Il segno, indelebile, lasciato dalla trilogia dei Souls di From Software (e da quei capolavori che rispondono al nome di Bloodborne e Sekiro, non dimentichiamolo) ha marchiato a fuoco questa generazione di console, influenzando pesantemente lo sviluppo di tutti i giochi di ruolo d’azione pubblicati successivamente.

Tra questi, The Surge dei tedeschi di Deck 13 seppe dimostrarsi uno dei migliori, tanto da guadagnarsi un seguito di fan consistente nonostante la relativa inesperienza del team di sviluppo. Ecco perchè eravamo curiosi di mettere le mani sul seguito diretto, The Surge 2.

FUTURI DISTOPICI

In una mondo che ha da tempo esaurito le proprie risorse naturali, a causa dell’avidità del genere umano e del sovrappopolamento, il nostro alter ego, durante un viaggio aereo, stringe amicizia con una giovane di nome Athena, solo pochi minuti prima che il velivolo venga colpito da un razzo non identificato, che causa gravi danni e finisce con il far precipitare l’aereo non distante da Jericho City, una delle decadenti ma ipertecnologizzate
metropoli del futuro.

Il nostro antieroe sembra essere l’unico sopravvissuto alla tragedia, ma entra in stato comatoso e vi rimane per oltre due mesi, quando si risveglia all’interno dell’ospedale di una prigione, senza cognizione alcuna nè di com’è arrivato lì nè del perchè viene trattato come un pericoloso criminale. Evaso in seguito al brutale attacco di una gigantesca creatura, che rade sl suolo il centro di detenzione e gli restituisce la libertà, il nostro si trova costretto ad indossare un potente esoscheletro per difendersi da quelle che sembrano entità miste, umani impazziti e potenziati con impianti tecnologici che si aggirano indisturbati per le strade di Jericho City.

Come se queste premesse non fossero abbastanza disturbanti, il protagonista continua ad essere tormentato da strane visioni in cui gli appare Athena, la ragazza conosciuta in volo poco prima dello schianto, che sembra chiamarlo insistentemente, pregandolo di trovarla. Sebbene, a conti fatti, non sia la narrativa uno dei punti forti della produzione, lo sforzo in termini di scriptwriting e di caratterizzazione dei personaggi non giocanti è significativamente migliore di quello prodotto ai tempi del capostipite, del quale, infatti, conservo ricordi sbiaditi pur avendone visto i titoli di coda.

L’ambientazione non sarà delle più originali e alcuni dialoghi lasceranno il tempo che trovano, insomma, ma, tutto sommato, la trama che sorregge le scorribande del giocatore si lascia seguire fino al suo epilogo, con qualche richiamo, mai troppo invasivo, al primo episodio, come la presenza di Warren, lo sfortunato protagonista delle vicende lì narrate. I più frettolosi salteranno parecchi dialoghi e, con essi, un buon numero di missioni secondarie, temo, ma non mi sento di bocciare in toto il lavoro degli sceneggiatori di Deck 13.

The Surge 2 01

AGGIUNTE INCREMENTALI

Il passaggio da The Surge a The Surge 2 è segnato da una serie di aggiunge incrementali alle solide basi gettate con il primo capitolo: Deck 13 ha lavorato molto sull’ampliamento delle mappe, sulla verticalità del level design, e, soprattutto, sulle infinite possibilità di personalizzazione del proprio personaggio.

All’interno della medesima run, che, nel nostro caso, ha avuto una durata approssimativa di circa trentacinque ore, è possibile costruire outfit differenti per il proprio lottatore, rinvenendo sul campo armamentari o strappandoli di dosso agli avversari, smembrando la parte del corpo corrispondente.

Vi piace l’elmo di un nemico? Decapitarlo potrebbe essere una buona idea. Avete bisogno di un ricambio per i vostri parabraccia? Amputare un arto superiore al prossimo malcapitato risolverà i vostri problemi.

Il tempo passato nei menu, a spulciare statistiche e decidere cosa indossare e quale caratteristica base privilegiare, tra forza bruta, velocità e stamina, è consistentemente maggiore rispetto a quello del primo capitolo, con tutto ciò che ne consegue in termini di profondità dell’esperienza di gioco ma anche, purtroppo, di ritmo.

