Ci sono giochi, anche nel mondo del tabletop, che resistono all’incedere del tempo; si aggiornano, sono plasmati all’interno di nuovi contesti e ambientazioni, ma loro identità rimane intatta.

Un’identità che non sbiadisce con l’incedere del tempo, ma al contrario, conserva in modo sorprendente e positivo il suo genuino divertimento.

Downforce, per quanto mi riguarda, s’incastona perfettamente all’interno di questa particolare quanto affascinante casistica, e sono altrettanto sicuro che il nome di Wolfgang Kramer abbia acceso qualche lampadina dentro i giocatori con qualche primavera in più sulle spalle.

MACCHINE D’EPOCA

D’altronde parliamo di un gioco che nel 1996, sotto il nome di Top Race, era candidato allo Spiel des Jahres (nello stesso anno Kramer vinse con un altro suo gioco l’ambito premio, il conosciuto El Grande).

Reperti storici!

La storia però ci porta ancora più indietro, e più precisamente nel 1974, quando il gioco si chiamava ancora Tempo ed era completamente privo di ambientazione e la pista era un semplice rettilineo (si tratta anche del primo gioco pubblicato da Kramer).

Dopo qualche anno il titolo torno alla ribalta nel 1980 sotto il nome di Niki Lauda Formula 1, e da lì al 1996 le versioni tematizzate del gioco si sono davvero sprecate.

A distanza di ben vent’anni dalla sua ultima pubblicazione, la Restoration Games ha deciso di riportarlo in vita ( la stessa casa de L’Isola di Fuoco), e grazie a Mancalamaro, anche noi in Italia possiamo godere di un titolo: semplice, divertente e godibile per tutta la famiglia.

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PUNTARE SUL CAVALLO VINCENTE

D’altronde, dopo svariate partite portate a termine (poche da vincitore, ahimè) che ci troviamo davanti ad un gioco che fa della semplicità delle regole uno dei suoi punti di forza.

Ogni partita di Downforce si articola in tre grosse fasi.

L’asta, momento in cui i giocatori puntano, con delle particolari carte che serviranno anche durante la corsa, una serie di crediti virtuali necessari ad accaparrarsi la scuderia di un colore e una particolare carta abilità che determinata il carattere del nostro pilota.

Una volta assegnate le scuderie (in meno di sei giocatori se ne può avere più di una a testa) avviene la corsa vera e propria.

Sfruttando un meccanismo tanto caro a Formula De, bisognerà muovere le macchine su un tracciato composto di tanti rettangoli di forme dimensioni differenti; a differenza del gioco citato, qui non ci sarà alcun dado e non si muoverà solamente la propria macchina.

Le carte che avete usato per l’asta, di fatto, vi serviranno anche per muovere tutte le macchine rappresentata su quella che avete scelto di giocare, dalla più veloce alla più lenta (a meno di particolari poteri dati dalle abilità dei vostri piloti).

Sul tracciato ci sono poi tre checkpoint, ed ogni volta che una qualsiasi macchina li raggiunge, si innescherà la terza fase del gioco: la scommessa.

Grazie ad un foglietto che ogni giocatore possiede davanti a se, a ogni checkpoint i giocatori puntano su quale sarà la macchina che vincerà secondo loro la gara.

Appena la gara termina (tutte le macchine hanno tagliato il traguardo, oppure, non ci sono più carte da giocare), i giocatori prendono crediti per ogni scommessa vinta (paga il 1°, il 2° ed il 3° posto) oltre ovviamente a dei crediti bonus in base al piazzamento della propria scuderia. Sottratti i crediti che avete utilizzato per comprare la o le scuderie, chi rimane con più crediti è il  vincitore.

FUN FOR EVERYONE

Insomma, inizialmente sono sicuro che questo Downforce possa lasciare un po’ freddi e spiazzati i giocatori amanti del controllo e della totale gestione.

D’altronde, trovando all’interno di questa esperienza elementi legato al concetto di “betting” e quindi con una forte incidenza di alea, la cosa non è detta che possa piacere proprio a tutti.

L’elemento che sorprende di Downforce è tutta la fase della corsa, sostanzialmente un gioco nel gioco.

Trovandosi nella condizione di essere sì proprietari di una scuderia, ma allo stesso tempo di trovarsi costretti a muovere tutte le macchine presenti sulle carte movimento che giochiamo, la componente strategica assume un valore decisamente più profondo e articolato.

Un elemento che messo nelle mani dei giochi più esigenti, rende più appagante la partita anche per chi cerca esperienze decisamente meno light.

Non è da sottovalutare nemmeno la fase dell’asta, e quest’affermazione è legata a doppia mandata alla fase finale del gioco, ovvero quella del calcolo del punteggio.

Dovendo sempre sottrarre ai propri punti i crediti spesi per l’acquisizione della scuderia, spesso ci si troverà nella condizione di dover decidere se spendere tanto per un determinato pilota/scuderia – perché associato a un potere speciale molto allettante – o cercare di accontentarci del binomio pilota-potere a favore di una maggiore quantità di crediti risparmiati.

Detto questo, non possiamo far finta che la parte aleatoria si presente, e se cercate un gioco da controllare dall’inizio alla fine, beh non è quello che fa per voi.

Nulla da segnalare sulla componentistica contenuta all’interno della scatola.

La qualità dei materiali è ottima (solo un piccolo refuso che ho notato sulle carte), il regolamento è scritto molto bene e la presenza di un doppio tabellone (due circuiti differenti) rende un po’ più varia la scelta sulla lunga distanza.

Dovendo tirare le somme, è facile affermare che Downforce conferma un semplice concetto: se un gioco è stato realizzato con criterio ed eleganza nelle meccaniche, difficilmente delude.

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Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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