Parlare di Call of Cthulhu per me è come rivivere un vero e proprio tuffo al cuore.

Alla tenera età di 14 anni, appena iniziate le scuole superiori, conobbi un gruppo di giocatori di ruolo bello hardcore come piace a me e, da bravo nerdacchione quale ero (e quale sono ancora oggi) mi unii a loro, iniziando un cammino che ha influenzato positivamente la mia vita fino a oggi riempiendola, tra l’altro, di bellissimi ricordi.

Mi ero già approcciato al GDR tramite Dungeons & Dragons, ma come potete bene immaginare avere a propria disposizione il materiale, comprando quasi ogni manuale in commercio, non equivale alla reale possibilità di poter giocare.

Approfittando quindi dell’occasione ghiotta nell’incontrare un gruppo di “infoiati” come me, rimasi stupito quando il master dell’epoca, un ragazzo che era già al quarto superiore, mi mostrò una scheda di Call of Cthulhu nella sua versione con il sistema d100.

Inutile dire che fu subito amore, soprattutto per merito dell’incredibile bravura con cui il master ha narrato la storia delle nostre avventure dall’inizio alla fine (soprattutto la fine, considerando l’ambientazione).

Sentir parlare perciò di una trasposizione videoludica ispirata dagli orrori lovecraftiani ha fatto tornare a galla momenti bellissimi della mia adolescenza (ma anche terrificanti a volte!), facendomi allo stesso tempo salire la proverbiale scimmia sulla spalla pronta a starnazzare (le scimmie starnazzano?) senza sosta fino al momento del pasto.

L’occasione fa l’uomo ladro, o almeno così si dice, quindi speriamo che in questo particolare caso il colpo valga la pena!

LA FOLLIA AVANZA

Cyanide Studio ha avuto il difficilissimo compito di “trasportare” sul medium videoludico un mondo complesso e piuttosto articolato, che vanta oltretutto una vera e propria schiera di cultori annoverabile tra quelle più attente e critiche.

Risulta quindi doveroso fare un’analisi attenta di tutte le caratteristiche che Call of Cthulhu presenta nella sua totalità, così da permettere a tutti (puristi o meno) di poter fare una scelta ponderata nel decidere se comprarlo al day one oppure no.

A livello di trama noi andremo a vestire i panni dell’investigatore Edward Pierce, assoldato per risolvere il delitto di una giovane ragazza deceduta in circostanze particolari, se non addirittura assurde, con il resto della sua famiglia nella cittadina sperduta di Darkwater.

Il nostro cliente, ossia il padre della ragazza, è convinto che dietro la morte della figlia non ci sia un semplice movente suicida (a differenza di quanto pensa la polizia): la sua teoria è alimentata dalla presenza di un quadro con immagini che nessun individuo sano di mente potrebbe mai immaginare.

L’avventura parte prontamente in salita, visto che abbiamo pochissimi indizi su cui lavorare, ma di certo la presenza del dipinto riesce nel compito di stuzzicare la curiosità del giocatore, che partirà alla volta della cittadina di pescatori per capire quale complotto di stampo esoterico possa mai nascondersi dietro alla tragedia appena accaduta.

Da appassionato del mondo di Cthulhu so benissimo che questo non è nient’altro che l’inizio di un viaggio che condurrà alla follia (un vecchio adagio di noi giocatori di ruolo era che “non bisogna capire SE, ma solo quando il tuo personaggio impazzirà).

La visuale in prima persona scelta per questo titolo ha il preciso scopo di farci sentire al centro dell’avventura in tutto e per tutto, lasciandoci il piacere di vivere da vicino l’incontro con tutti i personaggi con cui dovremo interagire.

La quantità di dialoghi che compone il gioco è veramente impressionante, degna di una vera e propria sessione di GDR interminabile, e per quanto molti alcuni di questi possano sembrare superflui, in realtà servono a tracciare con cura la personalità degli NPC presenti nel gioco, dandoci l’idea che ognuno di loro possa essere coinvolto nella vicenda.

Probabilmente è una scelta che non farà impazzire tutti i giocatori, ma che personalmente ho trovato molto soddisfacente, soprattutto perché mette in evidenza la passione e la cura con cui gli sviluppatori hanno lavorato al progetto.

BELLA STORIA MA…

Se da una parte mi sento di lodare totalmente Cyanide Studio per il lavoro fatto sulla componente narrativa di Call of Cthulhu, dall’altra però mi sento di criticare qualche elemento che secondo me non funziona nel loro gioco.

Call of Cthulhu presenta alcune delle meccaniche classiche del gioco di ruolo, messe in evidenza dalla presenza di punteggi caratteristica che identificano le qualità investigative del nostro detective, finendo addirittura per essere implementate durante il gioco grazie alla spesa di punti appositi da utilizzare come in un qualsivoglia “level-up”.

A differenza di quelle implementabili manualmente, ce ne sono altre due che invece migliorano a seconda del loro utilizzo in gioco, magari nel momento in cui interagiamo con un libro oppure con una statua dallo strano stile “gotico tenebroso oscuro occultissimo”.

Nello specifico parlo di Medicina e Occultismo che serviranno, nel primo caso, a studiare meglio i soggetti stilando una diagnosi medica, mentre nel secondo (che mi richiama tanto la famosa voce Miti di Cthulhu del GDR cartaceo) sarà utile a capire meglio le pieghe sovrannaturali legate a quello che ci circonda.

Per gli amanti dell’action Call of Cthulhu è un titolo da cui tenersi debitamente alla larga visto che non esiste nessun tipo di conflitto che potrà essere risolto con un combattimento, ma serviranno al contrario tanto ingegno e parole da combinare con le abilità incrementate durante le vostre sessioni di gioco.

In realtà la miglior maniera per proseguire nella nostra avventura sarà quella di esplorare ogni singolo angolo di ogni location, in maniera tale da poter scovare il maggior numero di indizi possibili utili a risolvere ogni conversazione nel migliore dei modi.

Dietro la quantità di linee di dialogo e extra sbloccabili tramite il ritrovamento dei suddetti indizi, si nasconde una struttura di gioco fortemente “story driven” che finisce purtroppo per rinchiuderci all’interno di un vero e proprio “corridoio” dove è praticamente impossibile uscire dai binari imposti dall’avventura.

Anche la possibilità di affrontare un problema in diverse maniere non è altro che un’illusione che porta il giocatore a credere di avere compiuto una scelta, ma che in realtà non modifica di una virgola quanto accadrà dopo.

Se da un punto di vista narrativo e di ambientazioni ci troviamo di fronte a un piccolo gioiello, il gameplay di Call of Cthulhu penalizza abbastanza il mio giudizio finale, lasciandomi quel fastidioso sentore di amaro in bocca una volta rivelato uno dei finali disponibili.

Arrivare alla fine, per fortuna, non mi ha fatto impazzire tra le spire tentacolari di Cthulhu, quindi mi rivedrete presto scrivere qualche nuovo articolo!!!

7 Terrificante

Se cercate un gioco che ricrei le ambientazioni che avete amato nel GDR cartaceo e soprassedete sul fatto di essere dei meri spettatori della storia che vi verrà mostrata, questo Call of Chtulhu può essere un titolo perfetto per voi.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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