Siamo ormai agli sgoccioli; Avengers Endgame è dietro l’angolo e il primo ciclo del Marvel Cinematic Universe sta per concludersi. Mancava solo un tassello prima del gran finale che risponde al nome di Capitan Marvel, ma finalmente il puzzle è completo.

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A distanza di oltre 10 anni dal primo film del MCU, Kevin Feige ha il coraggio di mettere sul grande schermo l’ennesima origin story, anche se con modalità ben diverse da quelle viste in passato.

Ci eravamo lasciati con la scena post credits di Avengers Infinity War dove Nick Fury, in fase di dissolvenza a causa dello “snap” di Thanos, riesce ad inviare un ultimo disperato appello tramite un cercapersone, dove compare un simbolo che magari i meno esperti del mondo fumettistico della Marvel non avranno riconosciuto immediatamente (o confuso con qualche altro, tipo quello dei Nova Corps), ma che ha subito evocato, per noi “Marvel Fag” l’immagine di Capitan Marvel.

Capitan Marvel aka Carol Danvers è un personaggio che per molti anni è stato ai margini della storia editoriale della Casa delle Idee, ma che ultimamente ha iniziato ad avere sempre più spazio e importanza (pensiamo ad House of M o Civil War II). Se ne volete sapere un po’ di più vi rimando a questo articolo, scritto proprio per prepararci all’uscita di questo film.

Dicevamo che questo film è, a tutti gli effetti, una origin story, ma a differenza di quanto visto in altre pellicole (come Iron Man o Capitan America), il percorso che i registi Anna Boden e Ryan Fleck hanno voluto intraprendere è al contrario. Si parte dagli eventi del 1995, epoca in cui è ambientata Capitan Marvel, per poi ricreare, tramite flashback e sequenze oniriche, la storia di Carol Danvers.

Il tutto con una guerra intergalattica sullo sfondo, tra la gloriosa razza Kree e i mutaformi Skrull, nemici giurati degli alieni dalla pelle e sangue blu. Se i Kree facevano già ampiamente parte del MCU grazie a quanto visto in passato sia nei film che in Agents of S.H.I.E.L.D., per i Skrull è la prima apparizione in questo universo cinematografico, il che potrebbe spianare la strada a tantissime storyline future (una su tutte Secret Invasion).

Ovviamente il personaggio di Carol Danvers è il fulcro di tutta la pellicola e devo ammettere di essermi sbagliato alla grande quando, dopo i primi screening e teaser, avevo bollato Brie Larson (premio Oscar nel 2016 per Room) come inadatta per il ruolo.

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Il Capitan Marvel della Larson è praticamente perfetto con il giusto mix di strafottenza, ironia e umanità. Anche a livello fisico, dove in molti avevano additato l’attrice come troppo “cozza” per fare Capitan Marvel, la Larson spacca letteralmente lo schermo (anche grazie agli effetti Super Saiyan durante le sequenze spaziali) e, citando un caro amico, “se le cozze fossero tutte così nel mondo, non faremmo più una guerra”

Il tutto è supportato dalla presenza e dall’alchimia che si forma con Nick Fury, interpretato da un Samuel L. Jackson ringiovanito con i miracoli della CGI. La coppia, che ricorda i buddy movie molto in voga in quegli anni, ruba la scena per gran parte del film, con citazioni e riferimenti continui alla cultura pop degli anni 90 (anche se alcuni potrebbero obiettare su alcune incongruenze temporali, che inizio a pensare siano state inserite di proposito per dare ai detrattori qualcosa su cui sfogarsi).

Sembra quasi una scena da Arma Letale più che da Capitan Marvel.

Intorno al dinamico duo (si può dire o c’è il copyright della DC?) ruotano altri personaggi, tra cui “amici di vecchia data” come l’agente Coulson (che in realtà in questa pellicola è un semplice novellino dello S.H.I.E.L.D.) o una piccola apparizione di Lee Pace, ancora una volta nei panni di Ronan, e nuovi arrivi tra cui Maria e Monica Rambau (quest’ultima nel mondo fumettistico ha assunto il nome di Capitan Marvel per un breve periodo), oltre ai personaggi di Yon-Rogg e Mar-Vell che non potevano certo mancare in un film dedicato a questa eroina (ma che per ovvi motivi legati a possibili spoiler non vi dico come sono inseriti nel contesto)

A parte la costruzione dell’origin story a ritroso, quello che differenzia Capitan Marvel dagli altri film MCU è la sensazione di come Carol Danvers abbia sempre il controllo o la consapevolezza di essere praticamente capace di superare qualsiasi ostacolo le venga posto davanti (fin dalla tenera età che si vede in alcuni flashback). Penso che sia una scelta ben precisa di sceneggiatura per dare al pubblico un personaggio in cui riporre le speranze per risollevare le sorti del mondo dopo quanto accaduto in Infinity War.

In effetti una certa aura di invicibilità pare averla…

Capitan Marvel purtroppo non tocca le eccellenze (a mio parere) di altre pellicole del MCU come il primo Guardiani della Galassia o il primo Iron Man, ma svolge perfettamente la sua funzione sia di tie-in all’atto finale di questa cavalcata lunga 11 anni, che come origin story che ci mostra un supereroe dai sentimenti puri e sinceri, in cui l’altruismo e la voglia di fare la cosa giusta prevale sempre e comunque e per cui faremo il tifo sfrenato durante Endgame.

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