L’altra principale novità è rappresentata, sulla scia del successo mondiale di Sekiro, dalla parata direzionale, ovvero dalla possibilità di accoppiare uno dei tasti di direzione a quello di parata così da sbilanciare il nemico ed aprirsi una finestra in cui contrattaccare brutalmente, infliggendo danni ingenti. Se, però, questa tattica risulta assai efficace contro i nemici di livello inferiore, e, più in generale, durante le prime ore di gioco, nella seconda metà dell’avventura affidarsi ad essa diviene troppo rischioso: i nemici di livello più alto (o quelli più corazzati) richiederanno due o più colpi parati consecutivamente prima di aprirsi ad un contrattacco, aumentando la
percentuale di errore e, con essa, la possibilità di morire sul posto.

A parte un paio di boss, The Surge 2 si è rivelato decisamente più morbido in quanto a livello di sfida rispetto ai titoli della serie Souls, ma questo non significa che sia una passeggiata di salute: attaccare a testa bassa o sbagliare la lettura dei pattern nemici porta comunque ad una visitina alla schermata di game over.

L’implementazione della parata direzionale, allora, appare più come un tributo al successo dell’ultima fatica di Hidetaka Miyazaki e del suo team che come un vero e proprio elemento fondante della produzione, tanto che la schivata rimane di gran lunga il metodo più efficace per evitare di rimediare grossi danni tanto contro i nemici comuni quanto contro i colossi a guardia delle nove aree in cui è suddivisa Jericho City.

Come per il primo titolo della serie (e, in misura minore, per Lords of the Fallen prima ancora), insomma, The Surge 2 offre un’alternativa solida e ben sviluppata a titoli superiori sotto tutti i punti di vista, accontentandosi del ruolo di outsider nonostante il grande sforzo produttivo della software house tedesca.

The Surge 2 02

TROPPO AMBIZIOSO?

Il comparto tecnico della creaturta di Deck 13 riflette la grande ambizione del team tedesco, capace di dar vita ad una città credibile, sufficientemente vasta e dotata di un level design decisamente più articolato rispetto al titolo di due anni or sono.

La maggiore varietà di scenari rappresenta un altro punto a favore, con differenti parti di Jericho City immediatamente riconoscibili già dopo poche ore di gioco: si passa da zone dove la natura ha reclamato strade e grattacieli ad altre in cui la devastazione prende invece una piega che definirei quasi cyberpunk, con edifici in rovina riadattati da venditori ambulanti a piazze di scambio. La natura di semi open world di questo seguito consente una navigazione della mappa assai più piacevole, e la ripetitività dei nemici e delle ambientazioni sono solamente un vago ricordo.

Questa abbondante dose di miglioramenti non poteva non avere un prezzo, però: al momento di scrivere questo articolo, nonostante un paio di patch minori, The Surge 2 soffre ancora di qualche problema di performance di troppo, soprattutto se testato su PS4 standard.

Il frame rate accusa la presenza di più nemici contemporaneamente a schermo, alcune boss fight in particolare e anche, inspiegabilmente, la corsa del protagonista, scendendo abbondantemente sotto i sessanta frame per secondo dichiarati dagli sviluppatori.

Va meglio sulla console premium di Sony, sulla quale, peraltro, è possibile scegliere tra due modalità, l’una con definizione in 4K (upscalati, ovviamente) e trenta frame per secondo e l’altra in full HD ma con sessanta frame per secondo, anche qui non sempre stabili ma comunque più cristallini che su PS4 base.A sporcare il buon lavoro dei grafici di Deck 13 in fatto di direzione artistica e modellazione poligonale, poi, dobbiamo segnalare anche fastidiosi fenomeni di screen tearing, in certi scenari più evidenti che altrove.

Queste problematiche, comunque risolvibili con un buon supporto post-lancio da parte del team di sviluppo, denunciano come Deck 13 abbia probabilmente fatto il passo più lungo della gamba, nel tentativo di offrire al pubblico console un titolo che potesse oscurare sotto ogni punto di vista il suo predecessore.

7.6 Ambizioso

Nonostante abbiano probabilmente fatto il passo più lungo della gamba, come si evince se si guarda ai singhiozzi tecnici della loro ultima fatica, non posso non premiare i ragazzi di Deck 13, uno studio di dimensioni relativamente modeste capace di sfornare un souls like longevo e soddisfacente, probabilmente uno dei migliori tra tutti quelli nati sull'onda del successo del lavoro seminale di From Software.
Se avete appena finito di sputare sangue su Sekiro, e a patto di non aspettarvi il medesimo livello qualitativo e di cura per i dettagli di quel titolo, The Surge 2 potrebbe rappresentare una validissima alternativa, in attesa del prossimo capolavoro firmato Hidetaka Miyazaki.

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