Gears of War, al netto dei suoi alti e bassi, è una di quelle serie che porto nel cuore; una di quelle serie che hanno arricchito la mia carriera di videogiocatore. Marcus, Baird e tutto il gruppo dei COG sono stati i protagonisti di storie uniche, epiche e seppur estremamente stereotipate sul concetto di “machismo” puro…dannatamente divertenti. 

Con Gears of War 4 c’è stato un cambio di rotta, forse necessario, forse no. Del, JD, Kaith sono le nuove leve; i nuovi personaggi in cui i giocatori devono immedesimarsi. Una situazione che, con i dovuti paragoni, mi ha ricordato l’ultima trilogia di Star Wars. Da una parte il vecchio che non vuole andarsene, dall’altra il nuovo che invece avanza.

Una mistura, quella di Gears of War 4, che non mi aveva pienamente convinto, pur lasciandomi un piacevole retrogusto di divertimento. La storia era un po’ buttata lì, non si capiva quanto la vecchia guardia dovesse convivere con la nuova e, JD, figlio di Marcus, non mi aveva minimamente convinto.

Gears 5 01

Arrivato poi alla fine di questo Gears of War 5, posso dire di essermi sentito decisamente soddisfatto. Nonostante degli errori concettuali che ancora non riesco a digerire, Gears 5 è il capitolo che finalmente osa. Il lavoro fatto da The Coalition smuove le fondamenta di una struttura che, pur non mutando, mostra coraggio sia sotto l’aspetto ludica che narrativo.

Una ventata d’aria fresca all’interno di una struttura che, non serve negarlo, ancora una volta basa la maggior parte dell’esperienza sul frenetiche battaglie da cover shooter. 

Articolato su quattro atti dalla durata variabile, Gears 5 è una sorta di curva che parte lenta, si impenna nel secondo e terzo atto, per poi lasciarsi andare nel quarto.

L’inizio è un diesel. Un lungo e forse un po’ noiosetto preambolo che serve per aprire le porte alle novità fresche e piacevoli del secondo e terzo atto. Qui il gioco si apre, prova ad abbandonare la sua struttura a corridoio per abbracciare quella del free roaming attraverso un mezzo di trasporto chamato Skiff, che altro non è che una slitta/snowboard sotto steroidi. 

Gears 5 02

Sebbene gli ambienti non siano ampissimi, finalmente abbiamo un approccio che ci fa supporre di essere liberi, di poter gestire in maniera libera l’alternanza tra missione primaria e secondaria, con loot che si possono perdere se si decide di non esplorare tutte le strade opzionali. Il tutto all’interno di due contesti resi magistralmente come la neve nel secondo atto e il deserto nel terzo. 

Proprio in questa sezione centrale, ho apprezzato anche la versatilità del sistema  di shooting. Se da una parte troviamo il solito gunplay in terza persona, dall’altra abbiamo l’introduzione di un robottino di nome Jack che, nella facente funzione di supporto, aggiunge uno strato strategico e decisionale inedito per la serie. 

Potenziabile nel corso dell’avventura con i classici collezionabili che sbloccano nuovi poteri alle abilità che man mano acquisiremo, Jack è uno strumento polivalente sul terreno di scontro. Offre scudo, invisibilità (anche se piuttosto estemporanea, per un inedito approccio stealth) e tante altre piccole abilità che rendono lo spartito di Gears 5 più vario e ritmato. 

Gli swarm sono la solita carne da macello a livello normale, e questo forse non aiuta a percepire pienamente il lavoro svolto dal team di sviluppo. Salendo anche solo di un gradino di difficoltà, si riesce perfettamente a percepire la duttilità del combat system, l’enorme lavoro svolto dal team per offrire al giocatore sempre più di una singola soluzione. Peccato per un paio di punti dove, personalmente, ho trovato davvero esagerata la crescita della difficoltà, direi quasi ingiustificata. Niente che non si possa fare con una bella manciata di checkpoint ricaricati, ma insomma, si poteva gestire meglio. 

Ed in tutto questo si incastra una storia incredibile fino al terzo atto, Kait centrica e in grado, finalmente, di riportare quella potenza narrativa necessaria ad una serie come Gears. Una storia che – tranquilli niente spoiler – somministra nuovo linfa vitale ad una lore che, con gli Swarm ha trovato dei validi sostituti alle locuste. 

Gears 5 03

Personalmente mi sono esaltato tantissimo, un escalation che trova l’apice sul finire del terzo atto, per poi, purtroppo, crollare inspiegabilmente nel quarto, dove la storia non solo lascia (volontariamente delle porte aperte), ma ti mette davanti ad una scelta di cui vedremo le conseguenze nella prossimo capitolo. 

Questa scelta non l’ho digerita. Non puoi mettere sul tavolo certe cose, e poi finire per ignorarle quasi totalmente sul finire del gioco. Una scelta inspiegabile, forse figlia – mio parere personale – di una voluta serialità che si vuole dare a certi giochi, sfruttando così in maniera ancora più dirompente la potenza di un servizio come il game pass (Netflix vi dice nulla?). 

Al netto di questo però, non demonizzo il gioco, anzi, lo consiglio fortemente. Siamo davanti ad un Gears dinamico, diverso e in grado finalmente di osare. Una variabile che noterete non solo giocando da soli, ma anche sfruttando la possibilità di giocare la campagna in coop. 

C’è ancora tanto di cui parlare, tra multiplayer e componente tecnica, ma in questo articolo volevo concentrarmi sulla componente singolo giocatore. Nei prossimi giorni vi parlerò anche del resto.

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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