potenziare le abilità di cura.

L’ultimo NPC è il mercante: ovviamente sarà lui a fornirci le nuove ricette per creare carte, oltre a quelle che troviamo sulla mappa di gioco. Inoltre avrà una serie di oggetti “one-shot” che ci propone in vendita e possiamo anche guadagnare qualche moneta vendendogli ricette che non pensiamo di usare.

Una volta sistemati i nostri affari all’interno dell’accampamento possiamo finalmente metterci in cammino nella nostra avventura.

La mappa di gioco è molto semplice, con diversi nodi collegati fra di loro da semplici linee rette. Ogni nodo ha un tipo di evento collegato: possiamo trovare battaglie (la cui difficoltà è indicata dal numero di spade che vediamo, oltre che dal tooltip visibile passandoci sopra con il mouse), eventi (che sono veri e propri imprevisti, da agguati a malus genereci, come anche carte bonus e via dicendo), semplici nodi di risorse (utilizzabili dai vari NPC nell’accampamento), portali (utili per spostarci da una parte all’altra della mappa), tesori da aprire con le chiavi guadagnate dagli scontri e dungeon veri e propri al cui interno troviamo lo stesso tipo di nodi dell’esterno con due aggiunte: altari, che forniscono molteplici risorse, e il nodo Dungeon Lord che rappresenta un boss di fine dungeon che fornisce una chiave speciale per aprire il tesoro del sotterraneo.

Di tanto in tanto sulla mappa si attiva un evento chiamato Ash Storm che fa comparire dei nodi speciali dove possiamo recuperare oggetti consumabili o nuove ricette senza troppi sforzi.

Dopo ogni battaglia ecco un’altra feature peculiare di Deck of Ashes. A nostra disposizione abbiamo un certo numero di punti riposo che hanno due usi: recuperare le carte nel mazzo delle ceneri, il cui costo dipende dalla rarità della carta da ripristinare (questo costo può essere diminuito con alcuni upgrade dagli NPC del campo) oppure recuperare 10% di punti vita per ogni punto riposo usato. Anche qui parliamo di scelte strategiche, dove bisognerà ponderare con calma se conviene recuperare una carta importante per la strategia del mazzo o rimettersi in sesto per evitare un viaggio al campo ed usare oggetti curativi.

Ogni passo sulla mappa (sia all’interno che all’esterno) consuma un’unità di tempo ed a differenza di tanti titoli dove siamo alla continua ricerca del cattivone di turno, in Deck of Ashes è lui che dopo un tot di turni ci trova e ci sfida. Compito del giocatore è quindi quello di muoversi in lungo e largo per la mappa di gioco per accumulare risorse, abilità e carte per affrontare il boss di turno. Se siete abbastanza vecchi come il sottoscritto questo girovagare mi ha ricordato il famoso Shandalar, il primo titolo che ha provato a portare Magic The Gathering nel mondo del videogioco. Una volta che il tempo è scaduto veniamo automaticamente teletrasportati all’accampamento per prepararci alla “battaglia finale”, dandoci così la possibilità di sfruttare gli NPC per l’ultima cura o l’acquisizione delle abilità mancanti per affrontare la sfida.

Piccolo consiglio: quando vedete che il tempo sta per finire (basta guardare la barra in alto) cercate di esplorare fino all’ultimo secondo, tanto con il teletrasporto al campo vi potete sistemare con calma.

CHE COSA NE PENSO DI QUESTO EARLY ACCESS

Devo dire che Deck of Ashes mi ha piacevolmente colpito. La meccanica delle Ceneri è difficile da digerire all’inizio, abituato ad altri standard, ma con il tempo la si inizia ad apprezzare proprio perchè costringe il giocatore a scelte strategiche non banali, sia in fase di costruzione del mazzo che nell’usare le carte.

L’hub centrale è molto completo anche se devo dire che forse i costi di upgrade sono un po’ alti e non facilmente accessibili. Le boss fight, che siano i dungeon lord o il boss di fine capitolo, sono molto impegnative e difficilmente capiterà di portare a casa la vittoria in maniera facile, ma si finisce sempre ad un passo dalla sconfitta, rendendo il gioco stimolante.

Scordatevi quindi uno di quei giochi in cui una volta raggiunta una particolare combinazione di carte tutto diventa un mero esercizio di applicazione delle combo. Deck of Ashes è impegnativo ma non impossibile, dove dovrete essere degli ottimi “economisti” nel sfruttare al meglio le risorse scarse che avrete a disposizione.

Non ci resta che aspettare ancora qualche giorno, visto che il gioco dovrebbe diventare ufficialmente disponibile dal 9 giugno!

 

 

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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