Dall’inizio di questo 2019 ho deciso di tenere traccia di tutte le partite che ho la fortuna di giocare con i miei vari gruppi di gioco, sfruttando la nota app “BG Stats”. Una traccia concreta e ricca di spunti interessanti sulla mia “vita ludica”, che mi ha regalato anche lo spunto per far nascere questa rubrica che avrà cadenza mensile sulla pagine di PlayCorner.

La struttura è molto semplice: vi parlerò delle sensazioni che mi hanno regalato giochi che, all’interno di ogni mese, ho avuto la possibilità di intavolare almeno due volte, per quelli che invece ho toccato una sola volta, dedicherò un piccolo paragrafo in calce all’articolo.

Un modo semplice ma efficace per condividere pareri e sensazioni con voi, nella speranza di intavolare piacevoli confronti. Bene, iniziamo.

RESIDENT EVIL 2: THE BOARD GAME – 4 partite (Steamforged Games Ltd. / Cosmic Games)

Non sto neanche a girarci troppo intorno. Se avete seguito i miei canali social saprete perfettamente che il gioco di Resident Evil 2 (non solo il BG, ma anche il remake videoludico), era il gioco che maggiormente attendono in questo inizio di 2019.

Dopo alcune partite svolte (e la campagna iniziata) posso tranquillamente affermare che le mia speranze non sono state disattese. RE2 riesce perfettamente a ricreare quella sensazione di survival horror tipica degli albori della serie (…e tornata recentemente con RE7), sfruttando delle meccaniche semplici ma per nulla banali. La gestione delle munizioni; la necessità spesso e volentieri di pensare più a schivare che a parare o l’ottimo meccanismo di reazione degli zombie sono elementi brillanti e piacevoli.

Quello che all’apparenza può sembrare un gioco semplice, nasconde in realtà moltissime insidie.

I materiali, lo ammetto, non mi hanno fatto impazzire, ma se siete alla ricerca di un survival horror da tavolo, beh non potete che guardare all’acquisto di questo gioco. E ricordate: ogni munizione conta!  

KODAMA – 3 partite (Pendragon Games Studio)

Kodama mi ha rapito per le illustrazione e per una meccanica che, pur non mostrando nulla di davvero innovativo, si amalgama perfettamente all’ambientazione, restituendo al tavolo un qualcosa di onirico e rilassante.

Le regole sono piuttosto semplici, e una volta entrati nel sistema di punteggio del gioco (unica parte che richiede di essere assimilata) tutto scorre piacevolmente. I twist all’esperienza sono dati dalle regole speciali che cambiano di stagione in stagione e dalle carte Kodama, uno dei due modi per fare punti vittoria.

Liberate la vostra creatività! Realizzate alberi dalle forme più strampalate e bizzarre!

Nulla di rivoluzionario, sia chiaro. Ma piacevole e dal rapporto prezzo/divertimento decisamente in positivo. Lo consiglio a chi cerca un gioco duttile, che si adatta sia ai giocatori esperti ma anche ai piccoli o al contesto famigliare.  

DEEP MADNESS – 2 partite (Diemension Games)

La seconda delle due campagne che sto intervallando, è proprio quella di Deep Madness (siamo arrivati a circa metà, e prima o poi continuerò il racconto: promesso). All’inizio ero un po’ freddo sul prodotto, l’impatto delle prime partite mi dava l’idea del classico prodotto kickstarter che esce senza particolare attenzione ai dettagli, sbilanciato e con i classici buchi non chiariti dal regolamento in maniera esaustiva.

Quando si dice “una situazione al limite”.

Perseverando però, devo ammettere di aver cambiato leggermente le mie impressioni sul gioco. Un collaborativo meno banale di quello che può sembrare, nonostante sia (come tutti gli american!) fortemente influenzato dal tiro del dado. La campagna e l’ambientazione mi hanno definitivamente rapito, e anche i materiali – non tutti bellissimi – sono davvero tantissimi e piuttosto vari. Alcune meccaniche (come quella dell’ossigeno che scende nelle stanze allagate) sono davvero simpatiche, e nel complesso nessuno del gruppo si sta annoiando.

Non lo comprerei mai, sia chiaro. Ma rispetto al primo impatto, lo sto giocando volentieri.   

