Come dite? Ce la siamo presa comoda con questa recensione, visto che Torchlight II è uscito ben sette anni fa, nel 2012? Attenzione però, forse a qualcuno potrebbe essere sfuggito il fatto che da pochi giorni questo gioco è disponibile anche per console (PS4, Xbox One, Switch); l’evento ci è parso un’ottima occasione per vedere se il titolo di Runic Games è invecchiato bene come un buon brandy in una botte di rovere, o ha fatto la fine di un vino diventato aceto. E io odio gli sprechi.

La conversione di un titolo dopo tanto tempo dall’uscita originale può certo aver fatto alzare qualche sopracciglio agli addetti ai lavori e non: perché tirarlo proprio ora? A chi potrebbe interessare? La grafica non sa di vecchio? E soprattutto, siamo quasi arrivati? E adesso?

IL VIAGGIO DAL PASSATO AL PRESENTE

A ben vedere, però, di buoni motivi ce ne sono diversi: il genere degli hack’n’slash, o ARPG che si voglia dire, raggiunse la sua maturità anni fa e non si viste innovazioni tali da rendere obsoleti i prodotti di un lustro fa o giù di lì.

Anzi, lo stesso Diablo III, uscito anch’esso nel 2012, aveva rappresentato un passo indietro votato alla semplificazione che non era stato apprezzato dai fan del franchise, e l’espansione Reapers of Souls aveva solo in parte rimesso mano a un sistema di skill considerato troppo poco flessibile. Inoltre, su console non sono presenti grandi alternative, per cui secondo me la vera domanda da porsi è: perché non si sono svegliati prima con questa conversione?

Di certo non ha aiutato che Runic Games abbia nel frattempo chiuso i battenti, e lo studio responsabile del porting, Panic Button, sia stata parecchio impegnata con altre conversioni di un certo livello: ricordiamo giusto Doom (2016) e Wolfenstein 2: The New Colossus.

Fatte quindi le doverose premesse sul senso esistenziale di questa release, fatemi addentrare subito nella questione più spinosa su cui gli sviluppatori hanno dovuto mettere le loro guantate manine: i controlli. Presto detto, il lavoro svolto su Torchlight II è di ottima fattura: oltre all’attacco principale, abbiamo piena libertà di legare come più ci aggradano altri sette comandi, normalmente aggiunti mano a mano che sblocchiamo nuove abilità. I due grilletti dorsali sono predefiniti per l’uso delle pozioni di salute e mana, ma nulla ci vieta di cambiarli per avere accesso a qualche skill in più.

Atmosfere molto cupe che contrastano con le tinte cartoonesche dei mostri e personaggi.

Il sistema di acquisizione degli obiettivi funziona con grande disinvoltura, indicando nell’angolo in alto a sinistra dello schermo il nemico sotto attacco e relativa salute; sia con gli attacchi da mischia che quelli dalla distanza è facile tenere la situazione sotto controllo e solo nelle situazioni in cui i nemici sono davvero numerosi si rischia di perdere di vista il proprio personaggio per qualche attimo, ma ciò non è dovuto a un problema nei controlli, bensì è un’inevitabile conseguenza del caos che certe volte si sviluppa durante le battaglie più intense.

Proprio queste sono il cuore dell’esperienza di Torchlight II, il cui motore di generazione casuale di mappe aperte e dungeon ci porta a continui scontri che entrano nel vivo e si esauriscono nel giro di pochi secondi, botte di adrenalina che si susseguono una dietro l’altra senza soluzione di continuità e offrono come ricompensa, insieme all’ovvia soddisfazione delle mazzate inferte a mix sempre diversi di mostri, un loot che non sfigurerebbe in un gioco della serie Borderlands.

Una delle opzioni di gioco consente il multiplayer co-op online, durante il quale comunque non dovrete affannarvi a raccogliere il loot prima del vostro socio per il semplice motivo che ognuno di voi vedrà equipaggiamenti diversi in base alla propria classe. Una scelta di design davvero benigna e di una semplicità tale da far gridare allo scandalo per i giochi dove ciò non accade.

Quando si gioca con uno o più amici (il party massimo è di quattro eroi) il ritmo di gioco aumenta come una funzione geometrica e Torchlight II brilla in tutto il suo splendore, al punto da far rimpiangere l’assenza di un caro vecchio co-op locale tra le opzioni a disposizione.

IL RITORNO DAL PRESENTE AL PASSATO

Neanche sulla grafica, pur vecchia di anni, trovo che ci siano grossi appunti da fare: lo stile quasi da cartoon aiuta a non far pesare troppo l’età di Torchlight II, che in ogni caso si denota per il frequente uso di dettagli che arricchiscono le ambientazioni e le rendono tutt’altro che piatte: anche la più banale pavimentazione ha qua e là dei punti irregolari, e gli anfratti dei dungeon sono colmi di particolari che mettono in mostra l’ottimo lavoro svolto dagli artisti grafici.

Lo stile grafico non mostra particolari invecchiamenti nel tempo

A fronte di un aspetto visivo piuttosto giocoso, l’accompagnamento sonoro ha un tono del tutto diverso e infatti restituisce sempre la sensazione di pericolo incombente in un mondo infestato da mostri pronti a farci la pelle a ogni piè sospinto. Tale contrapposizione riesce in qualche modo a mantenere un equilibrio nell’atmosfera generale e anzi penso che sia un esperimento ben riuscito per il quale dare credito agli sviluppatori.

I personaggi tra cui scegliere sono concettualmente versioni di poco rivedute e corrette delle classi più archetipe di sempre: il Berserker è il vostro guerriero che attacca a testa bassa con armi di mischia, l’Outlander colpisce dalla distanza con armi da lancio o a lunga gittata, l’Embermage è lo stregone spara-incantesimi e l’Engineer è un’altra unità di mischia con però la possibilità di costruire bot di supporto e di rafforzarsi con armature aggiuntive. Quattro classi, nessuna delle quali particolarmente innovativa, non sono molte, ma diverse meccaniche di Torchlight II permettono ai giocatori di sbizzarrirsi e aprono la porta a una buona rigiocabilità.

Ogni personaggio, infatti, ha tre distinti rami di specializzazione tra cui scegliere le abilità da sbloccare: nella mia run, ho puntato per il mio berserker sull’aumento dei danni critici accompagnati da attacchi che recuperassero punti vita, ma in maniera altrettanto legittima avrei potuto concentrarmi su danni elementali e incantesimi di crowd control. Basta leggere le varie descrizioni delle skill per iniziare a pensare alle combinazioni più efficaci, anche in vista di potenziali futuri personaggi.

Leggere Level Up è sempre un bel momento in un Action RPG

Non mi sono occupato fin’ora della storia perché, be’, non è proprio il punto focale di interesse da queste parti. Nella cutscene iniziale si fa menzione di uno dei personaggi del Torchlight originale che ha “scapocciato” e si sia messo a radere al suolo interi villaggi, motivo per cui ci siamo messi sulle sue tracce per fermarlo prima che faccia ulteriori danni. Niente di imperdibile, che sia ben chiaro, ma dubito che qualcuno cerchi una storia al livello di The Witcher per questo genere di giochi.

La quantità di contenuto, tra storia principale, New Game+ e endgame (mappe randomiche da sbloccare con denaro in-game) garantisce una buona longevità, anche se il rischio di ripetitività non è lontano: visto che lo studio di sviluppo originale è stato chiuso, è difficile pensare che qualcuno creerà eventi stagionali o altre sfide che in altri giochi, come il già citato Diablo 3, danno continui motivi alla community di gironzolare sui server Blizzard.

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8,5 Un grande classico

Non a caso Torchlight II è un action RPG che ha mantenuto grande successo nel corso degli anni; abbiamo di fronte un prodotto valido sotto ogni suo aspetto, con personaggi dalle skill tree interessanti che affrontano mostri di tipo sempre diversi, i quali lasciano dietro di sé una pioggia di loot, il tutto mentre ci muoviamo in ambienti creati in modo random che cambiano di frequente. A minare in parte il valore di longevità di questo gioco sono l'assenza di futuri contenuti come eventi stagionali o nuovi eroi, e la mancanza di un co-op locale, ma anche così il piatto dell'offerta rimane ricco.

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