Spesso bisognerebbe fare di testa propria, capire che certe cose è giusto viverle sulla propria pelle. Provare quell’abito, per scoprire che rispetto a come te lo immaginavi vedendolo dalla vetrina, una volta indossato ti sta da Dio.

Lo stesso vale per le storie. Una storia è qualcosa che aderisce alla tua mente, ai tuoi sentimenti, stimola i tuoi ricordi e le tue sensazioni. Una storia ha il potere di accendere una miccia che arrivata al culmine, fa esplodere qualcosa dentro di te, facendoti così innamorare di quello che sta vivendo.

Questa cosa, al netto di altre problematiche che per ora non voglio affrontare, è successa con Days Gone. Quanto tempo è passato dalla release del gioco? Un mese? Probabilmente sì.

Un lasso temporale lungo, lunghissimo per i videogiochi e per le tempistiche di internet. Eppure, ne voglio parlare ora. Fuori tempo massimo. Lontano dalla frenesia del momento e dalle luci della ribalta che, con metodica regolarità, ogni tripla A Sony in questa generazione si trova puntate addosso nel periodo di uscita.  

Days Gone è quel titolo imperfetto che ti piace. Quel prodotto che, giocando, è così onesto da non riuscire a nasconderti i palesi limiti che lo affliggono in alcune situazioni (e di cui abbiamo già parlato in altri pezzi dedicati a questo gioco).

Eppure, a dispetto di quello che dicono i giornalisti della stampa straniera (molto meno i miei amici e colleghi nostrani: BRAVI!) Days Gone è un folle viaggio nella putrida e desolata disperazione americana.

Un viaggio, in cui il nostro Virgilio è un biker dalla personalità sporcata da varie scale di grigi, ma dal cuore buono; innamorato follemente di una moglie che non c’è più; fedele all’unico compagno sopravvissuto della sua banda, Boozer.

Look da duro, cuore tenero. Deacon è un personaggio dalle mille sfacettature.

La sua epopea, è la nostra epopea. Un’evoluzione narrativa che mi ha ricordato in alcuni momenti sinceri riferimenti a serial televisivi come Sons of Anarchy e The Walking Dead. Uno script in grado di porre l’accento su una serie di situazioni e figure che sono riuscite ad emozionarmi, e farmi sentire parte della storia che il gioco mi stava raccontando.

Deacon, in particolare, è il vero deus ex machina di tutta la vicenda. Un personaggio che, nelle prime battute di gioco, potrebbe persino sembrare superficiale e stereotipato agli occhi dei giocatori, ma che in realtà nasconde quella famosa “scala di grigi” citata poche righe fa, che lo rende incredibilmente profondo e sfaccettato.

Ma un grande protagonista, ha bisogno di ottime spalle, e il lavoro svolto da Bend Studio nel valorizzare ogni singolo personaggio è stato davvero incredibile. La sfida, d’altronde, era tutt’altro che semplice, soprattutto se contiamo il numero di personaggi che interagiscono con Deacon.

Ma tutto fila liscio, con qualche inevitabile scivolone (non ve li dico per evitare spoiler), ma mai realmente preoccupante. E quello che ne esce è un prodotto che nonostante la lunghezza forse eccessiva (c’è un brusco calo di ritmo poco dopo la metà) non annoia mai il giocatore.

LA FORZA DI SOPRAVVIVERE

E poi, cosa che non voglio sottovalutare, c’è quel senso di sopravvivenza che è davvero unico nel suo genere. Partendo dalla gestione della tua moto (una sorta di estensione di ogni singolo personaggio), passando per un crafting valido e intelligente, arrivando ad uso sapiente dello stealth.

Insomma, se mi fermo un attimo a pensare che solamente un centinaio di persone sono riuscite a realizzare questa grande esperienza videoludica, mi viene solamente da applaudire e dire: grazie. Grazie perché Days Gone non è il solito gioco sugli zombie.

Days Gone è un gioco in cui gli zombie sono sempre presenti, ma non sono i protagonisti assoluti.

E se i difetti di una intelligenza artificiale deficitaria e di una struttura delle missioni che sulla lunga distanza mostra le sue debolezze, vanno giustamente menzionati, è anche corretto ammettere che la forza di questi ragazzi gli ha permesso di rivaleggiare con titoli AAA Sony realizzati da team due o tre volte più grandi.


Cari colleghi americani, forse, di questo piccolo ma importantissimo elemento bisognava tenerne realmente da conto. Complimenti Bend Studio, in sella alla moto di Deacon ho vissuto un’avventura emozionante e appassionante!


About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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