Faccio mea culpa. Faccio decisamente mea culpa. 

Complice una gestazione – dall’annuncio di febbraio, sino alla sua uscita – che è proceduta inspiegabilmente in sordina, Astral Chain non era tra i titoli nel mio radar personale.

Sapevo che dietro c’erano quei bravi ragazzotti di Platinum Games, sapevo anche che l’idea alla base del titolo era quanto mai intrigante. Eppure, lo ripeto, guardavo quasi svogliatamente il gioco, senza preoccuparmi di quando sarebbe arrivato sugli scaffali. 

Ebbene, mi sbagliavo di grosso. Dopo svariate ore passate in compagnia del gioco e fatta incetta della sua lucida follia, posso tranquillamente affermare che ci troviamo davanti al progetto più riuscito, completo e maturo dei Platinum.

Astral Chain è una bomba, senza troppi giri di parole. Un concentrato d’azione e maturità ludica da far impallidire titoli che hanno segnato la crescita dell’action in terza persona e dell’hack’n’slash.

Un concentrato di tutto quello che di buono ha prodotto Platinum in questi anni, e che il director Takahisa Taura (precedente al lavoro su NiER) ha condensato in maniera quasi perfetta. 

Astral Chain Legion

Nei panni di un agente della divisione Neuron, ci troveremo all’interno di una storia che sin dalle primissime battute di gioco regala un ritmo freschissimo e coinvolgente, coadiuvato da un character e un world design che nascono dalla mano famosa e sicura del mangaka Masakazu Katsura (il signore che ha disegnato Video Girl Ai, Zetman e I’s). 

Un titolo che attinge tanto dalla cultura occidentale, quanto da quella orientale (palesi gli omaggi a prodotti come Neo Genesis Evangelion), creando un mix visivo che spreme come non mai l’hardware di Switch regalando, a chi gioca, un world building decisamente appagante sul piano visivo. 

DUE ANIME, DUE GIOCHI 

La natura unica e speciale di Astral Chain nasce, come nel più semplice dei paradossi,  da un gameplay che si rivela non esente di qualche difetto, ma che al contempo non lesina nello stupire il giocatore utilizzando fasi action adrenaliniche quanto stupefacenti. 

Nei panni di un poliziotto, la nostra esperienza ludica (non ho finito il gioco perché sto cercando di completare con meticolosità tutto quanto, ma si va oltre le venti ore abbondanti) si divide in due/tre fasi ben precise

La prima è quella più sostenuta, quella che spesso spezza il ritmo con tanti momenti di indagine accompagnati da una quantità di dialoghi, che solo in alcuni casi finisce per risultare eccessiva.

Sfruttando l’IRIS, una sorta di sistema di indagine a realtà aumentata, dovremo scovare indizi, analizzare prove, interrogare personaggi sospetti o potenziali testimoni con l’ausilio del nostro Legion.

Molte di queste sezioni servono per far progredire la narrazione, raccontare il background dei personaggi e offrire una serie di attività secondarie (un po’ troppo simili tra loro, purtroppo) che ci aiuteranno a migliorare il nostro grado all’interno della polizia, così da guadagnare potenziamenti utili a sviluppare le abilità dei Legion.

Non dico una bugia se confesso che, in alcuni momenti, ho sentito il ritmo calare considerevolmente. Di tutte le cose assurde che il gioco è in grado di proporre, questi sono forse quelli più “normali”, insomma quelli che sanno di già visto.

Poi però arriva la fase action, quella in cui il sistema che vede la presenza di un Legion (un robot che viene controllato grazie ad una catena, stile guinzaglio) e di una serie di Chimere (i nemici del gioco) che inscenano sul campo un valzer videoludico di spessore, capace praticamente di tenerti col fiato sospeso per tutto il suo corso.

Il nostro personaggio è dotato di pistola e un manganello che all’occorrenza si può trasformare in una sorta di spada a due mani. I Legion vengono invece gestiti interamente dalla CPU, ma attraverso una serie di comandi che si possono impartire manualmente è possibile concatenare una serie di combo non solo appaganti sotto l’aspetto visivo, ma anche estremamente efficaci sul piano ludico.

In tutto questo ben di Dio videoludico splende un combat system che attinge, senza troppa vergogna, da una serie di titoli precedentemente sviluppati da Platinum, e ovviamente, da una serie di prodotti come l’ultimo Devil May Cry (in particolare lo stile di combattimento di V).

Astral Chain Combattimento

Distanze, chain di combo variabili, ma soprattutto – da un certo punto in poi della storia – la possibilità di utilizzare Legion differenti che sfruttano abilità uniche (Arco,  Spada, Bestia, Ascia e un super tank).

Il sistema di combattimento di Astral Chain è fresco e divertente, in un certo senso quasi innovatore nel proprio genere dato che, negli ultimi anni, non si è mai cercato di avere il coraggio di proporre qualcosa di nuovo (eccezione fatta per V. di DMC).

Ma quello che offre il gioco di Platinum Games è un combat system completo e appagante, all’interno di un contesto credibile nonostante una forte dose di fantascienza.

Senza troppi giri di parole si tratta del gioco non solo più maturo, ma probabilmente più completo della software house giapponese.

KILLER APPLICATION?

Parlando di completezza, non posso fare a meno di citare tutto il sistema di crescita del personaggio e dei Legion (che possono anche essere interamente personalizzati) che permette di sbloccare nuove mosse e delle statiche passive. 

Scelte che non saranno solo di contorno, ma che in alcuni momenti definiranno in maniera netta l’evoluzione dei nostri Legion, per lo più basata sul nostro stile di gioco.

Per me Astral Chain entra di prepotenza all’interno di quelle che sono le killer application di Nintendo Switch. Un titolo coraggio, divertente e appassionante. Al netto di una serie di difetti che spariscono nel momento in cui il combat system entra nel suo vivo. Platinum Games nel massimo del suo splendere.

E adesso scusate, il mio dovere da poliziotto mi richiama sulle strade!

 

 

 

9.0 Astrale!!

Astral Chain è il prodotto che serviva a Platinum Games per confermarsi come software house di spicco all'interno del panorama giapponese. L'esclusiva per Nintendo Switch è un titolo vibrante, divertente, innovativo e profondo. Se siete amanti della software house giapponese e degli action in terza persona, non fatevelo scappare.

  • 9.0
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About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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