WWE 2K fa parte di quelle serie che ci accompagnano, anno dopo anno, senza mai saltare un appuntamento.

Ci sono giocatori che apprezzano maggiormente questo genere di cura da parte degli sviluppatori alle spalle di un franchise mentre altri, al contrario, preferiscono assecondare delle interruzioni tra un’uscita e l’altra, così da trovarsi tra le mani un prodotto potenzialmente migliorato sia nel gameplay che nella grafica.

Come è toccato ad Assassin’s Creed, tanto per citare il primo esempio che mi viene in mente, così doveva accadere per WWE 2K20, che si è dimostrato alla fine della fiera ormai stanco, bisognoso diciamo di quel restyle total-body pronto a regalargli nuova linfa vitale.

Difficile trovare un colpevole in questo “omicidio” mediatico partito a porte chiuse nelle cabine di regia, ma il mio Hercule Poirot interiore mi suggerisce, armato di quel piacevole accento francese, che l’abbandono da parte di Yuke’s (team creativo storico alle spalle della serie) deve aver in qualche modo rotto la magia che teneva in piedi questo costrutto fatto di sudore, schienamenti e suplex a go-go.

Chi vi parla è una persona che, al netto dell’impegno profuso anche solo nel comprendere i vari feud spesi tra i lottatori del wrestling, non ha mai seguito pedissequamente né il franchise, né tutto il comparto televisivo che regge la baracca sin dai tempi della sua ascesa.

Certo, impossibile non conoscere i volti di Undertaker, come dimenticare i suoi ingressi accompagnati da riti esoterici spettacolari (ancora ricordo la genialata dell’urna), come è impossibile dimenticare Eddie Guerrero, Chris Benoit, Rey Misterio, insomma tutti quei personaggi che hanno sfondato la parete ondulata del mio monitor per ricordarmi che era possibile saltare da un letto verso mio fratello gridando Frog Splash.

Enfasi dei ricordi a parte, WWE 2K è stato un franchise che ha saputo tradurre in linguaggio videoludico questa serie di emozioni, raccogliendo ottimi pareri del pubblico e della critica a tempi alterni, come avviene appunto per un titolo che segue una cadenza di uscita annuale.

In questo nuovo capitolo, classe 2K20, gli autori hanno praticamente cercato di garantire un’esperienza omnicomprensiva, insomma munita di tutte quelle modalità che servono a diversificare le sessioni di gioco tra uno schienamento e l’altro. Troviamo nuovamente la modalità Showcase, quest’anno interamente dedicata alle donne con la Women’s Evolution delle Four Horsewomen, troviamo una modalità storia dove potremo ripercorrere la carriera di Roman Reigns e tutta una serie di torri classiche, utili a rendere ancora più profonda l’esperienza in singolo del gioco.

WWE 2K20 01

Per dire, non mi sono nemmeno fatto mancare la possibilità di creare un lottatore ne “Il Mio Giocatore”, facendo però i conti con un evidente incapacità di abbinare il vestiario nel modo giusto.

Simpatica l’idea di inserire nell’editor la possibilità di scegliere un personaggio maschile o femminile, come sinceramente ho trovato simpatica l’idea di far interagire poi la nostra “creatura” con altre star della WWE, senza però creare una storia particolarmente avvincente, o almeno capace di rapirti con la stessa enfasi con cui guardavi le rappresentazioni che ho citato qualche riga sopra.

Anche la parte Universe, quella dove ci occupiamo più della parte gestionale che non del duro lavoro, si rivela comunque divertente da gestire, sebbene sia veramente accompagnata da una pletora di parametri e caratteristiche pronti a gratificare il più hardcore degli appassionati.

Quello che però emerge da questa infinità di situazioni coreografate, perché d’altronde questo è il wrestling, è che il franchise è invecchiato negli anni facendo poco o nulla per rimettersi in sesto, o meglio, per accompagnare la sua degenza in modo dignitoso. Dopo il rinnovamento del motore grafico, sembra che la macchina si sia fermata in salita senza trovare più la forza di spingere nuovamente il gas per ripartire, sostenuta da un nuovo motore e da nuovi contenuti finalmente al passo coi tempi.

WWE 2K20 02

La sensazione a pelle è che WWE 2K20 sia una sorta di pianta cresciuta a dismisura senza le cure doverose: allargandosi piano piano e prendendo terreno, questa crescita incontrollata ha portato però gran parte dell’arbusto a seccarsi, perdendo quindi tutta la sua lucentezza e vitalità. I dettagli di questo dramma emergono sulla realizzazione tecnica, sinceramente ormai datato e inspiegabilmente persino sottotono (visti alcuni dei bug presenti) che conducono l’esperienza di gioco verso una deriva pericolosa, quantomeno drammatica oserei aggiungere.

Arrivando quindi alla fine di questa disamina, è ormai chiaro che i ragazzi di 2K hanno bisogno di prendersi un anno sabatico per riordinarsi le idee, trovando al contempo una direzione che possa rinnovare il franchise donandogli la stessa “lucentezza” mostrata da questo spettacolo pirotecnico negli show dedicati.

5.8 KO TECNICO

WWE 2K20 è un gioco che soffre il peso dei propri anni, un gioco che sembra essere stato rinchiuso in una cella di grafite in attesa che qualcuno, responsabilmente soprattutto, sia pronto a tirarlo fuori rinnovandolo dalla testa ai piedi. Non parlo solo di grafica, qui ci vuole qualcosa che gli faccia fare letteralmente il botto. Prendetevi il tempo che vi serve, aspetteremo fiduciosi!

  • 5.8
  • User Ratings (0 Votes) 0

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

Parlane con Playcorner!

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: