Se in passato il genere puzzle game ha prolificato così tanto al punto di segnare molti punti sulle console old-gen, oggi invece i medesimi sono diventati merce rara sul mercato multipiattaforma, dato che sembrano trovare piuttosto una loro naturale collocazione sul mercato mobile.

Fermo di queste mie convinzioni, ho deciso di accettare di buon grado la sfida postami da Energy Cycle Edge, sequel di Energy Cycle, così da poter testare con mano a tutti gli effetti se la mia teoria sia ancora valida oppure no.

Sarà arrivato il momento di ricredermi?

COME PRIMA, PIÙ DI PRIMA

Credo sia doveroso iniziare la mia disamina scrivendo un’ovvietà necessaria allo sviluppo del discorso: chi in passato ha giocato a Energy Cycle si troverà avvantaggiato nel giocare questo sequel, poiché la maggior parte delle meccaniche di gioco sembrano mantenere fedelmente ogni aspetto di ciò che abbiamo giocato in passato.

Questo nuovo capitolo uscito su Nintendo Switch è composto da quarantaquattro livelli (divisi in quattro livelli di difficoltà crescenti) in cui lo scopo è quello di trasformare nello stesso colore tutte le celle presenti su schermo.

Ogni volta che selezioneremo una cella quest’ultima cambierà di colore, facendo seguire lo stesso destino a tutte le altre celle adiacenti presenti sulla stessa linea. Per dirvelo in soldoni, quando selezionate la cella presente in un angolo, automaticamente cambierete il colore a tutte le celle sia sulla linea orizzontale, che su quella verticale a essa attaccate.

Se selezionate la cella blu in alto a sinistra cambierete di colore tutte quelle alla sua destra e le due arancioni sotto di essa.

Al netto delle mie limitazioni di comprendonio, il gioco non è proprio così “immediato” da comprendere, motivo per cui sono dovuto andare per tentativi all’inizio prima di scoprire a fondo il gameplay di Energy Cycle Edge. Tra l’altro, questo giusto per sottolinearvi il problema, il gioco non presenta alcun tipo di tutorial dedicato ma ci getta direttamente nel vivo dell’azione, facendoci tirare fuori una spremuta di meningi ben amalgamata, coadiuvata da un sistema decisamente non convenzionale (non stiamo parlando mica del solito clone di Bejeweled o Candy Crush).

Superato un primo momento di sconforto, dovuto alla mancanza di spiegazioni, ho iniziato ad affrontare il primo livello di difficoltà offerto da Energy Cycle Edge arrivando a provare emozioni contrastanti, dato che raramente mi capita di trovarmi così in difficoltà di fronte a questo genere di giochi, che tra l’altro entrano nelle mie preferenze insieme a quelli di carte e ai GDR.

Dopo un po’ di pratica seguita da ore di terapia dal mio psicologo di fiducia sono riuscito a superare il primo scoglio di difficoltà, facendo così il grande salto che mi ha portato a scoprire nuovi livelli di perdizione mentale che mai (e ripeto mai) avrei pensato di trovare in un gioco.

Come scritto poco sopra nel titolo sono presenti 4 livelli di difficoltà differenti evidenziati, dal più facile al più difficile, con riferimenti geometrici come 180°, 90°, 45° e FULL 3D. All’atto pratico i gradi di questi angoli servono a determinare la struttura dimensionale assunta dai livelli per la risoluzione del puzzle.

Se alle basi avremo a che fare con delle celle disposte su un piano bidimensionale, man mano che la difficoltà aumenta, aumenteranno i layer con cui avremo a che fare nelle varie dimensioni, fino ad arrivare a un puzzle tridimensionale pronto a mettere a dura prova la mia capacità di raziocinio.

Quando ho visto il cubo ho iniziato a piangere….

Ammetto onestamente di non essere riuscito a superare neanche un livello degli ultimi due gradi di difficoltà, ma ciò è dovuto anche al mio istinto di conservazione che entrato subito in moto per spegnere la Switch quando il mio battito cardiaco è salito a 120. Praticamente ho dovuto scegliere tra salvare la console o raccontarvi il mio pellegrinaggio al negozio più vicino per comprarne un’altra a sconto…

Nei livelli tridimensionali è abbastanza ovvia la similitudine con i meccanismi che ci sono alla base del cubo di Rubik (anche se con modalità diverse, dovute alla forma e alle concatenazioni delle singole celle), dove spostare un singolo lato del cubo influenza anche quelli collegati. Ma esattamente come avviene restando in contatto per molto tempo con il cubo di Rubik, grazie all’allenamento si acquisiscono tecniche con cui modificare i colori nei vari layer senza troppa fatica. Colui che ha detto che “ripetere giova”, sicuramente non ha mai messo le mani su Energy Cycle Edge, ve lo posso garantire!

Una cosa che mi ha sorpreso negativamente sull’utilizzo del gioco è che in forma portatile non ho riscontrato nessuna interazione per mezzo del touch screen, che avrei trovato particolarmente utile a livello di cambio inquadratura mediante un semplice tocco del dito. Al contrario per selezionare ogni cella dobbiamo utilizzare il piccolo D-Pad, mentre grazie ai trigger destro e sinistro ruoteremo la visuale (in maniera neanche troppo fluida).

Il gioco è scaricabile dal Nintendo eShop per soli € 4,99, ma onestamente lo avrei visto benissimo nel mercato mobile se avessero implementato i comandi touch come ho scritto poc’anzi.

Arrivati sul finale, penso che questo particolare puzzle game sia consigliato per chi ha tanta, ma veramente tanta, pazienza e magari è anche uno di quei mostri capace di risolvere un cubo di Rubik nel giro di pochi secondi.

All’attivo delle mie esperienze in campo videoludico con titoli di questa risma, posso tranquillamente dire che reputo Energy Cycle Edge uno dei titoli più difficili su cui abbia messo le mani sopra.

Il gioco è disponibile anche per Xbox, Playstation 4 e PS Vita (sembra una scemenza, ma è vero controllate pure!).

5.5 Frustrante

Per soli 5 euro, Energy Cycle Edge, vi fornirà una bella sfida per svariate ore, a patto di avere la pazienza e la costanza di imparare le meccaniche per ciclare i colori nella giusta maniera . La mancanza dei comandi touch screen (dovuta probabilmente all'uscita su console che non hanno questa feature) e di un tutorial che spiega le basi del gioco è intollerabile.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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