Endgame, il capitolo finale della saga degli Avengers mi ha messo per la prima volta veramente in difficoltà a parlare di un cinecomic.

Un pò perchè dopo quasi una settimana dall’uscita è già stato detto tutto e il contrario di tutto e soprattutto perchè è difficile, anzi impossibile, analizzare il pezzo finale di un mosaico finemente cesellato nel corso di undici anni di film che hanno portato a questo evento.

11 ANNI FA…

Facciamo un piccolo passo indietro.

E’ il 2008 e nei cinema di tutto il mondo esce Iron Man, prima pellicola destinata a riscrivere la storia del cinema (e no, non sono affatto esagerato).

Chiamato a vestire i panni di Tony Stark viene chiamato Robert Downey Jr. ai tempi più chiacchierato per le sue gesta poco nobili fuori dallo schermo piuttosto che per le sue interpretazioni cinematografiche.

La scommessa però si rivela vincente.

La prima pellicola dedicata all’uomo di ferro infatti è un successo strepitoso, sia per il pubblico che per la critica.

Certo, il film è davvero un fulmine a ciel sereno (anche se Thor arriverà solo qualche anno dopo). I film dedicati agli eroi dei fumetti fino a quel momento infatti hanno raramente fatto gridare al miracolo e se vogliamo la trilogia di Nolan e il Batman di Tim Burton sono state delle vere e proprie mosche bianche nel cumulo di ciofeche che gli appassionati si erano sorbiti finora.

Senza tornare troppo indietro negli anni, produzioni come Catwoman, Daredevil, Spawn e tanti tanti altri film avevano timidamente provato a sdoganare i fumetti al grande pubblico. I risultati? Disastrosi a dir poco, sia a livello qualitativo che come appeal verso l’audience cinematografica.

Quello che a noi interessa maggiormente però è quello che succede alla fine del film. Si esatto, sto parlando di quello che sarà una consuetudine per ogni film Marvel (e non solo):i titoli di coda.

Ed è qui che vediamo uscire dall’ombra l’inconfondibile sagoma di Samuel Lee Jackson, fasciato da un lungo impermeabile di pelle e con un occhio bendato.

“Tony Stark, sono qui per parlarle dell’iniziativa Avengers”

Sinceramente non so se nei piani alti della Marvel avessero già idea di cosa questo avrebbe scatenato negli anni futuri, visto che la scena sarebbe dovuta essere uno “scherzo”, ma in realtà è stata l’incipit per qualcosa di fantastico.

Qualcuno ha detto titanico?

Il mondo intero era destinato a far fronte a qualcosa che non si era mai visto: un progetto maestoso, titanico verrebbe da dire.

Un intero universo cinematografico popolato da supereroi che fino a quel momento avevano vissuto epiche avventure solo sulla carta stampata e, diciamocelo, ad uso e consumo di quella fetta di persone definite “nerd” (termine tutt’altro che lusinghiero ricordiamolo).

Il risultato? Beh è davanti agli occhi di tutti.

11 anni. 23 pellicole prodotte. Oltre 20 miliardi di dollari incassati al botteghino, prima di Endgame.

E soprattutto un impatto sul mondo e sulla cultura senza eguali che ha portato i supereroi, come detto affare di nicchia fino a quel momento, a essere argomento quotidiano e ad invadere la vita di tutti i giorni.

Sul perché del successo incredibile ottenuto in questi anni potremmo sprecare ore analizzando mille aspetti. Dalla qualità degli attori interpellati volta per volta, alla bravura nel saper raccontare storie di personaggi tanto distanti dalla nostra vita ma che poi in fondo tanto lontani non sono, eccetera eccetera.

Se volete il mio parere, il motivo principale risale semplicemente ad un uomo, che più di sessant’anni fa ebbe il colpo di genio di capire che gli eroi, per essere amati e per creare empatia con il pubblico, dovevano essere sì esseri eccezionali, ma non privi di difetti per renderli tanto umani da permetterci di identificarci in loro.

Grazie Stan, ti amo 3000.

Endgame Stan Lee
Excelsior!

Ma torniamo a noi e soprattutto torniamo a Endgame.

Dovessi fare una recensione puramente cinematografica, come fanno i critici veri, dovrei puntare il dito su alcune cose che un pò hanno fatto storcere il naso, soprattutto in una prima parte davvero troppo comica (e ve lo dice uno che ha adorato Thor Ragnarok dall’inizio alla fine) e con dei momenti un pò “meh” e anche un pò “boh”.

Ma il punto è che di tutto questo non me ne frega niente. Nada, zero, niet. A sto giro lasciamo le parrucche sui loro trespoli e prendiamo il cuore in mano.

Perché alla fine di tutto, dopo undici anni passati ad emozionarci, a ridere e perchè no, a piangere davanti al grande schermo, ho avuto tutto quello che ho sempre desiderato.

Perché durante la proiezione stampa, solitamente luogo austero con un pubblico poco incline a lasciarsi andare, i momenti di applausi venuti dal cuore sono stati più del previsto.

Perché per tutti i 23 film, e soprattutto in Endgame, io ho combattuto i cattivi alzando Mjolnir invocando il potere del tuono, ho indossato l’armatura di Iron Man per volare nei cieli e ho brandito lo scudo di Cap per salvare l’umanità dal Titano Pazzo.

E sticazzi se non è stato tutto perfetto, ho ricevuto più di quanto avrei osato chiedere e immaginare in quel lontano giorno di undici anni fa, quando un miliardario playboy filantropo si presentava in una conferenza stampa con quattro semplici parole.

Endgame IAMIRONMAN

E per un momento non voglio pensare al futuro, a quel che sarà, ai nuovo casting e ai nuovi film che arriveranno. Endgame rappresenta la giusta conclusione di un lunghissimo percorso ed ora lasciatemi godere la fine, che in fondo è parte del viaggio…

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Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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