DUNGEON RAIDERS – 2 partite (Devir Italia)

Sorpresa delle sorprese, colpo di coda di fine gennaio. Dungeon Raiders è super semplice e super divertente, specialmente con il giusto gruppo al tavolo. Riedizione di un vecchio gioco, il titolo di Devir si contraddistingue per il grande divertimento che si genera attorno al tavolo.

Nella sua semplicità, nasconde una componente matematica e deduttiva per nulla banale, a cui è stata appiccicata un’ambientazione che riesce a farsi sentire, specialmente grazie alle splendide illustrazioni.

Questo minotauro ha visto cose che noi umani…

Se siete alla ricerca di un filler in grado di essere apprezzato in maniera piuttosto trasversale, Dungeon Raiders potrebbe davvero rivelarsi una scelta vincente. Io mi sento di consigliarlo caldamente.

PAPERBACK – 5 partite (MS Edizioni)

Lo dico senza timore di esagerazione: uno dei deck building migliori che ho provato negli ultimi mesi, che entra di diritto nella mia top 3 del genere. Semplice, per nulla banale, con un uso delle parole davvero intelligente ed accattivante.
Ed è proprio questa l’arma vincente di Paperback: usando semplici lettere stampate sulle carte, l’ho fatto giocare davvero a chiunque.

Bello! Bellissimo! Non ho davvero altro da aggiungere.

Stimolando la fantasia e la ricerca di parole sempre più complesse e arzigogolate (cazz*, ARZIGOGOLATE mi avrebbe dato un sacco di punti!! :D) crea divertimento e interesse attorno al tavolo, anche di coloro che ci gravita semplicemente attorno al tavolo, iniziando a millantare conoscenze enciclopediche della lingua italiana.

MONSTER SLAUGHTER – 2 partite (3emme Games)

Diciamolo, spesso e volentieri interpretare il ruolo dei cattivi è qualcosa di affascinante. In Monster Slaughter non impersoniamo dei semplici e malvagi villain, ma dei veri e propri mostri dell’iconografia horror. Lo scopo è quello di fare più punti uccidendo i malcapitati di turno, ma è il modo in cui decideremo di farlo che decreterà la vittoria di una o dell’altra fazione.

Monster Slaughter ha una componentistica splendida: plancia 3D, illustrazioni accattivanti e ottime miniature. Quello che più apprezzato ho apprezzato del gioco è la sua duttilità: caciarone, ma allo stesso tempo in grado di essere giocato con quel guizzo strategico che lo rende piacevole anche per quei soggetti che non voglio abbandonarsi totalmente alla casualità. Ho anche apprezzato moltissimo l’inserimento di scenari, personaggi speciali e il capanno degli attrezzi, tutte variabili che rendono ogni partita un po’ diversa dalla precedente.

Il colpo d’occhio che regala Monster Slaughter è davvero ottimo!

Anche questo non rientra tra i miei papabili acquisti, ma avendo riscosso un discreto successo tra i miei amici, non disegnerò mai una partita se mi viene proposto. Se siete amanti dell’horror, dategli un occhio!

LE GIOCATE “ONE SHOT”

Una partita non è mai sufficiente per giudicare un prodotto (in realtà nemmeno due o tre, ma questo è un altro discorso), ma può essere molto utile per delle sensazioni a caldo che spesso e volentieri sono indice di quanto il gioco ha fatto breccia nei nostri cuori. Ecco perché ho deciso di relegare le singole giocate di questo mese ad un commento estemporaneo. Se avrò modo di integrare qualche partita in più, questi giochi torneranno nella puntata di febbraio.

CRYPTID (Osprey Games) → un deduttivo che riesce a coinvolgere per la sua semplicità.

KICK-ASS: THE BOARD GAME (Asmodee Italia) → un collaborativo di quelli tosti, che ti invoglia a migliorarti.

Big Daddy è a casaaaa!

Per questa puntata è tutto, come sempre vi ricordo che potete seguire tutti gli articoli dedicati al gioco da tavolo qui sulle pagine di PlayCorner e quotidianamente attraverso i miei canali social personali di Instragram e Facebook.

Appuntamento all’inizio del prossimo mese per scoprire cosa ci riserverà la Caverna Ludica di febbraio!

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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