Chi è Harley Quinn? Non più psichiatra Harleen Quinzel, non più concubina del Joker, la ricerca di identità della bionda arlecchina nata dalla penna di Paul Dini e Bruce Timm nel lontano ‘92 e creata ad hoc per il leggendario cartone animato Batman: The Animated Series è la vera protagonista di questo Birds of Prey nel nome, pur mantenendo poi l’attenzione fortemente su Harley Quinn nella sostanza.

Spin-off necessario dopo la disfatta del precedente Suicide Squad, Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn vuole presentarsi come un respiro nuovo e diverso, che cambia vestiti e toni in toto in preparazione del nuovo capitolo in lavorazione sotto le attente mani del sapiente maestro di fuochi d’artificio James Gunn e, nel farlo, si getta alle spalle prima di tutto il Joker di Jared Leto, ma anche, di soppiatto, il Batman di Ben Affleck, pur senza volerlo dire a voce alta per confondere il meno possibile l’audience in termini di continuità.

SONO UNA DONNA FORTE ED INDIPENDENTE

Harley e puddin’ hanno rotto il loro psicotico idillio ed è tempo per lei di scoprire veramente chi è. Sotto i codini e il cerone, Margot Robbie è non solo l’ammiccante, smorfioso e capace volto di Harley, ma anche la co-produttrice della pellicola, a riprova della fiducia e dell’attaccamento della popolare attrice australiana al personaggio, che torna sullo schermo questa volta diretto da Cathy Yan, segnando il debutto di una regista donna e asiatica per un cinecomic, celebrata dichiarazione di intenti per ciò che vedremo nell’ora e mezza abbondante di minutaggio confezionato.

Se infatti il ritmo scanzonato e sopra le righe rendono la visione di insieme del film scorrevole e frizzante, la volontà di proporre un’opera corale a tinte pienamente femminili è chiara sin dai primi minuti e le dichiarazioni di presa di potere e di emancipazione delle varie protagoniste sono esplicitate a più riprese in maniera più o meno riuscita. A farla da padrona, purtroppo, è però un senso continuo di mancanza di carisma vero, che dia a questo Birds of Prey la personalità unica cui tanto ambisce. Pescando da precedenti cinecomic di successo, come Deadpool o Kick-Ass, Robbie e compagni tentano infatti la strada della storia stralunata e fortemente sopra le righe, raccontata al ritmo di una violenza punk-rock e di personaggi e situazioni grottesche e colorate, con però il freno a mano sempre un po’ stranamente tirato.

La violenza c’è, ma non è mai esagerata e anzi talvolta leggermente edulcorata, anche al netto di ginocchia rotte e facce scuoiate. Il mood da fumetto esagerato e raccontato come tale si riflette in una breve, per quanto deliziosa, sequenza cartoon e in un paio di trovate di montaggio più ammiccanti al voler bucare la quarta parete con poca convinzione che non al creare un effettivo intreccio non lineare e sorprendente. Anche la musica, ruvida, graffiante e sbarazzina, è ruffianamente a uso e consumo di poche scene clou e mai cucita sulla sceneggiatura per creare ritmi e mood come invece ci si aspetterebbe nel contesto.

Messo tutto insieme, Birds of Prey sembra non sapere esattamente a chi parlare. Non al fan di coreografie violente e brutali e architettate ad opera d’arte “à la John Wick” (qui troviamo soltanto una scena di combattimento veramente ben disegnata, interpreta e filmata in maniera appagante fra le tante) ma neppure al fan DC che chiede riscatto dopo un Suicide Squad insipido e già dimenticato. Un film per tutti, ma anche per nessuno. Persino allo spettatore più casual, ma amante di film a base di supereroi, viene dato in pasto un cast di personaggi poco memorabili (tolta l’ormai celeberrima Quinn) e raccontati in maniera superficiale, con backstory blande e che a fatica potrebbero mai appassionare genuinamente, ugualmente a come era in effetti avvenuto proprio con Suicide Squad.

GIRL POWER!

Harley, Huntress, Black Canary, Renee Montoya, ognuna delle cosiddette eroine vive in larga parte di vita poveramente propria visto il minutaggio risibile di compresenza a schermo, col risultato di uno scarso senso di coesione per un film che dichiaratamente non vorrebbe parlare solamente di individualità e che perde una marcia proprio in questa fase.

Il canovaccio narrativo, che vede Harley e comprimarie alla ricerca di un diamante per svariate ragioni, segna anche l’entrata in scena come antagonista di Norman Sionis, in arte Black Face, affiancato dal crudele Zsasz. Sia il villain interpretato da Ewan McGregor che il celebre killer di Gotham non convincono però a fondo, perché tratteggiati in maniera approssimativa e priva di spessore. Ripensando al buon lavoro fatto in Spider-Man Homecoming con l’Avvoltoio, armati principalmente di un interprete di talento, viene da considerare tristemente sprecata l’occasione di cucire addosso a Ewan McGregor un personaggio più interessante.

Nello srotolarsi dei suoi 102 minuti, Birds of Prey fatica insomma a prendere il volo, con momenti più riusciti che spiccano debolmente su un ritmo altalenante e una qualità di scrittura non entusiasmante (con almeno un paio di momenti al limite del WTF puro), e un apice fortemente posto sul finale aperto, che a sua volta però non tiene mai lo spettatore incollato alla sedia.

6 Meh!

Birds of Prey è un tentativo riuscito solo in parte di rianimare l’immaginario a cui Suicide Squad aveva dato uno stonato La. Un film che fa tutto in maniera piacevole dall’inizio alla fine senza però neppure mai elettrizzare. Forte di una mattatrice come Margot Robbie/Harley Quinn, la sensazione che alla fine vince è che si potesse fare magari qualcosa di memorabile con giusto un pizzico di coraggio in più, credendo fino in fondo in quel carosello di esagerazione, brutalità e bizzarria portato invece in scena solo a metà.

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