“Tanto va il titano al lardo che ci lascia lo zampone!”

Sebbene l’ultimo manga che ho letto risalga a parecchi anni fa, precisamente negli anni in cui veniva pubblicato Great Teacher Onizuka, ho cercato di restare informato il più possibile su questo settore. Miura sembra essersi preso una vacanza lunga tutta una vita, One Piece al contrario sembra non voler finire mai e molti altri lavori, tra alti e bassi, continuano a occupare spazio sulle librerie degli appassionati, che continuano solerti a comprare ogni albo sia in grado di suscitare qualsivoglia tipo di interesse.

Attack on Titan, il nostrano Attacco dei Giganti per capirci (o Shingeki No Kyojin per i nippofili), mi aveva incuriosito ai tempi dell’uscita (se non sbaglio il 2012, ma siate liberi di correggermi) per la sua storia: una città circondata da enormi mura difensive viene continuamente attaccata da una serie di giganti che divorano le persone senza una logica precisa alle spalle, mentre un manipolo di soldati cerca in tutti i modi di combatterli emulando la leggenda di “Davide e Golia”.

L’esito della battaglia non è propriamente lo stesso, anche perché i giganti sembrano molto più forti e “furbi” del povero Golia e inoltre la storia, dopo una serie di vicissitudini, prende il volo facendo emergere dettagli e plot twist veramente interessanti. Insomma, se già il manga è apparso lodevole, l’idea di poter mettere mano su Attack on Titan 2: Final Battle mi è sembrata una buona occasione per pareggiare il maltorto verso l’opera, cercando di capire un po’ come si sono evoluti tutti gli eventi letti tanto tempo fa.

TITANO AL QUADRATO

Omega Force e Koei Tecmo hanno lavorato ad Attack on Titan 2: Final Battle, utilizzando una formula di vendita che potremmo definire “deluxe”, in cui viene inserito tutto un corposo aggiornamento legato alla terza stagione dell’anime, che proprio in questi giorni ha fatto la sua comparsa su Netflix. Nuove armi e una nuova modalità, entrambi a un prezzo probabilmente eccessivo, soprattutto se consideriamo che si tratta di ben 50€ per un aggiornamento che non viene fornito ai possessori del gioco.

Oltre a questo, in pratica si viene catapultati all’interno di questa ambientazione come avviene in Monster Hunter World, quindi utilizzando un alter ego rigorosamente muto che dovrà ripercorrere gli eventi della prima e seconda stagione, destreggiandosi in una serie di ammiccamenti e sorrisi (pochi) in cui ascolterà tutto ciò che gli altri personaggio avranno da dirgli. Le numerose missioni ci faranno interagire con i personaggi del franchise e noi, sfruttando la formula dell’action in terza persona, dovremo fargli da spalla utilizzando l’attrezzattura per la manovra tridimensionale per volteggiare da una superficie all’altra.

Tutto molto bello a livello visivo, almeno fino a quando la telecamera diventa un po’ ballerina e l’inquadratura, complice forse anche la mia capacità di gestirla, finisce spesso per rendere l’azione completa decisamente caotica, trasformandomi spesso in una locandina sul muro senza rendermene conto. Tale protocollo si ripete purtroppo nelle fasi più dinamiche del combattimento, dove spesso contro più nemici ho dovuto cercare di volteggiare al meglio delle possibilità per evitare di finire a terra per essere successivamente terminato. Perlomeno la fase ruolistica del gioco offre una serie di stratagemmi utili a migliorare la propria attrezzatura, così da renderci più o meno letali contro tutti quei nemici che diventeranno via via sempre più difficili da gestire.

Fortunatamente oltre alla modalità storia principale, quella giocata del secondo capitolo, vi è anche un pacchetto storia indipendente riguardante la terza, che cerca di ripercorrere la storia degli episodi più recenti senza “costringerci” a giocare l’intera storia da capo. Sinceramente la trovata può essere funzionale allo scopo per chi dovesse aver già giocato il capitolo base uscito l’anno scorso, ma nel mio caso un minimo di infarinatura generale non mi è dispiaciuta per nulla. La differenza risiede nel gameplay, dato che quest’ultima sembra voler semplicemente renderci partecipi dei fatti, lasciando il nostro personaggio e vestendo al contrario i personaggi della serie a seconda degli eventi che andiamo a giocare.

GIGANTE SOLO NELL’ASPETTO

L’aspetto che lascia un retrogusto di amaro in bocca risiede nell’intera struttura del gameplay di questo Attack on Titan 2: Final Battle, che come accennato poc’anzi inserisce si degli elementi nuovi, finendo però per non bilanciarli correttamente. Anche la trasformazione in gigante conferisce una sorta di emozione goliardica sulle prime battute, ripetendosi però come meccanica al punto da stemperare l’intero mood in pochissimi minuti.

Attack on Titan

Fortunatamente l’inserimento della modalità Riconquista Territorio, in possesso di un setting narrativo corrispondente all’inizio del manga, rende un minimo più vivace l’esperienza soprattutto perché ci si trova a gestire una parte se vogliamo più gestionale, avente come scopo quello di togliere il più possibile terreno all’avanzata dei titani. Tecnicamente l’ho trovato un po’ scattoso, soprattutto nelle fasi più concitate dove qualche calo di framerate non si è lasciato attendere troppo, ma forse dovuto anche alla mia vetusta Playstation 4 che sta iniziando a perdere colpi.

Da segnale che mentre il doppiaggio è completamente in lingua giapponese, invece i sottotitoli di Attack on Titan 2: Final Battle sono completamente in italiano, permettendoci di seguire la storia senza impazzire con traduzioni di nessun tipo.

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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