Firesprite torna alla carica con The Persistence, convertendo quella che fu un’esperienza PSVR in un prodotto “classico” da giocare armati di gamepad e voglia di non arrendersi davanti alle difficoltà

Quante volte abbiamo alzato la testa al cielo immaginando cosa possa esserci aldilà del nostro sistema solare e quante altre volte, difficile contarne il numero esatto, abbiamo tratto ispirazione dalle idee di molti altri sognatori che hanno fatto la stessa cosa?

A differenza degli astronauti che sono davvero potuti uscire dall’atmosfera per vedere a occhio nudo la Terra, o il suo pallido satellite, noi abbiamo invece intrapreso un lungo viaggio virtuale in compagnia di videogiochi o film di vario genere, imparando che molto di quello che c’è là fuori può essere ancora totalmente presunto o immaginato.

Il racconto di oggi prende vita grazie alla prova su The Persistence, prodotto sviluppato da Firesprite per PSVR due anni fa e che questo mese, salvo rimandi dell’ultimo minuto, dovrebbe sbarcare anche sulle altre console nella sua forma “classica”, usufruibile dunque con il semplice utilizzo di un controller.

La domanda sorge comunque spontanea: un passaggio di questo genere ha senso per un prodotto pensato e sviluppato in partenza per la realtà virtuale?

UNIVERSI PARALLELI

Nel codice di anteprima ricevuto dagli sviluppatori ci viene data la possibilità di esplorare, in lungo e in largo, l’astronave Persistence, un baluardo di freddo metallo che ha il compito di trovare un pianeta abitabile dagli esseri umani nello spazio profondo. Come in ogni racconto che si rispetti, la miccia scatenante di quella che da lì, a poco, diventa l’avventura principale della narrazione è rappresentata dallo sfortunato incontro con un buco nero che manda in avaria tutte le strumentazioni automatiche dell’astronave.

La Persistence diventa il teatro di un film horror in piena regola, avente come protagonisti degli esseri apparentemente senza anima che sono stati “corrotti”, o persino deviati, da alcune anomalie che li hanno persino mutati geneticamente. Nei panni dell’ufficiale di sicurezza Zimri Eder abbiamo il difficile compito di farci strada tra mille difficoltà, trovando insomma un modo per riattivare i sistemi in avaria per salvare il salvabile in calcio d’angolo.

«Niente di più facile» direbbe un giocatore ancora inconsapevole delle difficoltà proposte dalla Persistence.

Per prima cosa potrei parlarvi della tipologia del gioco, un roguelike in piena regola estremamente punitivo (lo sottolineano gli sviluppatori anche quando cercherete di passare alla modalità assistita) che ci getterà in mezzo al caos armati di un attrezzo necessario per collezionare del materiale sintetico, una valuta in game utile ad acquistare dei potenziamenti nelle apposite stazioni di riferimento.

The Persistence_03

Ma non finisce certo qui, dai. La povera Zimri non ha la possibilità di difendersi come farebbe uno Spartan armato fino ai denti, dunque l’opzione migliore resta spesso quella di aggirare il problema, o di accovacciarsi in modo di avvicinarsi silenziosamente ai nemici più deboli per metterli ko. Il sistema di progressione prevede la possibilità, come vi ho accennato poc’anzi, di acquistare dei potenziamenti e/o fabbricare degli oggetti nelle apposite stazioni di crafting, ma sinceramente ho appurato nelle mie diverse run che fuggire si è rivelata spesso una scelta opinabile, ma tutt’altro che codarda.

The Persistence gioca un po’ con il protagonista, creando anche uno spunto narrativo interessante utile a rendere credibile il game over in caso di prematura dipartita. Durante la storia noi veniamo guidati da Serena, un’intelligenza artificiale che ha trovato il modo di trasferire la nostra coscienza all’interno di un nostro clone. E la poveretta si troverà a fare la stessa cosa ogni volta che moriremo, permettendoci di mantenere soltanto le modifiche genetiche che faremo alla stazione di nascita dei cloni.

Insomma, cosa si può chiedere di più? Concettualmente nulla, ma preparatevi a un’esperienza davvero punitiva, perché i ragazzi di Firesprite non hanno davvero lesinato su nulla, scegliendo persino di cambiare la mappa ogni volta che moriremo (stile dungeon procedurale) nonché ripopolandola di nemici diversi in posti diversi.

Chiaramente quest’ultimi crescono di difficoltà migliorando le loro mutazioni, ergo la loro letalità, ma la stessa cosa in qualche modo faremo anche noi, grazie alla possibilità di mantenere i crediti necessari a salire di livello o stampare armi letali da usare al momento giusto, in un gioco aggressivo ma avvincente dove a vincere sarà soprattutto la pazienza e la voglia di riscatto del giocatore.

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Trattandosi di un survival con delle caratteristiche fortemente horror, The Persistence cerca anche di far leva sull’ansia del giocatore sfruttando i corridoi labirintici dell’astronave come scenario perfetto dove collocare degli agguati in piena regola. Quei jump scare ben costruiti che possono essere in qualche modo previsti, grazie a un sistema di rivelazione della materia che ha un costo e un caricamento intelligente, così da non stare a consultarlo ogni secondo.

Questa funzione può essere disabilitata da nemici o zone apposite dove il buco nero riesce a interferire con le nostre strumentazioni, elemento che non ci fa mai sentire pienamente a nostro agio, anche se armati di armi da mischia, pistole e uno scudo in dotazione della tuta.

The Persistence_05

Bisogna comunque avvertirvi che lo scudo può assorbire uno, massimo due, colpi sferrati dai nemici più deboli se utilizzato al momento giusto, mentre per i nemici più forti sarà necessario usare una delle tante armi scovabili all’interno del gioco. Il titolo offre anche due modalità sfida, Cannone di Vetro e Primo Sangue, che daranno pane per i loro denti a tutti quei giocatori alla ricerca di un’esperienza hardcore intensa e, se vogliamo, ancora più punitiva della campagna.

Tecnicamente gli sviluppatori potrebbero vedere alcuni piccoli difetti grafici, il gioco è rimasto praticamente quello di due anni fa e un piccolo reskin delle texture sarebbe di enorme aiuto al fine di agevolare la fruizione, invogliando anche chi fino a oggi non aveva avuto modo di entrare in contatto con il progetto. La colonna sonora accompagna il viaggio con delle tracce ricche di pathos, con ottimi intervalli e momenti topici da unire al doppiaggio.

PRIMA IMPRESSIONE – KILLERSPACE!

The Persistence è un titolo che si affaccia benissimo al mercato videoludico di riferimento, anche se armato di un esoscheletro vecchio di due anni. Come survival horror funziona, le dinamiche di combattimento e la sua natura roguelike faranno sicuramente inveire contro lo schermo tantissimi giocatori, ma ricordatevi che la modalità assistita è attivabile con l’unica rinuncia dell’ottenimento dei preziosi achievement. Appuntamento al 21 maggio per la recensione.

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About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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