Ho sempre pensato che la naturale evoluzione della saga di Fallout fosse rappresentata dal passaggio inevitabile al comparto multigiocatore. Potete quindi immaginare la mia faccia quando all’E3 di quest’anno venne annunciato Fallout 76, un capitolo che potenzialmente poteva avvalorare la mia deduzione profetica (sia mai che centro qualche numero al superenalotto!).

Anche se non sono riuscito a mettere le mani sul gioco nel periodo della B.E.T.A., nonché al day one vero e proprio, posso dirvi di essere finalmente riuscito a passare qualche nottata nel West Virginia post-apocalittico di Fallout 76, levando anche qualche ora di sonno ai miei cani che hanno voluto farmi compagnia nel viaggio. Abbiate comunque un po’ di pazienza, perché il mio racconto/recensione si basa su un’esperienza lontana dall’endgame, ma comunque importante da condividere in correlazione con tutto quello che sta accadendo nei confronti del gioco e di Bethesda.

MAI, MAI, SCORDERAI…

Dopo 25 anni dalla Grande Guerra le porte del Vault 76 si sono finalmente aperte, lasciandoci così accedere a un mondo distrutto dal conflitto nucleare dove solo creature mutanti, insieme agli altri giocatori, sembrano essere sopravvissute al disastro.

Perdete ogni speranza, o voi che uscite!

A differenza dai precedenti capitoli di Fallout, la prima cosa che mi ha incuriosito nel racconto è la particolare vicinanza temporale all’evento catastrofico che ha creato questa ambientazione post-apocalittica. Non si parla quindi di centinaia di anni a separarci dall’infausto avvenimento, motivo che chiaramente mi ha spinto a spulciare il web alla ricerca delle idee sul tipo di Vault e sul perché dovesse essere uno dei primi a essere aperto.

Contrariamente a quanto è possibile sperimentare in altri MMO (mi sento di catalogarlo così nel dubbio) il mondo di Fallout 76 è stato immaginato privo dei classici NPC legati al ruolo di quest giver, che sono stati invece sostituiti dai classici olonastri, riproducibili dal nostro pip-boy, e da qualche robot, ultima forma di vita senziente sopravvissuta alle radiazioni delle esplosioni nucleari.

Per chi come me viene da anni di World of Warcraft, il primo impatto con Fallout 76 si è rivelato piuttosto traumatico: il mondo che mi ha accolto dopo la mia fuga dal Vault è definibile come un mondo morto, un mondo stravolto dal conflitto e quindi un mondo, o una zona, che è riuscita a rimanere integra solo nella facciata. La scelta di Bethesda, pensandoci comunque a mente fredda, ha la sua logica anche se differisce totalmente dal cammino intrapreso alla fine degli anni ’90 con l’inizio della saga.

D’altro canto, dopo un conflitto nucleare, uno cosa spera di trovare?

(La risposta alla mia domanda arriverà a breve, non preoccupatevi!)

Sopravvivere in un luogo pericoloso come il West Virginia potrebbe sembrare difficile sulla carta, ma tradotto in termini videoludici il processo viene semplificato grazie a un piccolo tutorial iniziale effettuato in tempo reale durante l’uscita dal Vault, pensato sia per gli utenti di vecchia data che per i nuovi, che magari devono imparare a dosare gli strumenti di sopravvivenza facendo attenzione a seguire una dieta equilibrata priva di condimenti all’uranio.

A livello puramente ludico si tratta di un titolo da giocare sia in prima che in terza persona, con componenti ruolistiche ormai ben radicate nel franchise che seguono regole dettate da parametri caratteristica, oggi cambiate in modo alternativo e curioso con il sistema soprannominato S.P.E.C.I.A.L.

Questo sistema potrebbe sembrare poco efficiente se introdotto in un sistema multigiocatore, ma posso dirvi che giocarlo in cooperativa mi ha divertito particolarmente, perché ogni elemento del gruppo può trovare un proprio ruolo adattando le scelte delle carte e dei parametri a ogni necessità.

Se il mio amico si è concentrato sulla forza diventando una macchina da guerra armato di mazza da baseball, io invece ho pensato che servisse un po’ di cervello nel team, spendendo tutti i miei punti esperienza nell’aumentare l’intelligenza, trovando carte adatte a migliorare la potenza di fuoco delle armi.

Questi sono solo degli esempi, avvalorati dal fatto che comunque una minima scelta ibrida va sempre considerata in relazione al fatto che, purtroppo, ogni tanto mi è toccato giocare da solo.

War, war never changes…

Per essere un titolo orientato al multiplayer ho trovato la scelta di Bethesda molto strana per quanto riguarda la gestione dei server di gioco. Abituato infatti a numeri che vanno oltre il migliaio di giocatori contemporaneamente online in un singolo “reame”, il fatto che Fallout 76 presentasse una formula di riempimento server fissata sulle 24 persone mi ha lasciato un po’ di stucco.

