L’importanza di non prendersi troppo sul serio            

Quante volte vi è capitato di affrontare un viaggio verso lo spazio profondo alla ricerca di un pianeta da colonizzare?

Personalmente, a me è capitato tantissime volte. Il motivo è presto detto: grazie ai numerosi titoli che impreziosiscono i diversi medium di intrattenimento, dai videogiochi al cinema passando per le serie TV, sono stati moltissimi i casi in cui (almeno idealmente) ho avuto la possibilità di partire per un viaggio verso l’ignoto.

Sebbene la destinazione fosse sconosciuta, con conseguente disagio per l’impossibilità di conoscere con certezza la percentuale legata alle possibilità di ritornare a casa, questi viaggi sono riusciti a segnare la nostra memoria nel bene e nel male.

In un panorama videoludico così ricco di offerte legate a questa filosofia, ho avuto il piacere di fare un lungo viaggio in compagnia dell’ultimo titolo di Typhoon Studios, software house creata da un team di persone che si è lasciato alle spalle realtà enormi come Electronic Arts, Warner Bros Interactive e Ubisoft per creare questo piccolo studio voglioso di dare il massimo.

Journey to the Savage Planet, il titolo con cui colpevolmente mi sono dilungato prima di scrivervi questa recensione, è la dimostrazione che le idee giuste, accompagnate da un po’ di sano humor vecchia scuola, possono essere in grado di trasformare un concept semplice in qualcosa di straordinario.

WHY SO SERIOUS?!

Sin dalle prime fasi del gioco, Journey to the Savage Planet comincia a mettere in campo tutta la sua carica d’umorismo, presentandoci come un astronauta scelto da una corporazione terrestre con lo scopo di esplorare l’universo alla ricerca di un pianeta abitabile su cui stabilire una colonia.

Il bislacco CEO della Kindred Aerospace, che mi ha ricordato almeno fisicamente il buon Ted Buckland, ci ragguaglia sullo scopo della nostra spedizione, ricordandoci che il nostro contributo potrebbe migliorare e cambiare le sorti del futuro dell’umanità. Anche se la società di cui facciamo parte è solo la quarta miglior compagnia aerospaziale del globo, come giocatori comprendiamo subito che non è importante essere i migliori, basta rimboccarsi le maniche e fare il proprio lavoro al meglio delle proprie capacità.

Insomma, basta crederci. E questo mood mi è sembrato il vero concept alle spalle del progetto, un concept che ti permette di accettare senza remore una grafica coloratissima ma poco definita, una flora e una fauna cartoonesca armata volontariamente di parti del corpo esageratamente sproporzionate, una serie di armi a cui non dare minimamente credito (tranne la pizza seguita da manrovescio, quella sì che è una robetta serissima) e tante di quelle gag capaci di rubare almeno una risata alla persona dall’altra parte dello schermo.

Il viaggio alla scoperta del pianeta AR-Y 26 si dimostra sin da subito un viaggio che punta maggiormente a divertire, senza cercare di creare quella “storia indimenticabile” pensata anche per regalarci qualche spunto di riflessione in più. Journey to the Savage Planet è orgogliosamente diverso dalle controparti di settore e sinceramente, al netto della tipologia delle proposte inserite in questo schema critico, rimane piacevole vedere che ci stanno ancora delle software house che cercano volutamente di non prendersi troppo sul serio.

NELLO SPAZIO TUTTI DEVONO SENTIRTI RIDERE

Il titolo sviluppato da Typhoon Studios sfrutta a livello di meccaniche di gameplay il classico schema delle avventure in prima persona, pensato per procedere all’interno di un mondo di gioco tridimensionale esplorabile armati di qualche arma e un po’ di sana voglia d’avventura.

Come già visto in titoli simili, il primo che può venirvi in mente è No Man’s Sky, in questa impresa veniamo supportati da strumenti utili a rendere il nostro viaggio un pelino più semplice: potremo infatti usufruire dell’aiuto di una stampante 3D, con cui costruire o potenziare il nostro equipaggiamento, oppure utilizzare un visore scanner che ci aiuterà a trovare più facilmente oggetti e materiali di costruzione.

Le materie prime vengono estratte da nemici o elementi naturali presenti nello scenario, quella routine che coinvolge il giocatore incentivando anche la sua sete di conoscenza, giacché spesso andremo in giro ad esplorare solo per trovare qualche materiale nuovo o scoprire qualche nuova specie. Il senso di progressione nella campagna lo si avverte grazie all’acquisizione di preziose abilità, che permettono nelle fasi avanzate di reagire meglio agli incontri/scontri che avremo modo di avere sul pianeta AR-Y 26.

Journey to the Savage Planet regala inoltre al giocatore un piacevole senso di libertà in merito all’esplorazione, un fattore che sinceramente reputo molto importante, soprattutto in quelle avventure dove un “cammino con troppi paletti” potrebbe inevitabilmente rovinare l’esperienza facendoci subito venire voglia di spegnere e passare ad altro. Qui invece si avverte la sensazione di potersi lasciare momentaneamente i propri doveri alle spalle, esplorando senza troppi problemi di sorta il pianeta alla ricerca di qualche side quest pensata per farci recuperare dei campioni di DNA, oppure effettuare dei test proposti dalla Kindred Aerospace.

Tra l’altro il gioco supporta una modalità cooperativa fino a due giocatori, un’idea valida che concede un po’ di respiro in più insieme alla voglia di condividere le già numerose risate proposte dal gioco in compagnia di qualche amico. Chiaramente, trattandosi di una produzione con un budget molto diverso dai titoli tripla A più gettonati, si avverte qualche difetto qua e là, ma niente che possa rivelarsi così dannatamente negativo in relazione non solo al prezzo di vendita, ma anche e soprattutto alla filosofia che si nasconde alle spalle di Journey to the Savage Planet.

Insomma, in quella decina di ore che servono per portare a termine la campagna, dedicandosi anche a qualcosa di più durante la strada, la cosa più importante è stata rispettata: la voglia di divertirsi!

8.0 RISATE SPAZIALI!

Typhoon Studios è riuscita a confezionare un titolo avvincente e divertente da giocare, un titolo che sa rapire il giocatore senza prendersi troppo sul serio, regalandogli al contempo un’esperienza ludica diversa dai soliti progetti “impegnati”. Senza nulla togliere al panorama di settore, Journey to the Savage Planet riesce a ritagliarsi il suo spazio senza troppa fatica, dimostrandoci come scritto in sede di apertura che l’importante, a volte, è non prendersi troppo sul serio.

E poi il prezzo è davvero competitivo, con una trentina di mila lire (pardon, euro!) ve lo portate a casa senza indugio!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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