NBA 2K20 è uno di quei appuntamenti fissi che ci accompagna ormai da ben 20 anni (del 1999 su Dreamcast il primo capitolo della serie) a cui gli appassionati del basket non possono assolutamente rinunciare.

Il grande merito di questa edizione è quello di riportare al centro di tutto proprio il basket, grazie ad una bellissima narrazione sportiva, emozionante nei valori rappresentati e coinvolgente sul parquet. Tutto ovviamente sotto l’egida di 2K e Visual Concepts, i veterani della serie che hanno realizzato un grandissimo lavoro curando ogni minimo dettaglio.

Quest’anno i cambiamenti non sono epocali, ma i vari miglioramenti migliorano sensibilmente l’esperienza di gioco, rendendo probabilmente NBA 2K20 la miglior simulazione cestistica sul mercato (anche se bisogna dire che ormai la concorrenza è veramente flebile).

NUOVA FISICA DEI GIOCATORI

Tra le cose che spiccano subito all’occhio del giocatore esperto sono alcune modifiche apportate al gameplay e bisogna semplicemente dire che rendono l’esperienza di gioco di NBA 2K20 sul campo fantastica.

E’ una cosa che pare si dica ogni anno, ma mai come in questa edizione le modifiche apportate sono tangibili, anche se mi rendo conto che per apprezzare alcuni dettagli bisogna conoscere a fondo alcuni aspetti tecnici del basket.

La vera novità di quest’anno ruota intorno ad una fisica che valuta l’inerzia dei corpi e sembra rallentare di parecchio l’azione. A livello macroscopico la sensazione è che generalmente il ritmo sia molto distorto rispetto al passato (detta in parole semplici meno arcade più simulazione), la realtà è che semplicemente i giocatori rispettano la loro struttura fisica in modo molto più naturale.

Ovvio che il giocatore più casual non vedrà di buon occhio questa modifica, ma per i veri appassionati è una manna dal cielo e da solo rappresenta un motivo più che valido per l’acquisto di questo titolo.

Anche la fase di shooting è stata migliorata, dando più sensibilità e controllo ai giocatori dalla mano più calda, rendendoli veramente letali fuori e dentro la zona pitturata.

Una delle grandi pecche degli anni passati era quella di avere un AI poco reattiva ed affidabile, ma per fortuna i ragazzi di Visual Concepts si sono messi a lavoro ed ora è più facile vedere i giocatori controllati dalla CPU seguire le giocate del playbook, lasciandoci quindi la possibilità di concentrare le nostre attenzioni sul nostro giocatore, sia in fase offensiva che in quella difensiva.

LA MIA CARRIERA

LA MIA CARRIERA è lo Story Mode di NBA 2K20 ed è sicuramente la cosa che ho apprezzato di più di questa edizione. Inutile negare che una delle cose più belle dei titoli sportivi del panorama videoludico è quello di potersi creare un alter ego virtuale con cui scendere direttamente in campo e quest’anno NBA 2K20 ci propone un sistema di creazione del personaggio completamente rivisto e migliorato.

Adesso è possibile veramente curare ogni minimo particolare del nostro giocatore, dalle abilità con la palla alle caratteristiche fisiche, caratteristiche che, come già anticipato ad inizio articolo, con la nuova fisica di gioco implementata in questa edizione, hanno un impatto rilevante sul modo di giocare di ogni singolo giocatore (ad esempio un giocatore molto alto vedrà i suoi valori di controllo palla abbassarsi, ma migliorare quelli di abilità sotto canestro).

Infatti ci dobbiamo scordare lunghi pesanti con il “ball handling” di un playmaker o, viceversa, giocatori “piccoli” (nell’NBA il concetto di piccolo è relativo) che possano tenere botta contro i difensori più piazzati e potenti. Il feedback degli utenti è stato fondamentale per queste migliorie e va dunque dato merito agli sviluppatori di tenere molto in considerazione il proprio pubblico, cosa che non sempre accade tra fan e studi di sviluppo.

Come sempre in questi casi Internet dà il meglio di sè e googlando un po’ in giro potete trovare decine e decine di siti o subreddit dedicati alle migliori build dei personaggi a seconda del ruolo che volete ricoprire, ma è anche solo divertente sperimentare le proprie idee sul campo.