Combinate questo numero esiguo alla vastità delle aree presenti nel gioco e vi ritroverete, vostro malgrado, in una situazione paragonabile molto più a un single player, a meno che come me non vi accordiate con un amico per poter condividere le vostre gesta con qualcuno.

Nell’ottica multigiocatore da condividere con gli sconosciuti, ho trovato un po’ povero il sistema di comunicazione pensato per l’occasione, perché ok le emote possono essere veloci per comunicare, ma se devo organizzarmi per fare qualcosa come cavolo glielo faccio capire nel linguaggio dei pip-boy?

Bisogna anche dire che il gioco prevede un sistema di chat audio con sistema always on, quindi se sarete in possesso di un microfono potrete direttamente comunicare con gli sconosciuti appena entrati in un gruppo (o anche fuori, se siete dei megalomani).

Dal punto di vista del PVP invece mi sento di condividere le scelte fatte, soprattutto riguardo il sistema di anti-griefing. Per spiegarvelo in due parole, nel caso incontraste qualcuno interessato più a spazzarvi via dalla faccia della terra per prendere le vostre risorse piuttosto che collaborare, il sistema permette di scegliere una modalità Pacifista, pensata per tutti coloro che vogliono godersi il gioco senza scontri a fuoco con altri esseri umani. Grazie a questa modalità, infatti, non riceverete danni dai vostri avversari a patto che non rispondiate al fuoco.

Come era facilmente prevedibile, alcune delle feature degli altri titoli della saga sono presenti in questo Fallout 76 come il VATS e i perk, trasformati come ho scritto poco sopra nel sistema S.P.E.C.I.A.L.

Il VATS funziona per forza di cose in maniera diversa, poiché giocando in “live” e non offline non è possibile rallentare il tempo come avveniva in passato (sarebbe troppo sbilanciato come sistema) pertanto la questione viene tradotta in un sistema di puntamento automatico, capace di darci un feedback immediato di come potremo colpiremo l’avversario. Aggiungendo carte perk specifiche per questa possibilità, potremo chiaramente migliorare la mira selezionando addirittura le parti da colpire.

Invece, per quanto riguarda i perk, dopo ogni passaggio di livello potremo selezionare un punteggio caratteristica da aumentare, creando così uno slot in cui inserire la carta corrispondente al punto (se serve, ci sono le nomenclature e i colori).

Maggiore sarà il numero di punti spesi nella caratteristica, maggiori saranno le carte che potremo assegnargli, fattore che permette a noi giocatori di creare una sorta di build da poter respeccare all’occorrenza con le altre carte in nostro possesso.

Il level-up permette la selezione di una carta a vostro piacimento, mentre il raggiungimento di alcuni livelli specifici garantirà un pacchetto di carte casuali, così da rendere più interessante l’esperienza anche in partite differenti.

Dal punto di vista tecnico mi duole bacchettare Bethesda che ha deciso di non fare grossi sforzi e riciclare in gran parte tutta la parte grafica già vista in Fallout 4, accompagnata da inevitabili cali di frame rate e glitch visivi che sono stati risolti in parte dalla patch di 50gb uscita qualche giorno fa.

Purtroppo oltre alle varie news pubblicate in corso di pubblicazione del gioco, ormai ho fatto il callo al modus operandi di Bethesda per molti giochi appartenenti al loro scaffale, che spesso vengono aggiornati in corso d’opera, al posto di uscire sul mercato completi e privi di gatte da pelare.

E’ difficile allo stato attuale dare un giudizio a Fallout 76: il gioco è in divenire e i contenuti, come in tanti MMO, verranno certamente aggiunti di volta in volta (oltre ai fix ai vari problemi che si presentano). Quello che sicuramente al momento non funziona è proprio l’aspetto multiplayer, visto che è difficile avere interazioni con altri giocatori se non tramite “appuntamento” con amici.

Devo ammettere che un po’ ci sono rimasto scottato, ma se qualcuno oltre a Zelda e Diablo, i miei adorati cuccioloni, volesse farmi compagnia, mi faccia un fischio!

Io farmo e loro ronfano (Diablo a sinistra e Zelda a destra)

 

6 Dubbioso

E' difficile valutare Fallout 76, ma se dovessi dare un voto secco allo stato attuale sarebbe anche sotto la sufficienza che ho assegnato. Il voto tiene conto delle potenzialità del titolo, a patto che Bethesda ci lavori sopra, come ha fatto con altri titoli in passato. In caso contrario bocciatura senza pietà.

  • User Ratings (0 Votes) 0

About Author

Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

Parlane con Playcorner!