Quella di Resident Evil 3 si è rivelata un’attesa piuttosto dura da digerire: ero rimasto piacevolmente scottato dalla prova con il remake del secondo capitolo della saga, ma come spesso accade in merito a lunghe attese seguite da importanti aspettative, ho avuto paura sin dall’inizio che qualcosa potesse andare storto.

Capcom raddoppia ma si lascia andare un po’ a metà strada…              

Stai spendendo dei soldi e sai che quei soldi hanno un valore, ma ci sono spese che vanno aldilà del semplice acquisto fine a se stesso, un concetto che non poteva applicarsi a questo particolare, giacché entrambi i capitoli della saga hanno fatto parte della mia esperienza formativa da videogiocatore.

Passare i pomeriggi tra hamburger artigianali, Spaccacodici macchiati di ketchup e amici chiassosi pronti a sgridarti perché hai consumato più erbe verdi del previsto sono stati un po’ il mio pane quotidiano di quando avevo tredici anni, motivo che mi ha spinto senza nemmeno riflettere a prendermi una copia PC del gioco per finirlo in una sola notte.

S.T.A.R.S.

Chi ha giocato il Resident Evil 3 ai tempi della prima PlayStation ricorderà ancora quel sibilo gutturale che inevitabilmente si udiva quando il tyrant Nemesis era nelle vicinanze della protagonista Jill Valentine.

E molti di quegli stessi appassionati ricorderanno l’avanzata del virus-T per le strade di Raccoon City, un incubo crescente che spingerà la protagonista, insieme a Carlos Oliviera, non solo a combattere contro pericolose creature ma anche contro le loro stesse paure.

La prima differenza lampante dall’omonimo capitolo di fine anni ’90 la si scorge sin dal minutaggio iniziale, una scelta registica che ha spinto Capcom a regalare un background lievemente più interessante a Jill, la quale sembra essere tormentata da incubi sempre più frequenti legati a Villa Spencer e alla Umbrella Corporation. Non saremo catapultati fuori da un palazzo senza apparente ragione logica, come avveniva nel capitolo originale, ma anzi, incontreremo sin da subito la nostra nemesi che comincerà a braccarci senza sosta per i vicoli della città.

Resident Evil 3 Carlos

Seguendo lo stesso ritmo incalzante, coadiuvato peraltro da divere scene cinematiche girate come si deve, la protagonista incontrerà quasi subito anche i mercenari della Umbrella, anch’essi in difficoltà poiché totalmente impreparati alle creature che avrebbero incontrato per le strade della città.

La mole di cambiamenti prosegue senza sosta, delineando quello che sembra a tutti gli effetti un gioco molto diverso dalla sua controparte originale, un remake che visivamente mette in mostra tutta la sua bellezza come un pavone sicuro di sé, pronto insomma ad attirare la nostra attenzione facendoci perdere di vista tutto il resto.

Pensiamo per un momento agli enigmi o al backtracking: Resident Evil 3 non era certo il capitolo più brillante della saga anche in passato, ma l’occasione di poterci rimettere sopra le mani prometteva bene, proprio perché si sarebbe potuto lavorare intelligentemente non solo per gestire il minutaggio dei personaggi comprimari su schermo, ma anche, e soprattutto, per donare un po’ di longevità a un gioco che era già breve di suo.

Al contrario, Capcom sembra aver scelto la strada dell’action al cardiopalma, limitando gli spostamenti della protagonista nelle zone già conosciute in passato, omettendo però delle parti per aggiungerne altre. Gli enigmi sono completamente scomparsi, un po’ come se la scelta fosse quella di levare tutta la parte “ragionata” per dar sfogo a una serie di combattimenti mordi e fuggi. Questa scelta la si vede dalla forte prevaricazione di meccaniche di gameplay adatte allo scopo: per farvi un esempio pratico, Jill può schivare gli attacchi dei nemici creando un breve bullet time (se fatto al momento giusto), mentre Carlos può colpire al volto gli zombi con un attacco corpo a corpo preciso e letale.

Ok, queste pratiche non possono certo essere applicate al 100% contro Nemesis o altri nemici più coriacei, vedesi gli hunter, ma levano un po’ di fascino a un gioco che era bello proprio perché conteneva cose di questo tipo. Sono scomparse le scelte multiple, fattore sinceramente inspiegabile, se non altro perché avrebbero potuto essere abilmente sfruttate per creare percorsi differenti con relativo aumento del fattore rigiocabilità.

Tra l’altro, mi sembra giusto sottolinearlo, l’esplorazione delle aree di gioco viene semplificata da una mappa intelligente consultabile dal relativo menù, la quale mantiene le zone con ancora qualche oggetto da raccogliere colorate di rosso. In questa scrematura non vengono chiaramente contemplati documenti e Mr. Charlie, che invece faranno parte degli achievement nascosti insieme alla ricerca di tutti i lockpick da aprire e potenziamenti armi da sbloccare.

Simpatica chicca, se volete segnarvela, è quella che anche Nemesis negli scontri per mandarlo KO può droppare qualche potenziamento per le armi, quindi non pensate solo a scappare quando avete il giusto arsenale per fronteggiarlo!

LA GIUSTA PROSPETTIVA

Parlavo di rigiocabilità non a caso, e vi starete giustamente chiedendo il perché. Completare Resident Evil 3 a difficoltà Standard, facendo comunque un minimo attenzione ai fondali e ai documenti sparsi per Raccoon City richiede appena cinque ore del nostro tempo prezioso. Va bene, c’è la modalità Estrema e quella Incubo, ma al netto di un aumento di difficoltà con relativi impedimenti tra quantità di munizioni e cure, e un Nemesis veramente più coriaceo che mai, non ho avvertito la reale necessità di tornare sulle strade della cittadina.

Insomma il lavoro a monte c’è stato, inutile negarlo, tant’è che questo remake del terzo capitolo conferma comunque un modus operandi di grande impatto visivo, coadiuvato dall’utilizzo intelligente del RE Engine sviluppato a puntino per funzionare egregiamente su tutte le piattaforme di riferimento. Nota di merito anche per il sistema di shooting, di cui è possibile modificarne in modo minuzioso la sensibilità sia su PC che su console (ho provato il titolo su Xbox One S e, tolta la frustrazione legata alla mia incapacità, ce la si può fare anche se si è dei totali imbranati con il gamepad).

Resident Evil 3 Jill

Jill è veramente bellissima nei suoi panni restaurati e devo ammettere che, al netto dei cambiamenti fatti, anche Carlos nella sua nuova skin appare comunque convincente insieme ai suoi “sventurati” compagni mercenari. Il motion capture realizzato per comporre le cutscene è di prim’ordine, fattore che permette anche a Nemesis di togliersi il suo impermeabile nero senza rischiare di fare brutte figure.

7.6 S.T.A.R.S.

Il remake di Resident Evil 3 conferma le buone intenzioni di Capcom nel riproporre nel 2020 una saga iconica come questa, anche al netto dei particolari difetti che, come in passato, affliggono questo capitolo del franchise. Visivamente un capolavoro per gli occhi, l’unica vera pecca del gioco resta il suo essere troppo votato all’action, fattore che forse ha spinto gli sviluppatori a eliminare variabili di gameplay come indovinelli e scelte multiple. Presto ci rivedremo in compagnia di Resistance, abbiate pazienza!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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