Dopo aver completato un paio di dungeon su Operencia: The Stolen Sun, un quesito che si era andato pian piano formando nella mia testolina ha finalmente raggiunto la superficie, materializzandosi in un sopracciglio alzato (il destro, quello sinistro non mi si muove neanche a forza), e mi sono chiesto: ma con tutto quest’oro droppato dai mostri ammazzati, che ci faccio?

Eh sì, perché ad ogni scontro accumulavo il prezioso metallo tintinnante, ma come spenderlo?

Di un villaggio con venditori nelle vicinanze, neanche l’ombra. E infatti ci sono volute diverse ore di Operencia: The Stolen Sun prima di arrivare alla sua particolare versione di mercante.

CON L’AIUTO DEL DUNGEON CRAWLER

In realtà questa scelta mostra un certo coraggio, e merita quindi rispetto. Non parlo solo del negozio, ma più in generale una serie di aspetti di gameplay che Zen Studio centellina nel corso della prima mezza dozzina d’ore: solo allora potremo dire di avere di fronte l’intero impianto ludico.

Niente di più distante dai tanti giochi che ci buttano addosso tutte le loro meccaniche nei primi minuti di gioco, magari nel tentativo di far passare il tempo di gioco massimo per poter chiedere a Steam un rimborso. L’altro lato della medaglia, però, è che le fasi iniziali di Operencia sono lente, molto lente.

Troppo. In questo dungeon crawler con combattimenti a turni, sono proprio gli scontri a risentirne particolarmente, sia perché ci vuole parecchio prima che il proprio party arrivi ai quattro membri massimi, sia perché i nostri personaggi, ai livelli bassi, non sono molto divertenti da giocare. Il sistema di progressione è quanto di più standard abbia mai visto, con punti da attribuire alle solite caratteristiche e skill da sbloccare, e anche le classi dei guerrieri sono poche nonché trite e ritrite.

Operencia 02

Solo dal mid-game in poi i poteri a disposizione cominciano a dare soddisfazione, e certi tipi di nemici come gli evocatori richiedono un minimo di tattica per essere sconfitti. Nel complesso, però, il combat system non brilla, finisce per essere ripetitivo e senza mordente; fanno per fortuna eccezione le boss fight, che richiedono molta più attenzione e aumentano il livello di tensione anche grazie alla loro durata più lunga della media.

PER IL POTERE DI DUNGEON & DRAGONS

Per quanto riguarda i dungeon, invece, difficile aspettarsi un livello qualitativo superiore, anche per giochi a budget molto più elevato. Prima di tutto, l’ambientazione di ciascun livello è molto diversa l’una dall’altra, e in media sono tutte abbastanza ispirate, il che non guasta mai.

Operencia-01

Soprattutto, ho ritrovato in Operencia la vera essenza dell’esplorazione di grotte, segrete, castelli maledetti e quant’altro, degna delle migliori partite di D&D in carta e penna; ogni angolo della mappa cela qualche punto d’interesse ed è in qualche modo connesso alle sue altre parti, vuoi per una chiave o una bottone nascosto che aprono un passaggio chissà dove, o per trappole da superare in modo da raggiungere oggetti essenziali, o per stanze costellate da suggerimenti da interpretare per risolvere un enigma.

Ah, gli enigmi. Che spettacolo, ragazzi.

Qui non stiamo parlando di girare un paio di leve per sbloccare un passaggio. I ragazzi di Zen Studio ci mettono di fronte a puzzle sempre diversi, da affrontare con la mente aperta e libera dalla presunzione di avere la soluzione in pugno. In certi casi abbiamo addirittura a che fare con risoluzioni che richiedono molteplici passaggi, ciascuno secondo la propria logica; alcuni non sono affatto semplici, ma un’attenta osservazione del circondario ci può condurre il più delle volte sulla buona strada, e al superamento delle prove più difficili ci si rende conto che non erano affatto impossibili.

MITTELEUROPA. VIENI A ME!

La storia narrata da Operencia si ispira alla mitologia mitteleuropea, che comunque riprende molti aspetti comuni alla tradizione fantasy medievale, e nel corso dell’avventura è facile riconoscere come molte delle culture europee abbiano radici comuni.

Mi viene subito in mente il livello ambientato sull’Albero della Vita, che unisce il Mondo dei demoni, quello degli umani e quello degli dei; chi ha anche solo una vaga conoscenza dei racconti norreni riscontrerà una palese somiglianza con Yggdrasill, albero dalle dimensioni inconcepibili sul quale trovano sostegno i nove mondi che costituiscono l’intero universo.

E poi ritroviamo il solito bestiario di scheletri, ratti giganti, orchi e fantasmi: niente che possa sorprendere o colpire noi giocatori, che tante ne abbiamo viste. I personaggi che si uniscono man mano all’avventura parlano di sé quando ci fermiamo ai falò dove possiamo recuperare punti ferita e mana; le loro storie sono piuttosto interessanti ma soffrono del difetto di essere raccontate invece che vissute.

Operencia-06

Mi spiego con una piacevole eccezione: durante l’esplorazione della fortezza di Deva, la guerriera Kela ci spiega passo-passo quale fosse stato il suo ruolo durante la costruzione dell’imponente fortificazione, fino a quando viene fuori (no spoiler, tranquilli) che lei è in qualche modo legata allo spirito responsabile della maledizione che colpisce l’intera area.

Integrare gameplay e narrazione in questo modo rende il background di un personaggio interessante e vivo, e purtroppo non è stato trovato il modo di integrare in maniera altrettanto intrigante anche le storie degli altri nostri compagni.

7.0 PER ESPLORATORI

Se vi piace esplorare dungeon pieni di trappole e segreti da scoprire, ignorate pure il numeretto qua a lato e fatevi il favore di giocare a Operencia: The Stolen Sun il prima possibile. Lo adorerete, nonostante un sistema di combattimento molto derivativo e privo di mordente, in cui anche il design delle classi e skill dei guerrieri non fa niente per farsi notare rispetto ai tanti contendenti nel genere dei dungeon crawler. Anche l'aspetto narrativo, seppur apprezzabile, finisce nel calderone di quelle storie che difficilmente ricorderete poco dopo aver finito il gioco.

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