Uno degli alieni che più prepotentemente è riuscito a entrare nell’immaginario collettivo cinematografico, dopo gli xenomorfi di Giger, è sicuramente Predator.

Anche se pochi conoscono la leggenda alle spalle della sua creazione per mano di Jim e John Thomas, che lo immaginarono dopo aver sentito una voce di corridoio scherzosa riguardante Rocky Balboa che doveva scontrarsi sul ring con un alieno, quello che divenne in seguito è storia che andrebbe raccontata nelle scuole durante la visione del film di McTiernan dell’87 con protagonista Arnold Schwarzenegger.

Predator 01

Questi due omaccioni qua hanno regalato bellissimi momenti a ognuno di noi, insegnandoci al tempo stesso che nello spazio potrebbe ipoteticamente esistere un essere “coatto” quanto pericoloso.

Il successo della pellicola permise la produzione di un sequel ambientato a Los Angeles, con Danny Glover, accompagnato da altre pellicole uscite più tardi comprensive persino di alcuni spin-off, come la serie Alien vs. Predator.

Secondo il mio punto di vista non c’è stato niente che sia riuscito a eguagliare il primo film, ed anzi l’impressione è quella che i vari registi alla guida dei progetti si siano semplicemente adattati allo scorrere del tempo, creando quindi pellicole che potessero accontentare il pubblico senza fare niente di più.

Arriviamo quindi a oggi, anno domini 2018. Shane Black prende in mano un progetto sui Predator, ci scrive una sceneggiatura insieme a Fred Dekker e, non contento di quanto già fatto fino a oggi, inserisce nel suo film lui.

Predator 02

In alcune interviste è stato definito come Upgrade Predator, in pratica una creazione in laboratorio fatta da una fazione di Yautja dedita alla tecnologia, che ha deciso di unire diversi DNA per rendere questo soggetto più potente di qualsiasi altro cacciatore sulla faccia dell’universo. Tutto questo come si traduce nel film?

FENOMENALI POTERI COSMICI!

Quinn McKenna (Boyd Holbrook) è un cecchino dell’esercito americano stanziato in Messico per una missione, ma subito prima del compimento di quest’ultima un’astronave aliena precipita sul posto, facendo entrare in contatto quest’ultimo con un Predator.

Il rocambolesco scontro permette al cecchino di impossessarsi di parte dell’attrezzatura dell’alieno, che viene poi mandata alla casa del figlio come prove da utilizzare nel caso in cui qualcuno non creda alla storia del “ehi mamma, ho incontrato un alieno nel bosco ed era alquanto cattivo”.

Il pacco consegnato dal corriere Amazon viene però aperto dal figlio autistico di Quinn, ovvero Rory (Jacob Tremblay), il quale riesce grazie alle sue doti a mettere in funzione l’attrezzatura, attirando su di sé le attenzioni di una forma evoluta di Predator.

Quinn viene dato per pazzo dal governo e trasportato immediatamente sul pulmino dei “casi umani” dell’esercito, dove una squadra di ex marine con problemi psicologici accoglie l’ultimo arrivato con la tipica messa in onda della presentazione comica dai connotati lievemente coatti.

Nel frattempo, il Predator ferito è stato trasportato da una squadra segreta del governo in un laboratorio di ricerca, dove lavora come biologa la bellissima Casey Braket (Olivia Munn).

Olivia Munn in azione!

Gli eventi sono destinati a precipitare, dando vita a una serie di inseguimenti notturni dove il canonico alieno antropomorfo viene braccato da un upgrade Predator creato in provetta dai suoi stessi simili, che sembra presentare tratti geneticamente evoluti che la rendono più forte e pericolosa.

La caccia ha letteralmente inizio, solo che al posto di percepire il pericolo nascosto in una fitta giungla grazie a un dispositivo di occultamento (come nel primo Predator), si ottiene l’effetto contrario, evidenziato da una creatura poco caratterizzata che sembra prestare il fianco a un dinamismo troppo action per i canoni attribuitigli in passato.

Non si percepisce tensione, suspense o sentimenti legati al discorso della caccia, ma solo un’eccessiva mole di informazioni su schermo che tende anche all’esagerazione.

Smithers Cani

Vi ho reso abbastanza l’idea?

Anche se i rimandi ai fasti di passato remoto vengono introdotti da Black, che se vi ricordate era presente nel cast del primo film, i 107 minuti di pellicola scivolano via tra qualche borbottio stemperato dalle fasi più comiche, come quella in cui il piccolo Rory va in giro durante il “trick or treat” di Halloween vestito da Predator e deve vedersela con alcuni bulli della sua scuola.

Alla fine della fiera, il Predator riportato alla luce dal regista è tutto tranne che il cacciatore che abbiamo imparato a conoscere nel corso del tempo, e la sua presenza sul grande schermo finisce per rendere la permanenza in sala piuttosto spiacevole, soprattutto tenendo in considerazione l’ultima parte del film che veramente, ma veramente, aveva bisogno di un poco più di sobrietà.

Peccato, magari ci rifaremo quando Schwarzy deciderà di scendere nuovamente in campo anche contro uno dei suoi nemici più temibili!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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