Sei anni per una saga videoludica, a meno che non si chiami Kingdom Hearts, sono una vera e propria eternità: cambiano i motori grafici, si evolvono gli schemi e soprattutto, senza guardare in faccia nessuno, l’approccio dei giocatori si modifica seguendo regole nuove. Arrivati a oggi una cosa posso dirla con gioia: bentornato Soul Calibur VI!

Per quanto possa sembrare strano anche solamente leggere un termine del genere, Soul Calibur VI è definibile come un reboot della saga, ovvero un capitolo che oggi prova a riportare indietro le lancette dell’orologio, permettendo a noi giocatori di rivivere le vicende legate alla leggenda della spada Soul Edge.

Secondo voi questa sarà una scelta coraggiosa che ripagherà gli sforzi?

SPADE E ANIME

Soul Calibur fa parte di un corollario di saghe che ha avuto sempre, al suo interno, un elemento narrativo trainante, capace di coinvolgere i giocatori all’interno di un mondo che non si limita soltanto a un mero button smash insensato. Se per Tekken il fulcro della storia girava intorno al torneo in grado di decretare il “King of Iron Fist Tournament”, con Soul Calibur la questione acquista tratti fantasy particolari e articolati, uniti dalla leggenda della spada oscura Soul Edge.

Nel corso di tutta la storia, l’arma è passata di mano in mano scegliendo il proprio utilizzatore, ma corrompendone allo stesso tempo il cuore in cambio di un potere inimmaginabile. Se lo stampo del franchise in passato si è affidato alla serializzazione, proponendo dunque una serie di capitoli volti a descrivere ognuno una parte della vicenda, adesso invece ci è possibile riviverlo in un solo colpo nelle Cronache dell’Anima, primo grande costone della proposta per giocatore singolo.

In questa modalità di gioco è possibile rivivere la storia di ognuno dei 20 personaggi selezionabili, così da scoprire ogni possibile legame tra loro e la mitica spada. Ci troviamo davanti alla classica modalità “Story“, inutile negarlo, ma al posto delle artwork sfruttate per gestire la narrazione tra un combattimento e l’altro, avrei certamente preferito qualche cutscene in più, giusto per ravvivare un po’ il ritmo.

La seconda modalità dedicata ai solitari è chiamata Bilancia delle Anime, dove avremo la possibilità di creare un nostro avatar con cui esplorare il mondo di Soul Calibur VI, aggiungendo ai combattimenti in stile picchiaduro degli elementi di stampo RPG (con tanto di possibilità di affrontare delle sidequest durante l’evolversi della storia).

L’editor non è eccezionale ma ci si smanetta facilmente

Mentre questa modalità fa il suo corso, il nostro personaggio cresce e livella come in un vero e proprio RPG, aumentando quindi i propri parametri di caratteristica ma soprattutto cambiando anche arma all’occorrenza, così da diversificare gli scontri senza fermarsi al solito moveset. Come già accaduto in passato per modalità simili a questa, ogni arma selezionata si porta dietro il moveset del personaggio a cui appartiene, motivo per cui equipaggiarne una dopo l’altra ci permetterà di ravvivare l’esperienza, regalandoci anche qualche colpo d’occhio in più al fine di prepararci alla modalità multigiocatore.

Oltre al semplice combattimento standard, il nostro vagabondare per le lande di questa terra ricca di pericoli ci preparerà doverosamente per affrontare diverse prove, tradotte in termini di gioco con bonus o malus applicabili ai personaggi prima dello scontro (ricordatevi del cibo), ma anche con caratteristiche da applicare alle arene per renderle un tantino più ostiche. Se ricordate qualcosa dei vecchi Soul Calibur, allora non scordate di portarvi i pattini!

Soul Calibur VI in questa maniera soddisfa due diverse esigenze: la prima è fornire un grado di sfida sempre adeguato, la seconda è tenere viva l’attenzione del giocatore per lungo tempo anche in una modalità single player, spesso considerato un tallone d’Achille di molti altri giochi dello stesso genere.

È TEMPO DI COMBATTERE

Bella la story line, bello il sistema ibrido RPG, ma quando si parla di picchiaduro se il gameplay non è soddisfacente non c’è nulla da fare.

Soul Calibur VI non compie rivoluzioni rispetto al passato (e non se ne vede in effetti il bisogno): il sistema di combattimento ci permette di muoverci come vogliamo nell’arena tridimensionale, con un alternarsi di attacchi con diversa direzione e potenza.

Quello che differenzia il giocatore novizio dall’esperto è la capacità di “calcolare” con precisione distanze e tempistiche degli attacchi, il che significa dover conoscere alla perfezione non soltanto il nostro personaggio preferito, ma anche quello dell’avversario di turno, così da capire, di volta in volta, la miglior strategia da adottare.

Saper prendere le distanze diventa fondamentale durante i combattimenti

Una delle novità di Soul Calibur VI è l’abilità Lama Invertita, un colpo attivabile con i tasti dorsali del pad che, se usato in maniera corretta, ci permette di creare una breccia nella difesa dell’avversario, lasciando libera la strada alle nostre combinazioni più letali.

Considerando la velocità e la dinamicità dei combattimenti, Soul Calibur VI risulta essere un gioco che richiede grandissima attenzione e concentrazione, soprattutto negli scontri contro avversari umani, visto che una partita condotta in maniera superba dall’inizio alla fine può trasformarsi in un’assurda sconfitta nel caso di un Ring Out dettato dalla nostra distrazione.

Da questo punto di vista ritengo Soul Calibur VI uno dei picchiaduro più “tecnici” a cui ho avuto modo di giocare, cosa che potrebbe spaventare il giocatore più “arcade”, ma che regala grandissima soddisfazione a quelli più esperti.

MOTORE GRAFICO AGGIORNATO

Uno degli aspetti più importanti di Soul Calibur VI è il motore grafico aggiornato, visto che si è passati all’onnipresente Unreal Engine.

Il roster di 20 personaggi (tra cui spicca anche Geralt, direttamente da The Witcher) vanta di animazioni pregevoli e con un framerate stabile a 60 fps (almeno su PS4 Pro) sia in single che multiplayer (caratteristica questa fondamentale per un picchiaduro così frenetico).

Se il roster non è molto ampio, paragonato anche solo al quinto capitolo o a tanti altri picchiaduro, bisogna però ricordare la possibilità di creare delle skin personalizzate per i vostri personaggi per combattere online.

Ed indovinate chi potreste trovare in giro???

Bowsette invade anche Soul Calibur VI

PRO & CONTRO

+ Motore grafico con framerate stabile
+ Modalità Bilancia delle Anime veramente interesssante
+ Editor personaggi
– Forse troppo tecnico per il giocatore medio
– Roster esiguo

8 Frenetico

Soul Calibur VI è sicuramente un ottimo prodotto, in cui spicca una modalità single player estremamente interessante, cosa abbastanza inusuale per un picchiaduro.
Per padroneggiare gli scontri online richiede veramente tanto allenamento.

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