Qualche sera fa sono finalmente riuscito a giocare la prima partita a Dice Hospital, titolo che mi sono lasciato scappare durante la campagna kickstarter, ma di cui mi sono sempre un po’ pentito.

Complice l’amico Luca Borsa (grazie ancora, a proposito!) sono comunque riuscito ad entrare in possesso di una copia (base, non deluxe) del gioco che mi è arrivata dritta dritta dall’Essen Spiel di quest’anno.

Dopo un paio di letture del manuale sono finalmente riuscito ad intavolarlo, ed in questo articolo vi raccontato qualche sensazione che mi ha lasciato la prima partita.

Da qualche parte in questo ospedale si aggira anche un Bob Kelso?

THEME HOSPITAL DA TAVOLO

Sarà stato il tema, oppure la meccanica del dice/worker placement che mi affascina sempre, ma questo Dice Hospital aveva generato in me un po’ di hype. Dopo la prima partita, devo però ammettere che quella sensazione di curiosità mista ad euforia si è un po’ affievolita.

Intendiamoci, Dice Hospital non è un brutto gioco, scorre bene, richiede un minimo di gestione e programmazione su come e quando curare i propri pazienti; detto questo però, la sensazione che mi ha lasciato a fine partita è quella classica del gioco che, sì ti ha divertito, ma che allo stesso tempo riesce a confondersi, senza spiccare tra le mille uscite di GDT annuali.

Non è mai Lupus!

Ed è proprio questa la più grande pecca che un giocatore può percepire alla fine della partita, quella di aver passato un’oretta e mezza divertente e spensierata, ma che non gli rimarrà per nulla impressa nella memoria.

GESTIONE OSPEDALIERA

Il gioco, nella sua struttura base, non mi ha lasciato grosse perplessità. Si articola su otto turni di gioco, ognuno diviso da una serie di fasi, tutte egualmente importanti. La prima è quella dell’arrivo dei pazienti che sono posizionati in ordine crescente sulle ambulanze (variabili in base al numero di giocatori), e già qui la scelta non è per nulla banale. Prendere ambulanze di livello basso (1 o 2) ci chiederà di gestire pazienti con valori di dado altrettanto bassi, quindi in fin di vita (la faccia del dado indica la salute del paziente, più è bassa più è in fin di vita. Al contrario superato il valore di sei, il paziente è come se fosse guarito e può essere dimesso). Questa scelta però ci avvantaggia nella fase successiva, mettendoci nei panni di coloro che prima degli altri scelgo come potenziare la propria azienda ospedaliera.

Due i tipi di potenziamenti: nuove stanze (e quindi nuovi poteri) o nuovi medici specializzati (con bonus che si attivano nelle stanze dello stesso colore). Scelta tutt’altro che banale anche questa, ma fondamentale per rendere più performante la cura dei nostri pazienti.

Il cuore del gioco sta però nella fase di assegnazione dei medici e degli infermieri alle varie stanze, necessari per curare i vari dadi.

I pazienti (i dadi, lo ricordo) sono di tre colori: rossi, verdi, gialli. Per curarli bisogna piazzare i meeple dei medici o dei dottori all’interno delle stanze (una stanza non si può mai attivare due volte nello stesso turno!) specifiche che lavorano o sul colore del dado, oppure sul valore dello stesso.

Qui tutti i giocatori, contemporaneamente ottimizzano le proprie stanze nel migliore dei modi, sapendo che ad ogni turno vengono assegnati tanti punti quanti sono i pazienti dimessi perché ormai completamente sani; allo stesso tempo però, tutti quelli che non subiranno almeno un trattamento migliorativo, subiranno una penalità, abbassando di un valore la propria salute.

Se questa dovesse scendere sotto la soglia dell’1 vorrebbe dire morte, con una penalità alla fine della partita.

Sulla sinistra abbiamo molti pazienti messi male

Ottimizzare la cura dei pazienti, mi è parso di capire, è invece la chiave per arrivare alla vittoria della partita. Riuscire a curare in blocco 4/5 pazienti porta un discreto ammontare di punti vittoria.

Questo vuol dire, per esempio, tergiversare un turno, portare più pazienti possibili sulla soglia del 5 o del 6 e nel turno successivo di botto dimetterli tutti insieme.

Per fare questo è assolutamente necessario creare un buon equilibrio tra le stanze aggiuntive (nettamente più potenti di quelle base, ed in grado di curare più dadi contemporaneamente) e i medici specializzati che aggiungono nuovi meeple al proprio parco dottori, e quindi permettono più azioni.

E QUINDI?

E quindi come avrete letto Dice Hospital non è assolutamente un brutto gioco, anzi, si lascia giocare con estremo piacere.

Un grande solitario di gruppo, con l’unica parte di interazione legata alla scelta della stanza/dottore (se ti “rubano” quella che avevi in mente, si deve ripensare un attimo alla strategia).

Sicuramente ci farò qualche altra partita per scriverne poi una recensione, ma dopo la prima partita la sensazione è quella di un gioco che, nonostante un tema che si percepisce e un flusso di gioco che si lascia apprezzare, non ha fatto scattare la scintilla.

Non sono bastati i tanti dadi e meeple a farmi accendere la scintilla

SCHEDA TECNICA

Autori:Stan Kordonskiy, Mike Nudd
llustratori:Sebastián Koziner, Sabrina Miramon
Editore: Alley Cat Games
N° Giocatori: 1-4 giocatori
Tempo di gioco: 45-90 min.
Difficoltà: Media
Dipendenza dalla lingua: Bassa

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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