Il 15 febbraio su Netflix è arrivata la prima stagione (visto che è stata già confermata una seconda) di The Umbrella Academy, serie tv ispirata al fumetto creato da Gerard Way, fondatore e cantante dei My Chemical Romance.

Piccolo spoiler: se avessi visto la prima puntata il 15 febbraio, probabilmente avrei scritto questa recensione il 16, visto che mi sono sparato tutte e 10 le puntate tutte di fila in una sessione di bingewatching come non mi capitava da tempo.

UNA STRANA FAMIGLIA

Un giorno del 1989, 43 bambini nascono in circostanze molto particolari: la loro madre il giorno prima non era incinta. Sir Reginald Hargreeves, eccentrico scienziato e miliardario, riesce ad “adottare” (il termine più corretto è comprare) 7 di questi bambini e decide di istruirli ed allenarli per farli diventare un gruppo di supereroi, visto che ognuno di loro (o quasi) ha dei poteri. Nasce così The Umbrella Academy.

Il rapido prologo ci porta direttamente ai giorni nostri dove scopriamo che i ragazzini sono cresciuti ed ognuno di loro, per un motivo od un altro, ha lasciato la casa paterna per seguire la propria strada.

Solo un evento riesce a riunire i membri della famiglia Hargreeves una volta ancora: la morte di Sir Reginald. Una volta riuniti scoprono in realtà che sono destinati a qualcosa di più grande, qualcosa per cui erano stati preparati per tutta la vita, ossia salvare il mondo. Infatti Numero 5, di ritorno da un viaggio nel futuro, avvisa gli altri membri dell’Umbrella Academy che a poco ci sarebbe stata un’Apocalisse che avrebbe portato alla fine di tutto sulla Terra e loro avrebbero dovuto in qualche modo fermarla.

La famiglia si riunisce

Sebbene il tema della fine del mondo con relativo intervento del gruppo di supereroi non sia di certo molto originale, quello che stupisce in The Umbrella Academy è l’intrecciarsi delle varie storie dei personaggi di questa serie.

In primis abbiamo i fratelli Hargreeves, che venivano chiamati dal padre solo attraverso un numero che indicava l’utilità che avevano per lui (vi avevamo detto che era eccentrico).

Numero 1/Luther (Tom Hopper) è il leader del gruppo, un omone di stazza abnorme che possiede la superforza; Numero 2/Diego (David Castaneda) è forse l’unico della famiglia che ha preso la storia dei supereroi seriamente visto che fa il vigilante ed ha un’abilità sovrannaturale di uso dei coltelli; Numero 3/Allison (Emmy Raver-Lampman) è un’attrice di fama mondiale con problemi familiari, dovuti soprattutto al suo potere di cambiare la realtà usando la sua voce; Numero 4/Klaus (Robert Sheehan, che tutti conosciamo per il ruolo di Nathan nei Misfits) è un tossicodipendente che ha l’abilità di parlare ed evocare i morti quando è lucido; Numero 5 (Aidan Gallagher) è il genio del gruppo, nonché teleporta e viaggiatore del tempo, che si ritrova intrappolato nel corpo di sé stesso bambino, pur avendo vissuto per oltre 50 anni nel futuro; Numero 7/Vanya (Ellen Page) è una semplice violinista, visto che non ha nessun superpotere. Numero 6/Ben invece è morto da bambino, in un evento che non viene spiegato o descritto, ma che tra flashback ed altro avremo modo di conoscere durante la serie.

A contorno della famiglia Hargreeves ci sono altri personaggi ricorrenti che orbitano intorno ai membri della Umbrella Academy tra cui sicuramente i più importanti (ed anche quelli con maggior tempo sullo schermo, oltre ai protagonisti) sono Hazel (Cameron Britton) e Cha-Cha (Mary J. Blige), due killer dal look molto alla Fargo, assoldati da un’organizzazione segreta per eliminare Numero 5.

Non saranno i protagonisti, ma amerete Cha-Cha e Hazel

Per gestire e conoscere tutti i personaggi presenti in questa prima stagione di Umbrella Academy, i creatori della serie hanno sfruttato una narrazione non lineare, con continui salti avanti ed indietro nel tempo o semplicemente facendoci vedere gli stessi avvenimenti da punti di vista differenti. Con questo escamotage sono riusciti ad includere, almeno in parte, le origini della maggior parte dei protagonisti della serie e, soprattutto, dare indizi allo spettatore su quello che sarebbe potuto accadere successivamente.Infatti, per chi non è a digiuno di storie di supereroi e fine del mondo, la trama risulta essere a volte prevedibile, ma non per questo noiosa, fornendo anche qualche plot twist veramente interessante e un bel cliffhanger finale (basta non rovinarsi tutto andando a leggersi la trama del fumetto online).

La prima stagione di Umbrella Academy contiene molti registri diversi: si alternano momenti drammatici a momenti molto più leggeri (a volte quasi esilaranti) con alcune scene in cui il talento di alcuni attori (in particolar modo Robert Sheehan ed Ellen Page) spiccano in modo esagerato. Non si disdegnano anche momenti più violenti, quasi splatter, ma che non danno mai realmente fastidio allo spettatore, che li recepisce come necessari in quel particolare frangente. Anche a livello di coreografie dei combattimenti a mani nude non c’è da lamentarsi, con risultati sicuramente migliori a produzioni che ne avrebbero dovuto fare il loro punto di forza (sto parlando ovviamente di Iron Fist).

Ma davvero quelle mascherine servono a qualcosa? Green Lantern non ha insegnato niente?

Dulcis in fundo, penso proprio grazie alla vocazione musicale di Gerard Way, la colonna sonora di The Umbrella Academy è una delle cose più belle mai ascoltate in una serie TV. Si parte dai pezzi del Fantasma dell’Opera suonati con il violino nella prima puntata a brani iconici del rock e pop degli ultimi decenni come Don’t Stop Me Now, Barracuda, Blitzkrieg Pop, Anarchy in the UK, Dancing in the Moonlight, Istanbul, senza ovviamente scordarci Welcome to the Black Parade, forse il pezzo più famoso dei My Chemical Romance. Da ascoltare e riascoltare (magari su Spotify).

Onestamente era dai tempi della prima stagione di Heroes o dei Misfits che non mi esaltavo tanto per una serie TV a tema supereroistico. The Umbrella Academy raccoglie il fardello delle serie Marvel cancellate da Netflix e ne prende il posto, anzi, ne spazza via il ricordo in un sol colpo portandoci a chiedere: QUANDO CAVOLO VA IN ONDA LA SECONDA STAGIONE?

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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