Ma questo mi pare di averlo già visto da qualche parte…

Da notare come oltre ai parametri iniziali del nostro giocatore dobbiamo impostare anche quelli potenziali, ossia il massimale per i diversi valori che possiamo raggiungere tramite il duro allenamento (e grinding).

Una volta finita la creazione del proprio personaggio possiamo finalmente addentrarci nella modalità LA MIA CARRIERA, dove vestiremo i panni di Che, uno studente di college che decide di rimanere a scuola tutti e 4 gli anni del corso di studio (cosa abbastanza insolita nel mondo del basket americano), per aiutare la sua squadra a vincere un titolo. Nel suo anno da “senior”, la sua squadra riesce finalmente nell’impresa e si classifica per un torneo esclusivo. Purtroppo, proprio durante la finale, un compagno di squadra di Che subisce un infortunio molto grave e la dirigenza della scuola, senza un minimo di compassione, decide di revocare la sua borsa di studio.

Disgustato da quanto accaduto Che prende una decisione molto forte, ossia quella di non partecipare al torneo e la sua squadra perde in malo modo al primo turno. A questo punto la sua valutazione per un eventuale draft in NBA cola a picco e scopo del giocatore sarà proprio quello di far guadagnare posizioni a Che nella classifica del draft.

Molto interessante come il cuore della storia non sia tanto sul gioco del basket, ma sulla qualità morali ed umane del protagonista, che decide di fare la “cosa giusta”, pur sapendo che a rimetterci potrebbe essere la sua carriera. E per portare una storia di questo livello nelle nostre case è stato scelto un cast d’eccezione con Idris Elba nei panni del duro coach della squadra di Che, Rosario Dawson come consigliera della scuola e Thomas Middleditch come l’agente che proverà a farci tornare nel giro del basket che conta. Il tutto sotto l’ala protettiva di sua maestà LeBron James, che ricopre il ruolo di produttore esecutivo.

NBA 2k20 Idris Elba

Un po’ l’ho odiato questo coach…

Una volta entrati in una delle franchigie NBA, abbiamo accesso alla modalità Vicinato, dove potremmo intrattenerci in varie attività, alcune completamente scollegate dal mondo del basket (la mia preferita è il disc golf, di gran lunga), e spendere i nostri crediti virtuali in oggetti estetici.

Rispetto alle passate edizioni ho trovato il grinding necessario per aumentare le statistiche del proprio giocatore  è meno pesante, ma non per questo il processo sarà rapido, soprattutto per gli ultimi agognati punti dal 90 in su. Inoltre ho notato che avere un giocatore polivalente ci permette di salire molto più rapidamente rispetto ad uno specialista, visto che ogni singola azione contribuisce alla crescita del nostro personaggio.

LA MIA LEGA

Questa modalità non ha visto grandi cambiamenti dall’ultimo anno, visto che in realtà non è che ci fosse molto da modificare. LA MIA LEGA ci dà il controllo completo di un franchise NBA, a partire dal campo fino ad arrivare alla dirigenza. Nella modalità standard dobbiamo gestire molteplici aspetti come lo scouting, il salary cap, le trade, oltre ovviamente a dover giocare le partite “fisicamente” e portare la nostra squadra a vincere titoli su titoli nel corso degli anni.

La modalità IL MIO GM invece è lievemente diversa visto che abbiamo compiti ben precisi da eseguire in un determinato lasso di tempo. Inoltre in questa modalità abbiamo a disposizione un certo numero di Punti Azione che limitano le azioni che possiamo compiere e che dobbiamo quindi cercare di ottimizzare per poter tirare il fuori il meglio da ogni scenario che ci viene presentato. Raggiungendo determinati obiettivi il nostro GM acquisisce punti esperienza che può usare per sbloccare abilità diverse, un po’ come se stessimo giocando ad un RPG piuttosto che un titolo simulativo sportivo.

mygm nba 2k20

Quando è che sono finito a giocare a Football, pardon, Basket Manager?

L’idea alla base è molto interessante, ma alla lunga le azioni risultano essere molto ripetitive, portando, almeno personalmente, l’interesse per questa modalità a crollare in maniera molto rapida.

