Sin dal primo momento in cui ho messo le mani su Star Wars: Jedi Fallen Order ho avvertito un leggero brivido dietro al collo, una sensazione che un fanboy come me potrebbe tranquillamente attribuire al proverbiale “tremito nella forza”, ma che in realtà si è rivelato uno dei tanti sintomi febbrili riscontrati negli ultimi giorni.

L’ultima fatica di Respawn Entertainment si è rivelata intrigante nel concept, d’altronde è un’altra pietra da incastonare nel mosaico incredibile che compone tutta l’epopea di Star Wars, giusto un pelino più fallace nel gameplay, che probabilmente andava gestito meglio a livello strutturale.

FARE O NON FARE, NON ESISTE PROVARE

Jedi Fallen Order è in tutto e per tutto una parentesi narrativa inserita tra Episodio III ed Episodio IV, in pratica quel momento buio in cui Darth Sidious ha proclamato l’ordine 66 dando inizio all’epurazione dei jedi. Come i fan ricorderanno bene, oltre ai maestri più famosi dell’ordine e ai giovani presenti nell’accademia jedi su Coruscant, molti altri eletti della forza erano disseminati per l’universo, nascosti dal sorgere di un’inquisizione pronta a ucciderli per soddisfare il signore oscuro dei Sith.

Inizia in questo contesto l’avventura di Cal Kestis, un giovane padawan che si è salvato per miracolo dall’epurazione nascondendosi sul pianeta Bracca, diventando uno dei tanti operai al soldo dei rottamatori di astronavi. L’introduzione del videogioco, intervallata dal tipico tutorial utile per conoscere la base della configurazione dei comandi, serve a risvegliare il legame con la forza del protagonista, mettendo quindi in moto tutti gli ingranaggi necessari ad attirare l’attenzione dell’Ordine Inquisitorio, con a capo un sith chiamato la Seconda Sorella.

Jedi Fallen 02

Salvato sul rotto dell’unghia da Cere Junda e Greeze, Cal inizia il suo viaggio nello spazio alla ricerca di risposte, trovandosi suo malgrado all’interno di macchinazioni più complesse di una semplice fuga, macchinazioni che potrebbero riportare in auge l’ordine dei jedi, conducendo ipoteticamente la storia ai fatti narrati appunto nella storia di Luke Skywalker.

Il bello di questa storia è che ci permette di ripercorrere avvenimenti e situazioni prese da contesti canonici (è importante per chi guarda queste cose), creando così quel mix perfetto necessario a creare il giusto intrattenimento sia per i fan del franchise, sia per coloro i quali cercano un gioco di avventura con armi futuristiche e mondi ignoti tutti da esplorare.

C’è né per tutti i gusti e tutti questi elementi, nel bene e nel male, compongono un’opera capace di intrattenere i giocatori per almeno una ventina di ore, necessarie non solo per completare la campagna principale, ma anche per godersi appieno la maggior parte degli scorci e delle easter egg inserite per l’occasione, magari esplorando ogni pianeta al 100% per sbloccare qualche premio e/o achievement in più.

Tra l’altro, almeno personalmente, ho trovato la figura di Cal molto simile a quella di Anakin, se non altro per alcune caratteristiche del carattere accompagnate anche dalla sua capacità di lavorare e gestire i droidi, un fattore ricorrente spesso riscontrato in molti protagonisti dei vari episodi usciti sul grande e piccolo schermo. Sebbene la storia meritasse un po’ di approfondimenti in più, spero vivamente che questo sia il primo di una lunga sequela di capitoli dedicati al franchise, perché ammetto che in una scaletta personale Jedi Fallen Order si è posizionato in seconda posizione subito dopo i due KOTOR.

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A livello di mero gameplay, il titolo di Respawn cerca di presentarsi con una struttura ludica semplice ma incisiva, che cerca di impostare un grado di sfida crescente pianeta dopo pianeta, accompagnato dallo studio attento che il giocatore dovrà svolgere assimilando i pattern d’azione degli avversari. Potrebbe sembrare un’inezia, ma sebbene il livello di difficoltà Cavaliere Jedi (normale per intenderci) possa sembrare eccessivamente abbordabile nella sua costruzione, i due superiori Maestro Jedi e Vero Maestro Jedi riescono ad alzare l’asticella della difficoltà verso vette importanti, rendendo a tutti gli effetti ogni scontro particolarmente ostico qualora non faremo attenzione a tutti gli input mossi dai nostri avversari.

Giocando per lungo tempo il titolo ho potuto verificare una sorta di propensione verso il genere soulslike, non tanto per vero e proprio sistema (sia ben chiaro) ma per una struttura che sembra voler stratificare l’esplorazione dei livelli, imputando a delle aree di meditazione la funzione di falò, in cui potremo salvare, salire di livello e curarci, resettando a tutti gli effetti i mostri della zona.

Potrebbe sembrare uno strumento abbozzato, messo in relazione con offerte di settore dedicate, ma trovo che questo sano equilibrio tra generi abbia creato un gameplay versatile, piacevole da accogliere su più livelli di difficoltà da ogni tipologia di giocatore.

Il level up del personaggio, o comunque la sua progressione a 360°, segue la narrazione della storia, fattore che ci farà accogliere più spontaneamente i vari poteri della forza che potremo utilizzare. Sinceramente non poteva esserci modo migliore per far crescere il personaggio di Cal, soprattutto perché così ci viene data la possibilità di conoscere parti della storia narrata, giustificando anche un accrescimento di potere lento. Il nostro alter-ego è infatti un padawan che ha subito un forte trauma durante i suoi giorni di apprendista e come sapranno bene i fan, questo spesso si traduce in un’interruzione del legame con la forza, un’espediente che può indebolire o annullare del tutto i poteri della forza.

Jedi Fallen 01

Il nostro compagno di avventura BD-1 è invece una piacevole new-entry robotica da aggiungere ai personaggi più amati di Star Wars, il quale ci accompagnerà piacevolmente non solo nelle cutscene, ma anche nel normale gameplay, funzionando come una sorta di mappa portatile (fa apparire una holo mappa tridimensionale davvero ben costruita), essendo inoltre capace di aprire particolari forzieri grazie alle sue capacità speciali.

Il bello di Jedi Fallen Order è che gode di un ottimo livello di rigiocabilità, pensata per farci tornare sui pianeti esplorati con lo scopo di farci esplorare ogni location per raggiungere il tanto agognato obiettivo legato al 100% di completamento.

A rallentare questa apoteosi di complimenti per Jedi Fallen Order è il comparto tecnico, che su Xbox One segue un andamento sinusoidale determinato da momenti altissimi, come la costruzione dei fondali di ogni pianeta (che vi leveranno letteralmente il fiato) o alcune cutscene per spettacolarità, e momenti un po’ sottotono, come il motion capture dei personaggi e la presenza di texture piuttosto abbozzate che sminuiscono in parte il lavoro svolto dagli sviluppatori.

Le mie sessioni di gioco, fortunatamente, non hanno presentato bug di sorta, tranne qualche momento in cui alcune delle zone di appiglio non hanno funzionato come dovevano.

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About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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