L’attesa del piacere è essa stessa piacere

(Gotthold Ephraim Lessing)

Da quando abbiamo iniziato a sentir parlare finalmente di Kingdom Hearts 3, ho sempre avuto questa frase che mi gironzolava per la testa.

Se andiamo ad escludere gli svariati spin-off e capitoli intermedi, sono passati la bellezza di 13 anni dal secondo Kingdom Hearts e tutto questo tempo non ha fatto altro che creare delle aspettative enormi nella maggior parte dei fan, con tutti i rischi che ne seguono.

Saranno riusciti Nomura e compagni a regalarci una degna conclusione di questa amatissima saga?

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

La domanda è più che lecita. Kingdom Hearts 3 parte con un filmato iniziale che ci catapulta immediatamente dopo gli eventi di Kingdom Hearts 2.8, lasciando chiaramente spaesato chi non ha avuto modo di mettere le mani su tutti i titoli della serie.

Per fortuna, subito dopo la conclusione della sequenza iniziale, il gioco offre la possibilità di rinfrescarsi la memoria all’interno del Memory Archive, utilissimo per i giocatori che per la prima volta si approcciano al mondo di Kingdom Hearts, incuriositi forse dal tam-tam mediatico che l’ha accompagnato in questi anni.

Per quei pochissimi che non conoscono la saga nel dettaglio, Kingdom Hearts è un Action-RPG che si avvale della presenza, oltre al cast originale creato per la serie, di tanti personaggi famosi dei mondi Disney, a partire da Paperino e Pippo, inseparabili compagni del protagonista della storia. Lo scopo dell’avventura è quello di trovare i 7 Guardiani della Luce e sconfiggere Xehanort, il villain che ci ha perseguitato in questi anni.

Sebbene l’obiettivo finale è chiaro, il gioco segue però uno sviluppo piuttosto confusionario, colpa dell’incedere della trama orizzontale abbastanza rallentato, visto che passeremo la maggior parte del nostro tempo ad aiutare i personaggi Disney a risolvere i loro problemi nei loro mondi. Una volta finito con un mondo si passa a quello successivo e così via, finendo coinvolti in un vortice ripetitivo a cui il giocatore di Kingdom Hearts è comunque già abituato.

Come detto la trama fa fatica ad avanzare, soprattutto nella prima parte del gioco, colpa probabilmente dell’utilizzo esagerato di versioni alternative dei personaggi utili solo a giustificare o spiegare gli eventi in corso. In alcuni mondi poi gli sceneggiatori non si sono neanche impegnati più di tanto a creare nuove story-line, servendosi solamente dei film di riferimento come nel caso di Rapunzel o Frozen.

Teoricamente il mondo di Big Hero 6 appartiene all’universo Marvel quindi potremmo ipotizzare che in futuro…meglio stare calmi!

Il fan di lunga data, per trovare finalmente soddisfazione a livello di narrazione, dovrà quindi aspettare l’ultima parte, dove “molti nodi verranno finalmente al pettine”. Certo, alcune vicende vengono lasciate (volontariamente?) aperte per far impazzire i giocatori con almeno un altro decennio di speculazioni (e da questo punto di vista credo che la Secret Ending sia creata solo con lo scopo di farci ammattire), ma credo che lo zoccolo duro che molti aspettavamo di affrontare è stato finalmente risolto, concludendo un ciclo importante per una storia durata fin troppo tempo.

CARO VECCHIO GAMEPLAY

A livello di gameplay Kingdom Hearts 3 è un titolo che forse non vale del tutto il tempo atteso, ma sicuramente si comporta molto bene. Sebbene non sia stato inserito nulla di stravolgente, gli sviluppatori del gioco hanno migliorato quanto di buono già c’era, con piccole e gradite novità.

La più importante è forse l’Attraction System: durante alcuni combattimenti uno dei nemici potrebbe essere segnato con un cerchietto verde piuttosto evidente. Colpendolo accederemo all’Attraction di turno, che consiste nell’evocazione di una delle giostre ispirate al parco giochi Disney che ci permette di infliggere ingenti danni premendo ripetutamente il tasto dell’attacco fino al conseguimento della mossa Epilogo, un potente attacco finale (con tanto di counter per record personali).

A dire il vero non si sente l’esigenza dell’utilizzo di questo sistema, almeno nelle modalità di gioco facile e normale, ma sicuramente in quella difficile sfruttare questa ulteriore possibilità sarà di vitale importanza per sbarazzarsi di noiose ondate di nemici o semplicemente velocizzare alcune boss fight.

A livello di spettacolarità KH3 ci regala veramente bei momenti in ogni fight.

Inoltre, quasi ogni mondo Disney avrà qualche feature personalizzata, che purtroppo rimane un po’ fine a sé stessa, visto che saranno presenti solo nel mondo di riferimento. Questo porta a volte a trovarsi un menù di tutorial anche a gioco parecchio avanzato per imparare i nuovi comandi a disposizione.

