Giovedì sera, giornata ideale per andare al cinema e gustarmi il live action di Aladdin, se non fosse che la sala era gremita fino all’ultimo ordine di posto, non tanto per il film proiettato ma perché era il “compleanno” del cinema e c’era un’offerta a cui non si poteva rinunciare: biglietto, pop corn e bevanda a 5 euro!

Già le premesse del trailer non mi avevano fatto impazzire, la sala stracolma con gente che chiamava, faceva foto e usava i flash non aiutava di certo, ma al cuore ed al fanciullo interiore non si comanda.

UN AMICO COME ME

Il passaggio da cartone animato a live action ormai è sempre più nella norma, grazie anche ai progressi effettuati nel mondo della CGI, eppure, per un film come Aladdin, mi spaventava la resa su schermo di uno dei personaggi più iconici del mondo Disney, il Genio della Lampada, che ricordiamo aveva nella versione inglese la voce del compianto Robin Williams, doppiato in italiano da Gigi Proietti che torna in questo film prestando la voce al Sultano.

Will Smith, che ha avuto l’onere e l’onore di vestire questi panni, ha subito voluto mettere in chiaro che era consapevole della difficoltà di questo ruolo e che il vuoto lasciato da Robin Williams era praticamente incolmabile.

Quando vidi questa vignetta, ammetto di essermi emozionato.

Quindi senza indugio parliamo immediatamente dell’elefante che c’è in questa stanza: il Genio di Robin Williams, per un motivo o per un altro, è inarrivabile, ma Will Smith lo omaggia senza troppo sfigurare.

Certo che vedere l’ex principe di Bel Air con pelle blu e tornadi magici vorticheggianti al posto delle gambe fa un po’ strano, ma dopo un primo impatto iniziale, devo ammettere di aver apprezzato la sua interpretazione, che ricalca in molti passaggi quello che abbiamo già visto nel lontano 1992 nel cartone animato.

Tutto cambia non appena scatta la musica di “Un amico come me”. In quel momento tutte le preoccupazioni spariscono e la voce parte da sola, canticchiando a bassa voce, ignorando completamente il fatto di essere al cinema. Per fortuna mi accorgo che il resto della sala cantava a squarciagola, non facendomi sentire un povero pazzo.

Devo ammettere che fino a quel momento questa versione di Aladdin non mi aveva esaltato particolarmente, con un prima parte del film molto lenta, che più che hollywoodiana, aveva un qualcosa di bollywoodiano, confermato anche da alcuni balletti presenti nel film, di chiara ispirazione del cinema indiano.

Unica nota di colore è l’inserimento di un personaggio non presente nel cartone animato, l’ancella personale di Jasmine, Dalia, interpretata da Nasim Pedrad, veterana del Saturday Night Live.

Naomi Scott è una bellissima Jasmine, mentre alla sua sinistra abbiamo la new entry Dalia

Le sue parti, seppur brevi, rappresentano la spalla comica di Jasmine, come il Genio lo è per Aladdin, con uno stile particolarissimo che mi ha richiamato alla mente alcuni sketch di Daria, la serie animata spin-off di Beavis and Butthead, ed in parte Amy Farrah Fowler, la compagna di Sheldon in Big Bang Theory, due personaggi femminili che adoro particolarmente.

Ritornando a noi, dicevamo che con la comparsa del Genio, il film cambia totalmente ritmo, iniziando a far intravedere quella “magia” che era presente nel cartone animato (e non parlo solo dei poteri del Genio). L’ingresso ad Agrabah con la famosa “Principe Alì” è qualcosa di meraviglioso, con colori ed effetti coreografici veramente esaltanti, tanto da far venire la voglia di mettersi in piedi e seguire i passi di danza eseguiti dallo stesso Will Smith, che si presenta in versione umanizzata in questi spezzoni (con tanto di cameo in abiti femminili).

Will Smith guida le danze durante l’ingresso ad Agrabah.

Da qui in poi il film segue quei binari che conosciamo benissimo, se non con qualche deviazione nelle parti in cui è presente Dalia o qualche pezzo in “solitaria” di Jasmine, dove mostra un carattere, se possibile, ancora più forte ed emancipato della versione originale, convincendo di fatto il sultano a nominarla sua erede, in barba alle leggi patriarcali che vigevano su Agrabah. In alcuni punti, anche nelle movenze e nel testo delle canzoni “nuove”, mi ha ricordato un’altra principessa del mondo Disney, diventata molto famosa negli ultimi anni, ossia Elsa di Frozen.

In questo momento ho pensato che iniziasse a nevicare e il suo vestito diventasse azzurro.

Ovviamente la scena clou del film, quella della “passeggiata notturna” sul tappeto volante, rimane emozionante come la prima volta, con una delle canzoni più belle mai scritte per un film Disney e non nego che una lacrima stava per solcare il mio viso.

Eccomi mentre vedevo la scena del tappeto volante.

Forse la parte più debole del film è il villain di turno, Jafar, insieme al suo fedele e crudele pappagallo Iago. Rispetto alla versione a cartoni il suo personaggio non mi ha colpito particolarmente, lasciandomi un po’ con l’amaro in bocca. Nella versione animata, Jafar, pur essendo un “cattivo”, rimane un personaggio dalla grande intelligenza ed anche un certo carisma, mentre in questo live action da subito viene messa in mostra la sua indole malvagia e senza alcuna pietà. La scelta di prendere un attore molto giovane per il ruolo, Marwan Kenzari, nato nel 1983 ha in qualche maniera contribuito a togliere quell’area di saggezza e conoscenza che la mia mente associa ad un Visir.

Non siamo di fronte ad un capolavoro, ma di sicuro Aladdin è il miglior live action che la Disney ha prodotto fino ad ora, giudizio forse un po’ di parte, legato al fatto che il cartone animato è stato per lungo tempo (prima dell’arrivo di Lilo & Stitch), uno dei miei preferiti, se non il mio preferito.

Guy Ritchie, regista di cui ho adorato la maggior parte dei suoi lavori, ha preso una bella patata bollente tra le mani ed è riuscito a cavarsela senza scottarsi le mani, regalandomi emozioni molto simili a quelle che ho provato oltre 25 anni fa, con un film adatto sia ai più piccoli che magari non hanno mai visto Aladdin in vita loro, che a noi nostalgici che siamo cresciuti con questi capolavori.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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