SPOILER ALERT: sebbene lo scopo di questo pezzo sia lontano da qualsiasi elemento ludico legato a Red Dead Redemption 2, è giusto dirvi che all’interno è presente uno spoiler discretamente importante sulla trama. Se state ancora giocando, o non siete arrivati oltre la metà del gioco, fate attenzione! 

Il videogioco non è solo una forma di divertimento. Si tratta anche di uno strumento in grado di raccontare storie incredibili, di condurre il giocatore all’interno di esse per trasformarlo nel protagonista di storie fantastiche, che si districano con fantasia nello spazio e nel tempo. Un luogo tanto virtuale quanto tangibile.

A volte però, esattamente come avviene al cinema con un film, o durante la lettura di un libro, immagini e parole ti toccano nel profondo. Penetrano fino nelle più recondite profondità delle tue emozioni, smuovendo ricordi personali creando una sorta di ponte emozionale che unisce il tuo vissuto alla fantasia del racconto.

Con i videogiochi, non me ne vogliano i detrattori, questo ponte è ancora più solido e invasivo. Le scelte le vivi in prima persona, perché nascono dalla tua volontà di compierle impartendo dei comandi su quel pad che diventa uno strumento di creazione, la forgia che plasma quello che noi vogliamo che avvenga.

Mi emoziono costantemente con film, videogiochi e libri.

Quello che però mi è successo con Red Dead Redemption 2 va oltre la semplice emozione.

Va oltre quello che ho già vissuto in questi otto anni a più riprese e in più momenti. Va oltre il ricordo, la mancanza e il senso di solitudine che spesso finiscono per diventare falle che non puoi più ignorare, ma con cui devi imparare a convivere.

Il 23 novembre di otto anni fa mio padre se ne andava. Dopo una malattia che anno dopo anno degenerava sempre di più, rendendolo man mano più debole, il suo corpo e forse la sua anima avevano deciso che era tempo di andare. Me li ricordo molto bene gli ultimi anni. La memoria non mi ha mai tradito su questi momenti. Tutte le difficoltà, i problemi, le corse notturne e le parole di conforto: è tutto nella mia testa e nel mio cuore.

Tutto questo è riaffiorato, in un sol colpo, giocando a Red Dead Redemption 2.

Nel momento preciso in cui Arthur Morgan scopre di essere affetto da una malattia che lo porterà inevitabilmente alla morte.

E quando uscendo dall’ospedale si avvicina al suo cavallo sussurrandogli “Remember me, boy” ho sentito, in quel preciso momento, che il mio cuore è esploso. Senza apparente motivo, e senza una particolare ragione, mi sono tornate in mente le parole che mi disse mio padre l’ultima volta che riuscii a parlarci. Ed eccolo lì, il ponte emozionale. 

Da quel momento in poi, tra me e Arthur si è creata come una sorta di legame. Da quel momento in poi giocare a Red Dead è stato per me come un percorso di redenzione da vivere spalla a spalla con lui.

Nei dialoghi tra Arthur e John ho rivisto le discussioni e litigi tra me e mio padre; nei gesti che facevo compiere a quell’uomo, che piano piano diventava sempre più debole, c’era una vera e propria sensazione di rivalsa, come il desiderio recondito di quello che io avrei voluto che mio padre avesse fatto per me nel periodo più buio del nostro rapporto. In ogni singolo gesto c’erano rabbia, amore, tristezza e un forte senso di solitudine che si ritagliava sempre più spazio dentro di me, tanto da costringermi a poggiare il pad per riprendere fiato. Per placare quei tormenti che a distanza di otto anni ancora aleggiano nella mia anima.

E alla fine di tutto, quando sono arrivati i titoli di coda ho tirato un sospiro di sollievo, ho spento il televisore e ho sorriso. In fondo, in quel gioco è andato tutto come doveva andare, come la vita spesso vuole che le cose vadano. Arthur se ne è andato, John ha continuato la sua vita. Mio padre se ne è andato, io sto continuando la mia vita. Ero soddisfatto, e i tormenti avevano lasciato spazio ad un piacevole senso di pace.

Ho avuto la sensazione che quell’esperienza fosse la tappa di quel percorso iniziato otto anni fa, un percorso che ancora oggi sto percorrendo. Uno scossone per far uscire, in qualche modo, quello che ancora oggi si aggroviglia dentro di me, senza riuscire a trovare una via d’uscita.

Eppure, il ricordo di quelle cavalcate al tramonto che hanno scandito in alcuni momenti il rapporto tra Arthur e John, nonostante le difficoltà, le incomprensioni e un rapporto tutt’altro che semplice, rimarranno per sempre. E te lo assicuro papà che, per un attimo durante quelle cavalcate, mi è sembrato di vedere noi due.

Sì papà, proprio un videogioco, quel medium che tu hai tanto odiato nella tua vita, è stato lo strumento che mi ha regalato uno dei più bei momenti legati a noi due, e al tuo ricordo. Incredibile vero? 

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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