Alla fine di ogni mondo riceveremo una nuova Keyblade, ognuna delle quali avrà poteri speciali attivabili attraverso il “Form Changing” (ad un certo punto ho pensato di essere finito in One Piece con le trasformazioni di Rufy). Ogni Keyblade presenta il suo “Form Changing” personalizzato, che può essere di tipo fisico o magici, offensivo o difensivo. Per attivare questo potere semplicemente bisogna colpire i nemici fino a quando non sarà riempito il contatore combo sulla sinistra. Una volta attivata questa abilità, oltre ad un boost delle statistiche temporaneo, continuando ad usare la Keyblade avremo accesso ad un attacco finale molto potente.

Alla stessa maniera anche i nostri fidati compagni di viaggio, Paperino e Pippo, oltre agli NPC che si uniranno in ogni mondo, potranno attivare attacchi speciali dopo un tot numero di attacchi inflitti ai nemici. Inoltre sarà possibile settare alcuni parametri per permettere all’AI di usare i nostri due “sidekick” nella maniera a noi più congeniale.

Ovviamente nel mondo di Frozen ci sarà tanto ghiaccio e neve!

Il più grande difetto del combat system di Kingdom Hearts 3 risiede nella gestione delle telecamere, visto che spesso e volentieri, anche avendo lockato un nemico, se questi scompare dal nostro campo visivo (in particolar modo alcuni boss), si perde un po’ di tempo per ritrovare il giusto orientamento. In generale il combattimento di Kingdom Hearts 3 risulta essere molto caotico, anche per la presenza di ondate veramente corpose di nemici, ma vedere spazzato un intero plotone di Heartless con un singolo colpo ben assestato di Goofy’s Bombardment risulta veramente soddisfacente.

Per viaggiare tra un mondo e l’altro useremo la nostra fidata Gummiship, anche se devo dire che il primo impatto con il sistema di guida è stato disastroso. Dopo aver preso la mano però risulta abbastanza semplice muoversi e orientarsi nel multiverso di Kingdom Hearts 3, con tanti simpatici mini-giochi ad aspettarci durante il viaggio.

Ovviamente Kingdom Hearts 3 non poteva limitarsi alla semplice ricerca dei guardiani e la sconfitta di Xehanort, ma oltre alle feature presenti nei mondi che vi avevo già accennato, abbiamo la possibilità di dilettarci in cucina con Remy da Ratatouille oppure fare incetta di giochi per il nostro Gummiphone (ebbene sì, abbiamo anche qui il cellulare).

Ehi, ma quei 3 cerchi mi ricordano qualcosa…

Sul Gummiphone bisogna aprire una piccola parentesi: questo oggetto ci permetterà di scattare le foto, in particolar modo ai Lucky Emblem sparsi nei vari mondi (che altro non sono che la testa e le orecchie di Topolino stilizzate), fondamentali per poter craftare l’Ultima Weapon (e parte la fanfare di FF7) ma soprattutto per sbloccare il famigerato “Secret Ending”. A livello facile sarà necessario trovare tutti e 90 i Lucky Emblem, 60 per il livello normale e solo 30 per quello più difficile.

DA ASCOLTARE E RIASCOLTARE

Dal punto di vista tecnico Kingdom Hearts 3 si comporta benissimo. Personalmente, a parte quel piccolo problema di telecamere durante alcuni fight, non ho riscontrato problemi di sorta anche con tanti nemici su schermo e l’esplosione di effetti grafici che lo schermo propone di continuo.

Ma quello che veramente affascina di Kingdom Hearts 3 è la colonna sonora: avendo giocato soprattutto nelle ore notturne, ho dovuto per forza di cose utilizzare delle cuffie per non svegliare il vicinato. Questo mi ha permesso di apprezzare ancora meglio il lavoro spettacolare di Yoko Shimomura, oltre ai brani cantati di Utada Hikaru, senza scordarci l’opening prodotta da Skrillex.

Ora non so se saranno presenti i brani da Kingdom Hearts 3 ma dovrebbe toccare anche l’Italia il Kingdom Hearts Orchestra – World Tour (magari fateci un pensierino).

Il gioco è splendidamente doppiato in lingua inglese, ma per fortuna ci sono i sottotitoli in italiano che ci permettono di seguire la storia con relativa facilità anche ai meno anglofoni (anche se, come avrete intuito dai nomi usati nella recensione, non ho usufruito di questa opzione).

Kingdom Hearts 3 è a tutti gli effetti una fiaba moderna che si conclude con una precisa morale, tanto scontata quanto sottovalutata: l’amore e l’amicizia vincono sempre.

PRO & CONTRO

+Gameplay semplice ma efficace
+Colonna sonora da urlo
+Sottotitoli in italiano

-Combat System ripetitivo
-Alcuni problemi con le telecamere durante alcune boss fight

8 Bene ma non benissimo

Kingdom Hearts 3 è un bel gioco, ma gli manca qualcosa per renderlo un'esperienza unica e appagante come forse il capitolo finale (ma siamo sicuri che sarà l'ultimo?) di questa saga meritava. Se non avete mai giocato altri KH in precedenza vi consigliamo di farvi un bel ripassone generale visto che ci sono tantissimi riferimenti alle vicende del passato.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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