Il single player sta morendo, anzi, per molti è già morto.

Quante volte abbiamo sentito questa frase?

Per chi come me è cresciuto a pane e sfide in solitaria, è un concetto che non riuscirà mai ad assimilare. Una verità (sia chiaro: piena di sfumature che non analizzerò in questa sede) che non riuscirò mai ad accettare pienamente.

Non fraintendetemi. Negare il successo di prodotti come Rainbow Six, Apex: Legends, Overwatch, World of Warcraft e così tanti altri, sarebbe un po’ come trovarsi nel mezzo di un uragano e affermare che sono due gocce di pioggia.

Ma un po’ come nelle migliori trame cinematografiche, la speranza è sempre l’ultima a morire. Cari amici, A Plague Tale: Innocence è esattamente qui per questo, per dirci che c’è e ci sarà sempre spazio per storie appassionanti, ritmate e condite di tutti quegli ingredienti che rendono un prodotto affascinante sin dal primo momento in cui lo si approccia.

IL MONDO AL TEMPO DELLA PESTE

La storia di Amicia e Hugo è qualcosa che entra nella pelle, esattamente come la peste che imperversa nella Francia del 1348, teatro che fa sfondo alla vicenda. Partendo da questo elemento, i ragazzi di Asobo Studio hanno realizzato un plot che fonde insieme elementi storici ad altri di fantasia. Da una parte la già citata peste, l’inquisizione e la guerra franco-inglese, dall’altra l’alchimia e il mistero.

La ricostruzione degli ambienti è veramente eccezionale.

I diciassette capitoli che compongono questa grande avventura viaggiano su ritmi impressionanti. Mi hanno rapito, portando il mio livello di immedesimazione a livelli che ultimamente avevo raggiunto solamente con Deacon di Days Gone.

Ritmi che ci portano a conoscere dei personaggi inizialmente semplici nella loro costruzione caratteriale, salvo poi trasformarsi e crescere man mano che gli eventi li colpiscono. Non c’è davvero nulla di banale in A Plague Tale: Innocence, e questo è realmente il suo più grande pregio.

LA STORIA SOPRA IL GAMEPLAY

Molti che lo hanno giocato, o che lo stanno giocando proprio in questi giorni, potrebbero obiettare dicendo che ci troviamo davanti ad un gameplay scolastico, mai realmente sfidante e in grado di offrire soluzioni (sia nei momenti puzzle che stealth) sempre piuttosto individuabili.

Non mi sento di dare torno a queste persone, in realtà hanno ragione; allo stesso tempo però, credo che la scelta di offrire un gameplay lineare e non particolarmente probante, sia stata anche una scelta precisa degli sviluppatori di Bordeaux. Una scelta dettata dalla precisa volontà di non distogliere troppo l’attenzione del giocatore dalla storia dei due ragazzi.

Qualcosa che ha il sapore di walking simulator, ma che grazie alla bravura del team, è riuscito ad inserire elementi puramente stealth (erba alta, ripari e la fionda) ad altri più squisitamente puzzle (l’utilizzo di marchingegni e la possibilità di manipolare gli sciami di topi).

Proprio i ratti dovevo trovarci? (cit.)

Tutto questo all’interno di una cornice tecnicamente ineccepibile. Scorci di paesaggio che mozzano il fiato; precisi momenti che scadono nell’horror più genuino, aggiungendo un’ulteriore strato artistico pienamente percepibile; modelli poligonali credibili e ben animato. L’impianto tecnico di A Plague Tale, se mi fermo a ragionare sul numero di persone che hanno lavorato al progetto, è qualcosa di veramente incredibile, in grado di mettere in risalto la cristallina bravura di Asobo.

MA HA ANCHE DEI DIFETTI

E se proprio qualche difetto glielo devo trovare a questo piccolo diamante videoludico, li posso individuare in due precisi elementi del gioco: IA e finale. Nel primo caso ci troviamo davanti a qualcosa di veramente basico, che si appiattisce in maniera ulteriore nel momento in cui, attraverso il crafting delle armi, la fionda e gli intrugli alchemici diventano ancora più efficaci.

La seconda è qualcosa che vira più sul gusto personale. Per quanto il villain del gioco si dipinto in maniera eccelsa agli occhi del giocatore, il culmine ludico e narrativo l’avrei gestito in maniera differente. Immaginate di andare in un ristorante stellato, gustare un menù incredibilmente gustoso, per poi scivolare su un dolce poco allettante. Proprio lì, all’ultima portata. Ma tranquilli, non parliamo di un dolce cattivo, semplicemente non in grado di incontrare quello che la mia testa si era immaginato come finale.

Al netto di questo, A Plague Tale: Innocence è una delle più formidabili manifestazioni di quello che il single player può regalare in termini di divertimento ed emozioni. Una storia incredibile, che vi consiglio vivamente di vivere sulla vostra pelle. Dall’inizio alla fine. Senza mai prendere fiato.

8.5 Awesome

Asobo Studio è riuscita nell'impresa di realizzare una grande storia. Un gioco che rapisce il giocatore grazie a ritmi narrativi, ambientazione e personaggio. Una scrittura ispirata e intelligente, che bilancia qualche piccolo limite a livello di gameplay e di intelligenza artificiale. Ma si tratta briciole, che non intaccano la bellezza della narrazione e del comparto visivo che la accompagna. Amerete Amicia e Hugo.

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About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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