Bethesda torna a farci uccidere nazisti, questa volta facendoci però vestire i panni delle figlie del temibile Blazkowicz

Wolfenstein è uno di quei giochi che, nel corso degli anni, non ha mai mollato per un momento la presa nei confronti della propria utenza, continuando a seguire un iter di pubblicazione pronto a farci ammazzare nazisti dal 1981 a oggi. Gli utenti meno navigati ricorderanno sicuramente come prima installazione del franchise Wolfenstein 3D, quello identico a DOOM per capirci dato che gli sviluppatori erano sempre i ragazzi di id Software, passando successivamente dopo un po’ di anni prima per Return to Castle Wolfenstein e poi, ultima tenendo da conto l’ordine cronologico, la serie di capitoli sviluppata da MachineGames (New Order, Old Blood, New Colossus e Youngblood).

A differenza però dell’onnipresente Blazkowicz, in Wolfenstein Youngblood vestiremo i panni di Jess e Soph, figlie del succitato, pronte a seguire le orme del padre in una caccia senza quartiere nei confronti dei nazisti. Le due partiranno per Parigi in compagnia di Abby, la figlia di Grace Walker, per cercare il padre scomparso senza lasciare traccia e faranno la conoscenza di una piccola cellula ribelle attiva nei sotterranei della città, che sembrano fare di tutto per dare filo da torcere ai soldati nemici.

UN DUETTO MORTALE

Sebbene i titoli del franchise abbiamo riscosso un discreto successo anche se giocati completamente in solitaria, questa volta Bethesda e gli sviluppatori hanno cercato di fare un passetto in più, inserendo per la prima volta una modalità cooperativa con cui poter affrontare la campagna dall’inizio alla fine. Potrete ovviamente giocare la campagna completamente in solitario, affidando quindi all’intelligenza artificiale i comandi della vostra sorella gemella, oppure potrete fare affidamento a un manipolo di soldati virtuali sparsi per il mondo con cui poter condividere qualsivoglia momento della storia seguendo una modalità di tipo drop-in o drop-out.

Chiaramente per quello che ho potuto ho preferito giocare insieme a qualche mio conoscente, almeno per condividere tattiche accompagnate, in caso di fallimento, da qualche commento edulcorato, ma devo ammettere che anche affidandomi al caso non mi sono capitate situazioni sfortunate, persino quando il gioco cerca in ogni modo di farti fuori senza riserve. Le missioni completate vengono salvate su entrambi i salvataggi, un modo intelligente con cui ogni giocatore può progredire nella storia evitando di perdere del tempo in più.

Mi trovo piacevolmente a sottolineare che il gioco viene venduto, nella versione deluxe diciamo, fornito di un Buddy Pass, praticamente un modo per dividere la spesa con qualche amico in modo di giocare insieme con un’unica copia. La cooperazione acquista importanza nelle fasi di combattimento più animate, soprattutto quelle dove l’ecosistema dei nemici comincia a diventare piuttosto eterogeneo, magari mettendo insieme avversari forniti di armatura e armi pesanti con quelli al contrario più deboli in termini di resistenza, ma molto più rognosi per quanto riguarda il danno inflitto alle due sorelle.

Giocare in due permette anche di suddividere i talenti o di attuare tattiche di ingaggio lievemente più articolate, giacché l’intelligenza artificiale non sembra essere sempre sul pezzo quando cerchiamo di muoverci usando una tattica stealth. L’azione a testa bassa non sempre porta risultati positivi, ma a conti fatti risulta uno dei modi più rapidi per ripulire la zona.

Qualora per un motivo qualunque venissimo abbattuti dai colpi nemici, entreremo in uno stato di premorte dove il nostro compagno, entro un determinato tempo, avrà la possibilità di riportarci in vita con un quantitativo standard di punti ferita (aumentabile grazie alle abilità). Potremo morire massimo tre volte, venendo poi costretti a ripartire da un checkpoint più o meno lontano dalla nostra missione: fate attenzione a gestire bene queste vite, poiché spesso potrebbe risultare addirittura più comodo sacrificarne una per cercare di ressare la nostra compagna, allontanarci un po’ dal campo e ricominciare l’azione ragionando meglio sulle mosse da fare.

UN LIVELLO PER VOLTA

Il gameplay di Wolfenstein Youngblood cerca di suddividere su più strati l’esperienza ludica, dando libero sfogo alle diverse necessità che i giocatori ripongono nei confronti di titoli appartenenti al genere sparatutto. Sebbene il gunplay risulti dinamico già di per sé, pure se non abbiamo un armamentario eccessivamente elaborato, la presenza di una serie di pannelli utili a personalizzare il personaggio e le stesse armi rende un po’ tutta l’esperienza un pelino più tattica, proprio perché alcuni potenziamenti potrebbero migliorare drasticamente la nostra presenza sul campo.

Per dire, usare il set Ster per migliorare il danno di un’arma offre a conti fatti un bonus importante, che si traduce durante le boss fight in un vero e proprio massacro, sempre se gestito in maniera intelligente. Con alcune armi invece, tipo le mitragliette, aumentare la velocità di ricarica e la capienza del caricatore permette di diventare in poco tempo delle macchine di morte, pronte a crivellare di colpi i nemici senza lasciargli un attimo di respiro.

Piacevole l’idea di costruire il level design su più livelli, sfruttando anche la verticalità delle mappe, peccato però che non ci siano tanti livelli da esplorare, e che la maggior parte delle missioni (o ricerca degli oggetti speciali) si traduce ben presto in un backtracking piuttosto aggressivo, in senso negativo però, proprio perché gli scenari che ci troviamo di fronte sono sempre gli stessi. Ok, i nemici aumentano di livello con noi, quindi il grado di sfida resta comunque buono, però rivedere le stesse stanze troppe volte comincia a diventare stucchevole dopo poco. Il gioco, seguendo la campagna principale, offre un divertimento assicurato per una buona decina di ore (tirando dritto eh), tempo che comunque può diluirsi allo scopo di completare tutte le side quest.

Al netto di questi piccoli difetti, Wolfenstein Youngblood risulta veramente divertente da giocare, soprattutto tenendo conto del rapporto qualità/prezzo. Su client Bethesda è possibile comprare il gioco a 29.99€, 39.99 qualora invece volessimo utilizzare la Deluxe con il Buddy Pass.

Tecnicamente il gioco si presenta discretamente bene per quanto riguarda grafica e sonoro, e sinceramente ho trovato ben caratterizzato il doppiaggio in lingua nostrana, anche se spesso ultimamente cerco di ascoltare tutti i dialoghi in inglese sfruttando i sottotitoli.

8.2 Kill Nazis is always AWESOME

Questo nuovo capitolo della serie riesce a riprendere bene il concept ricreato da MachineGames, regalandoci un buon livello di intrattenimento coadiuvato da una storia divertente e sfrontata, anche se piuttosto lineare. Le ambientazioni non saranno esaltanti se esplorate in lungo e in largo più volte durante il gioco, ma l’impegno profuso nel rendere il gioco dinamico resta comunque degno di nota. Giocatelo in compagnia, non ve ne pentirete!!

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About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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