Il tempo è tiranno

Sempre più spesso mi capita ormai di guardare le lancette dell’orologio per scoprire, affranto, di non avere il tempo materiale di dedicarmi alle mie passioni. Suddividere ogni istante è diventato praticamente un lavoro: cerchi di pesare le cose cercando di capire cosa fare prima o dopo, magari ti fermi un attimo a riflettere, prendendoti un po’ di tempo per te stesso così da ripeterti uno dei tanti mantra più inflazionati pescato a caso dai biscotti della fortuna.

Una roba tipo “la distanza non conta: è il primo passo che è difficile” o cose così, ecco.

Per questo motivo ho deciso di prendere il blog come una valvola di sfogo, una roba più dedicata all’esperienza che alla critica, funzionale all’idea di condividere il piacere della scoperta di qualcosa di nuovo, sia che si tratti di un gioco, di un film al cinema o di una discussione finita male con quei quattro cialtroni che condividono i miei hobby. Ed è così che ora mi ritrovo a scrivere a ruota libera di Days Gone, questo open world post-apocalittico ambientato nelle foreste dell’Oregon, dove un mucchio di Furiosi (zombi molto simili a quelli visti in World War Z) si sono moltiplicati distruggendo e infettando tutto ciò che gli è capitato a tiro. Armatevi di pazienza, accendete i motori e se avete voglia seguitemi con la vostra motocicletta mentale.

HIGHWAY TO HELL

Abbiamo preso coraggio e ci siamo buttati in quest’avventura

La prima volta che ho fatto partire Days Gone ho sentito una particolare sensazione dentro di me, quella che ti viene quando sai che un gioco ti porterà via diverse ore prima di essere completato. Questo moto interiore mi ha quindi immediatamente bloccato, soprattutto perché non mi piace stroncare una cosa nel mezzo, meno che mai quando si tratta di un viaggio strutturato in questo modo. Così mi sono convinto, anche se ci ho messo un po’, e ho indossato i panni di Deacon, un ragazzo che vive il peso della distanza con la moglie Sarah. Quest’ultima è sparita nella notte a bordo di un elicottero della NERO, un’associazione governativa, senza lasciare traccia.

Insieme a Deacon ho conosciuto Boozer, un rozzo compagno di viaggio che spesso viene chiamato “fratello”, un po’ come senti fare a quei motociclisti che becchi ogni tanto per strada con quelle belle custom e quei giubbotti tutti uguali pieni di borchie, spille, sangue e olio motore. Il protagonista e il suo vice cercano di sopravvivere all’Incubo, il soprannome che i superstiti hanno deciso di dare al mondo fuori dagli accampamenti, una realtà infetta dove a resistere sono i più forti (o spesso i più infami).

Deacon Days Gone Playcorner
Sopravvivere è la parola d’ordine. Ad ogni costo.

Chiaramente questa è solo la punta di un iceberg che nasconde molto al di sotto delle onde, un romanzo articolato di personalità che trovano una loro precisa collocazione all’interno del racconto, cadendo ogni tanto giusto quando il ritmo perde un po’ di mordente. La colpa a mio avviso è da ricercare nella struttura ludica, che in molte occasioni imposta un tran-tran piuttosto “prevedibile” che pare più l’abbozzo di un riempitivo (non so se mi spiego), dove veniamo coinvolti a liberare accampamenti occupati da banditi o distruggere nidi di furiosi, il tutto mentre cerchiamo di portare avanti la missione principale legata alla storia del personaggio. Ecco, proprio in merito a questo devo ammettere che dopo un piccolo arresto iniziale, la trama comincia a prendere forma, lasciando anche qualche spunto per un rush finale che mi ha fatto piacevolmente riflettere.

Mi sono dovuto ricredere in merito ai personaggi, perché inizialmente li ho trovati piuttosto mosci: Deacon è un chiacchierone incontrollabile, anche durante le fasi stealth non fa altro che parlare, mentre Boozer più volte mi ha lasciato basito di fronte al numero di affermazioni nonsense mosse in merito a qualsiasi argomento.

UN CAVALLO IN CAMBIO DEL MIO REGNO!

Un ambientazione come questa aveva bisogno di una contestualizzazione diversa dall’usuale. Mi spiego meglio: la maggior parte degli open world ha già sfruttato largamente quasi tutte le tipologie di mezzi di trasporto. Dal cavallo all’automobile, dai carri armati agli aerei, c’è sempre stato un modo per includere un mezzo di trasporto funzionale al contesto. Ecco perché in Days Gone ho apprezzato tantissimo la presenza della motocicletta, l’unico veicolo che riesce nel tentativo di unire utile al dilettevole, ovvero concept del personaggio a trasporto su ruota per raggiungere un punto della mappa.

Moto Notte Days Gone Playcorner
Il nostro fido “destriero” ci porterà ovunque.

Ho trovato funzionale anche la possibilità di modificarla, un modo come un altro utile a percepire un senso di progressione nella storia, come anche la questione che il salvataggio manuale è possibile solo nelle sue vicinanze. Niente di preoccupante considerati i checkpoint generosi, ma almeno non ci si sente eccessivamente sperduti nelle foreste dell’Oregon.

Un piccolo appunto mi sento di esporlo per l’intelligenza artificiale, non proprio all’altezza del compito in molte situazioni, dato che i nemici servono spesso il fianco ad attacchi letali alle spalle. Gli zombi risultano pericolosi quando formano dei gruppi, tipo nelle vicinanze dei nidi tanto per dire, ma se intercettati in piccole serie non impensieriscono minimamente, anche perché ho potenziato per bene tutto il ramo di abilità dedicate al combattimento corpo a corpo.

Road Trip to Oregon, un bel titolo per un road movie.

Alla fine di tutto, riflettendo un po’ e tirando le somme, trovo che Days Gone si trovi perfettamente nel mezzo di un bivio: da un lato offre la possibilità di esplorare un mondo open world con personaggi ben caratterizzati, dall’altro invece si lascia un po’ andare perdendo quel ritmo incalzante che ci si aspetterebbe a questo livello. I ragazzi di Bend Studio hanno confezionato un buon lavoro, ricordatevelo quando acquisterete il gioco.

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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