Zen Studios abbandona i tavoli dei flipper per proporci Dread Nautical, un’avventura dai toni lovecraftiani che accoglie strategia, un pizzico di elementi survival e molto altro ancora…

I tavoli da flipper realizzati da Zen Studios rappresentano ancora oggi, tempo permettendo, uno dei passatempi che sfrutto con piacere tra un videogioco e l’altro.

Dopo il lavoro su Operencia: The Stolen Sun, che il buon Nicolò redazionale ha recensito sulle nostre pagine non molto tempo fa, ho avuto il piacere di poter mettere personalmente le mani su Dread Nautical, nuovo lavoro dei ragazzi di Zen Studios uscito tempo addietro su iOS e che oggi, finalmente, sbarca sulle restanti piattaforme di gioco in circolazione.

L’idea potrebbe sembrarvi folle letta così come ve l’ho enunciata, ma posso assicurarvi che questa nuova avventura partorita dagli sviluppatori ha diverse carte in regola per piacere, soprattutto considerato il prezzo di esposizione sui vari market di riferimento.

INCUBO IN ALTO MARE

Immaginate di trovarvi su una bella nave da crociera, intenti a gustarvi il vostro bell’aperitivo sul ponte principale. In un attimo, blackout. Quello che fino a prima sembrava essere un sogno si trasforma in un batter d’occhio in un incubo in piena regola, popolato da creature mostruose che sembrano essere letteralmente uscite da un romanzo di Lovecraft.

La nave da crociera Hope (che già qui, un nome, un programma) viene invasa da orribili mostruosità, creature senza anima pronte a uccidere chiunque sembri essere riuscito a conservare un barlume di sanità mentale. Da questo lato del campo entriamo in gioco noi, che avremo il piacere di impersonare uno tra i quattro superstiti disponibili con la speranza di trovare una scappatoia per uscire da questo incubo.

L’unico modo offerto da Dread Nautical per salvarci è quello di esplorare i ponti di questa enorme nave, che sono ben 20, cercando nel frattempo armi e oggetti utili a fronteggiare i nemici via via sempre più complessi. La parte iniziale è assimilabile a un tutorial in piena regola, con tanto di guida spirituale rappresentata da un altro sopravvissuto *molto ammericano* che ci insegna le basi delle meccaniche principali del gioco.

Dread Nautical 01

In pratica ogni giorno esploriamo un ponte, raccogliamo oggetti, uccidiamo creature mostruose e arriviamo a suonare una sirena, a tutti gli effetti l’unica possibilità per uscire dal ponte sani e salvi. Potete anche morire eh, ma dovrete necessariamente ricominciare dalla prima stanza del ponte.

Trattandosi di un GDR a turni, la schermata di gioco viene suddivisa in una scacchiera stile XCOM dove potremo effettuare l’esplorazione libera, che si trasformerà negli intervalli dei turni solo dopo aver ingaggiato il nemico nello scontro. Questa parte è piuttosto articolata, se non altro perché ci verrà richiesta un minimo di strategia non solo nello scegliere l’arma, con cui colpire il nostro avversario, ma anche nel determinare la posizione in cui decideremo di sferrare il colpo.

Sembra quasi una partita di Dungeons & Dragons in piena regola, dove un attacco alle spalle, o di lato, finisce per infliggere danni raddoppiati. Come un gioco di ruolo in piena regola, Dread Nautical ci chiede di decidere con attenzione come livellare il nostro personaggio, ma nel farlo ci propone una meccanica survival dai tratti gestionali, determinata dal collezionamento di scarti e monete runiche da usare rispettivamente per costruire postazioni di interesse nella nostra “base” e livellare il nostro personaggio.

Non dovremo quindi soltanto scendere su un ponte, uccidere mostri e tornare alla base, ma nel frattempo dovremo necessariamente trovare il tempo di esplorare ogni anfratto, collezionando le valute sopracitate e scegliendo attentamente anche quale arma o oggetto riportare alla base, così da poterla riparare o migliorare presso la postazione correlata.

Dal mio punto di vista questo è risultato l’asso della manica della produzione, uno dei tanti modi con cui gestire contemporaneamente diversi generi videoludici, evitando insomma che uno sovrasti l’altro o viceversa. Questo equilibrio si dimostra fruttuoso anche nella ricerca degli altri sopravvissuti, uno schema simile a quello di un This War of Mine, che grazie a un sistema di fiducia ci permette di reclutare appunto gli altri inquilini della nave facendoli venire a stare nella nostra base.

Oggettivamente il sistema è molto basico, nel senso che con qualche linea di dialogo e/o missioni svolte per loro, potremo ottenere un buon quantitativo di fiducia utile a reclutarli, ma permette di dare il via a delle esplorazioni più elaborate perché potremo portarli con noi.

Sul tema lovecraftiano fa piacere notare la presenza di alcuni piccoli collezionabili, rappresentati da delle pagine di diario che, una volta trovate, traducono le diverse rune presenti nelle schermate di caricamento, rivelandone il loro significato complessivo.

CI VORREBBE UN AMICO

Non è facile fare i conti con l’occulto in generale, figuriamoci farlo da soli. E forse la più grande critica che mi sento di muovere a Dread Nautical è proprio quella della mancanza di un comparto multigiocatore, strutturato magari in partite con ponti procedurali dove due giocatori possono compiere l’avventura insieme.

Mi spiego meglio: tenendo le risorse di scarti e monete runiche ferme alle unità ritrovabili come in una partita in singolo, il gioco non risente della presenza di un secondo giocatore umano, regalando quindi la possibilità di condividere l’avventura senza ottenere dei bonus. Anzi, una tale condizione alleggerirebbe non poco l’esperienza, vista la naturale ripetitività che si riscontra in questo genere di strategici a turni.

Dread Nautical 02

Sul fronte tecnico, per concludere questa disamina, Dread Nautical sceglie uno stile cartoonesco dalle colorazioni leggere, senza quindi sfruttare in alcun modo l’ambientazione orrorifica tipicamente lovecraftiana. Certo gli scenari sono spesso poco illuminati, ma potete stare tranquilli del fatto che il titolo può essere facilmente somministrabile anche a un pubblico più giovane, vista anche la totale mancanza di sangue.

Buona la colonna sonora e il doppiaggio, qualche linea di dialogo in più avrebbe fatto piacere, ma il lavoro svolto in questo senso si dimostra comunque soddisfacente, soprattutto per la tipologia di avventura proposta.

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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