LA MIA SQUADRA

Ho tenuto da parte la modalità LA MIA SQUADRA in quanto la reputo un mondo a parte. Per chi non conosce il franchise potremmo paragonarla all’Ultimate Team di Fifa e, come questa, sta diventando negli anni una modalità sempre più competitiva. Lo scopo del giocatore è quello di costruire una squadra con i giocatori del passato e del presente con cui affrontare le varie “sottomodalità” di gioco presenti, sia online che offline.

Negli anni passati le critiche della community su questa modalità sono state molto pesanti, vista l’eccessiva deriva PayToWin che il titolo ha rischiato di intraprendere. La possibilità di spendere soldi reali per “boostare” la propria squadra in breve tempo è rimasta, ma potrebbe non essere più fondamentale come un tempo, visti alcuni accorgimenti che Visual Concepts ha apportato.

Uno di questo è l’introduzione delle Carte Evoluzione: infatti ci viene fornita la possibilità di scegliere fin dall’inizio un giocatore tra un roster di 5 che comprende Tracy McGrady, Derrick Rose, Dirk Nowitzki, Vince Carter o Hakeem Olajuwon. La scelta dipende semplicemente dal vostro stile di gioco, ma è innegabile che chiunque scegliate avrà un impatto notevole sulla vostra squadra. Completando i diversi obiettivi indicati nella carta da voi scelta, abbiamo la possibilità di “evolvere” il giocatore scelto, dandoci così un punto di riferimento intorno al quale costruire il nostro team.

La scelta era tra Dirk e Vince….speriamo che sia alla lunga quella giusta!

Tra gli altri tweak importanti da segnalare sicuramente uno è il Position Lock. Fondamentalmente, a differenza delle edizioni passate, i giocatori dovranno essere schierati nel loro ruolo abituale, per evitare mismatch imbarazzanti come Tim Duncan posizionato come guardia che si ritrova di fronte difensori piccoli, dandogli la possibilità di schiacciare senza avere nessun tipo di ostruzione.

Considerando l’alta competitività nelle modalità online della modalità LA MIA SQUADRA è stato anche rivisto il matchmaking, dato che era facilmente exploitabile negli anni passati. Infatti nelle edizioni precedenti il sistema di matchmaking teneva in considerazione solo il quintetto base, che solitamente era pieno di giocatori di bassissima caratura, per poi dare spazio alle superstar dalla panchina. Con NBA 2K20 per fortuna tutto questo non è più possibile, visto che ora si prende in considerazione il rating globale della squadra e non solo dei titolari.

Oltre all’abilità del giocatore, fondamentale è la costanza con cui si gioca, visto che sono presenti sfide settimanali e obiettivi da raggiungere per ottenere giocatori sempre più forti.

Gli sforzi di Visual Concepts per cercare di arginare la deriva PayToWin ci sono state, ma ritengo che le “whales” (giocatori che spendono grossi quantitativi di denaro nei videogiochi tramite microtransazioni) saranno ancora molto presenti e domineranno la scena competitiva di NBA 2K20 (ma ricordiamo sempre di ringraziare le whales che con le loro folli spese sostengono il gioco anche per i poveracci come noi).

COME MAI SI ERA VISTO PRIMA

A livello grafico NBA 2K20 rappresenta forse lo stato dell’arte per quanto riguarda i titoli sportivi in circolazione, con un dettaglio grafico nei movimenti e nelle fattezze dei giocatori veramente impressionante. Probabilmente (ma potrebbe essere una mia impressione) le “superstar” hanno ricevuto una cura maggiore rispetto agli altri giocatori, ma nel complesso il risultato è veramente notevole.

Un po’ meno curato invece è il comparto grafico dedicato alle giocatrici WNBA, una delle novità di quest’anno. A livello visivo globale sono di buona fattura, ma anche qui, si denota una minore attenzione al dettaglio rispetto ai vari Curry, Leonard o Harden (e la sua Barba!).

 

8 Awesome

Le differenze di questo NBA 2K20 rispetto alle edizioni passate non sono magari per tutti, ma ci sono e si sentono. Il ritorno di una carriera narrativa di altissimo livello è un ottima notizia, mentre delude, a mio avviso, la nuova modalità GM. L’altra buona notizia è rappresentata da un passo indietro di 2K sull’importanza delle microtransazioni, che non impattano più sul gioco, ma che online destano ancora qualche dubbio. La fisica dei giocatori è qualcosa di sublime e rendono alla perfezione le sensazioni che si hanno sul parquet.

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