Dietro a questo Tyler Rake si era generato un discreto chiacchiericcio. Un sottobosco di aspettative miste a curiosità, alimentate anche dal sottoscritto. 

D’altronde, da buon fan Marvel, gli ingredienti all’interno di questo strano cocktail erano davvero troppo interessanti per passare inosservati. 

Prendete i fratelli Russo (produttori e Joe anche sceneggiatore), uniteci il debutto alla regia di Sam Hargrave, fedele coordinatore degli stunt dei film dei Russo, qui al debutto dietro la macchina da presa; infine, ciliegina sulla torta, il ritorno di Chris “Thor” Hemsworth

L’unione di parte della ciurma nata sotto l’effige dell’MCU è dovuta alla realizzazione di Extraction, film d’azione distribuito in Italia con il titolo Tyler Rake e da pochissimi giorni disponibile sulla piattaforma digitale di Netflix. Progetto che si ispira a “Ciudad”, graphic novel scirtta dagli stessi Russo insieme ad Ande Parks.

Tyler Rake ci parla dell’omonimo mercenario (Chris Hemsworth) impegnato in una pericolosa missione di estrazione a Dacca. Il soggetto da prelevare e portare in salvo è Ovi, figlio di un signore della guerra indiano, rapito da un rivale bengalese. Missione che, come da facile pronostico, non sarà così semplice da portare a termine. 

Il film di Hargrave è il classico film d’azione, in cui le figure dei protagonisti godono di poca profondità, appiattite da una sceneggiatura che punta maggiormente sull’appagamento visivo. 

Sotto questo aspetto, Tyler Rake si è dimostrato un film dalla personalità decisa e convincente. Un lungometraggio che ha saputo trasmettermi la sensazione di avere sempre una mano sicura a guidarlo e, di conseguenza, a guidare me/noi spettatore/ri all’interno di un carosello fatto di inseguimenti, sparatorie, combattimenti corpo a corpo e molto altro.

Coreografie precise e pulite, con un Hemsworth perfettamente a suo agio nella parte, portano questo Tyler Rake ad una pulizia delle scene degne dei migliori John Wick, con un susseguirsi di coreografie che non risultano mai eccessivamente esagerate. A questo si aggiunge una pulizia visiva che permette allo spettatore di poter seguire sempre l’azione, senza mai dare la sensazione di sentirsi sballottato o sovrastato dall’azione stessa, come troppo spesso avviene nei più recenti film action a causa della costante ricerca dell’effetto wow!. 

Tyler Rake

Le qualità di Hargrave emergono in maniera netta, ma a quelle già note di coordinate di stuntman si aggiungono quelle ben più inaspettate di regista. C’è una sequenza in particolare, dalla durata di dodici minuti circa, che può tranquillamente essere campionata come perfetto biglietto da visita per la pellicola.

Un (finto) piano sequenza in cui passiamo da un inseguimento in macchina ad una serie di sparatorie che si sviluppano in verticale all’interno di un complesso abitativo, per poi finire ad uno scontro corpo a corpo per le strade del quartiere. 

Dodici minuti perfetti, studiati, ragionati sul minimo movimento, in grado davvero di rapire e far tenere il fiato sospeso. Una dimostrazione lampante delle qualità di Hargrave e una prova decisa di quello che Tyler Rake cerca (e riesce!) di offrire al pubblico. 

Certo, come dicevo in apertura, siamo di fronte ad una serie di scelte narrative sicuramente sottrattive in termini di profondità caratteriale dei personaggi. Due i rammarichi più grandi sotto questo aspetto, almeno per quanto mi riguarda: lo sviluppo solamente accennato del rapporto tra Ovi e Tyler e il personaggio di David Harbour, buttato nella mischia senza troppo criterio.  

7 ESPLOSIVO

Tyler Rake è un film che, pur non rivoluzionando il genere action, risulta un film appagante e coinvolgente, diretto in maniera pulita e precisa e in grado di raccontare una storia attraverso immagini che non vi lasceranno mai la sensazione di restare fuori dall’azione. Dategli una chance, e lasciatevi coinvolgere. 

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Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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