Ho sempre pensato che non dev’essere facile, a prescindere che si tratti di un supporto scrittorio o in questo caso cinematografico, aggiungere aneddoti e/o situazioni pensate per terminare una storia dando a tutti un ruolo degno di nota.

Credo che spesso alcuni personaggi vadano bene a prescindere dal “piccolo” ruolo ritagliato per loro, perché grazie a quell’alone di mistero fuso alla scarsa quantità di informazioni o aneddoti precisi legati alla sua storia, lo spettatore/lettore ha la possibilità di fantasticare facendo galoppare a ruota libera la fantasia.

Guardare i due film Animali Fantastici è come guardare una di queste persone dal di fuori, immaginandola con un fumetto sopra la testa mentre fantastica tutta una serie di stramberie con il proprio gusto personale, ed è per questo che non sempre quello che ci troviamo a guardare finisce per piacerci, perché differisce da ciò che io/noi abbiamo immaginato.

IL LATO OSCURO DELLA MAGIA

Grindelwald è un personaggio che mi ha sempre affascinato.

Fa parte di quella schiera di “cattivi vecchia scuola”, quelli che sono disposti a tutto pur di seguire la loro visione, perfino passare sopra ai sentimenti dei compagni più fidati per “un bene superiore”.

Anche se il suo cognome viene solamente accennato nel primo capitolo della saga canonica, dentro le figurine delle cioccorane se non sbaglio, il suo ritorno negli ultimi due libri ha finito per farmi appassionare alla sua figura, sperando come al solito che qualche buon’anima volesse scrivere (con il supporto della Rowling magari) una sceneggiatura legata alle origini del rapporto tra Grindelwald e Silente.

Ammetto che quando ho letto che il secondo capitolo di Animali Fantastici aveva come sottotitolo “I Crimini di Grindelwald” un mezzo sussulto l’ho avuto.

Sussulto che purtroppo ha finito per smorzarsi durante la visione del film in sala, forse un po’ troppo rattoppato a mio avviso, perché finisce per buttare sul fuoco un sacco di personaggi senza conferirgli una presentazione precisa. Mi viene in mente Nagini, ma ci arriviamo subito dai.

Una cosa mi sento di scriverla sin dall’inizio: Newt Scamander insieme ai suoi Animali Fantastici è diventato solo il mero contorno di una storia molto più interessante, che si serve del fascino e della bravura di Redmayne per fare da trampolino a uno dei personaggi più amati del mondo di Harry Potter, ovvero Albus Silente.

Diciamo che il giovane Silente è molto fashion!

Dopo aver preparato il terreno con il primo spin-off, questo capitolo finisce infine per prendere la direzione imbeccata sul finale, permettendo così di spostare il focus della narrazione completamente su Grindelwald e Credence (Ezra Miller).

Se il primo lo conosciamo sia per i libri che per le citazioni nei film canonici, il secondo sembra invece inventato totalmente da zero acquistando, in questo secondo capitolo, un ruolo particolarissimo che non voglio spoilerarvi, poiché francamente sono rimasto senza parole quando ho udito il suo vero nome.

In questo secondo spin-off Newt Scamander continua a cercare animali fantastici da rinchiudere nella sua 24h senza fondo, solo che questa volta viene adescato da Silente in persona per cercare indizi su Grindelwald, che a Parigi sembra architettare qualcosa di losco insieme ai suoi Mangia…follower.

Oltre a essere un ottimo influencer, Grindelwald riesce a trascinare nella sua cricca tantissimi personaggi del mondo magico, lasciando intendere che una guerra tra maghi verrà combattuta in segreto tra il Ministro della Magia e quest’ultimo.

Bene, ci sono gli Auror, uno di questi è pure il fratello di Scamander. C’è la figlia di Lenny Kravitz, che interpreta una LeStrange che non c’entra niente con Bellatrix o Sirius, ma vabbè dura poco tanto.

E poi c’è Jude/Silente, che fa una particina modesta ricreando anche qualche piacevole flashback in compagnia di tanti studenti della “vecchia guardia” come Cormac Grifondoro *coff coff*.

Insomma, i rimandi al mondo potteriano sono tantissimi, ma come cercavo di dire poco sopra, sono tutti confusionari e non si lasciano apprezzare completamente, trovando una collocazione piuttosto aleatoria, pensata essenzialmente con l’intenzione di preparare il terreno in vista di qualcosa che arriverà dopo. Il peccato di queste operazioni commerciali è che alla fine della fiera, volenti o nolenti, finiscono per essere un prodotto che non è né carne né pesce.

David Yates, il regista alle spalle del film, ha voluto approfittare dell’ottimo cast per mettere in scena tantissimi effetti speciali coadiuvati dall’ottima interpretazione dei ruoli, tra cui spicca un Johnny Depp in formissima, finalmente poco Sparrow e molto Grindelwald.

Un convincente Depp nei panni di Grindelwald

Tutti i fatti antecedenti alla canonica storia di Harry Potter cominciano a prendere forma grazie a una sceneggiatura scritta con intelligenza, che però perde totalmente di vista gli animali fantastici (ricordiamoci che la Rowling ha parlato di cinque film … che mattacchiona!).

Non chiamatelo più Animali Fantastici insomma, perché di fantastico in futuro ci sarà soltanto il combattimento tra Silente e Grindelwald.

Nell’universo potteriano si dice che “è la bacchetta a scegliere il mago”, ecco forse in questo caso dobbiamo essere noi a scegliere il film apprezzandolo per quello che è, un buon prodotto per passare un pomeriggio in compagnia del ricordo di Harry Potter. Se cercate qualcosa di più serio o meglio costruito, secondo me avete sbagliato sala!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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