Udendo il nome Fist of the North Star molte persone staranno pensando di fare una semplice traduzione letteraria, rimuginando su chi possa essere in grado di sferrare il fantomatico Pugno della Stella del Nord.

Ma dietro a questa nome si cela uno dei cartoni animati (quanti ricordi gli anni ’90!) che ha segnato la storia dell’animazione giapponese: Ken il Guerriero.

Hokuto No Ken (titolo originale del manga) nasce in Giappone nel 1983 tra le pagine della rivista Weekly Shonen Jump, dove il mito del guerriero Kenshiro è riuscito a catturare l’immaginazione e la curiosità di moltissimi lettori dell’epoca, grazie soprattutto a tutti quei luoghi comuni amati dalla cultura giapponese, come l’olocausto nucleare, le arti marziali, amicizia, amore, sacrificio e dolore.

Mentre giocavate a Punch Mania: Hokuto No Ken ovviamente urlavate la stessa cosa!

Insomma, la storia del nerboruto protagonista dalle sopracciglia spesse almeno quattro centimetri ha dato il via a una serie di reinterpretazioni del brand, capaci di toccare serie animate (quella degli anni ’80 per Fuji Television è la punta di diamante, ma vi ricordate i tempi di 7 Gold o altre emittenti locali?), lungometraggi animati, una terza serie a fumetti e tantissimo merchandising.

Di giochi dedicati al successore della scuola di Hokuto ce ne sono stati a bizzeffe (impossibile non citare il mitico Punch Mania: Hokuto no Ken!), ma questo Fist of the North Star: Lost Paradise si distacca in maniera decisa dalle precedenti versioni più ancorate al genere musou, prendendo al contrario la strada dell’action adventure in terza persona con elementi RPG.

Sarà questo il metodo giusto per raccontare le avventure di Kenshiro?

UNA STORIA NUOVA

Fist of the North Star: Lost Paradise narra del girovagare in un mondo apocalittico di Kenshiro, il successore della divina scuola di Hokuto Shinken, alla ricerca della sua fidanzata Yuria, rapita dal maestro della scuola di Nanto Shin.

L’incipit di Fist of the North Star: Lost Paradise è praticamente identico alla storia creata 35 anni fa dal duo Buronson/Hara, con tanto di scontro all’ultimo sangue con lo stesso Shin.

Il primo grande villain di Ken

Una volta sconfitto, egli stesso confessa che Yuria non ha mai smesso di pensare a Kenshiro e inoltre, devastata dalla lontananza del suo amato, ha preferito scappare e rischiare la morte nelle lande post-atomiche, giungendo in fin di vita presso la città di Eden.

Da qui in poi la storia di Fist of the North Star: Lost Paradise prende un bivio completamente diverso da quello canonica conosciuto dagli appassionati, lasciando giusto che alcuni elementi “storici” facciano capolino in questa nuova narrazione sotto forma di flashback (come ad esempio l’episodio del vecchietto che voleva salvare un sacchetto di semi, ucciso brutalmente da un gruppo di banditi).

La maggior parte del gioco si svolge nella città di Eden, chiamata anche Città dei Miracoli, una vera e propria oasi in un mondo che non ha più molto da offrire. In questo luogo unico nel suo genere si respira aria di normalità, tant’è che gli abitanti privilegiati del luogo vivono la loro quotidianità come prima del conflitto, evidenziato tra l’altro da un sistema economico che prevede una moneta corrente e tante attività commerciali dove spenderla.

Come in una reinventata Bartertown, Kenshiro si fa arrestare volontariamente per ottenere un accesso alla città, facendosi subito dopo strada nell’arena per conquistare la sua libertà a suon di AHTA-TA-TA-TA.

Questa annunciatrice mi ricorda qualcuno di Borderlands….

Grazie alle sue performance da lottatore professionista, il nostro alter-ego ottiene il favore della principessa Xsana (mi è sembrato di vedere Aunty Entity!) iniziando un cammino abbastanza lineare di quest che ci guideranno nella nostra avventura, anche se non mancheranno missioni secondarie capaci di approfondire e rendere più longeva l’esperienza nel gioco.

Il gioco è parecchio “story driven” e presenta pochissime interazioni con il mondo esterno alla città, lasciando che tutto si svolga principalmente all’interno della città con molteplici attività, che comprendono persino mini-game con cui “perdere” tempo.

Fist of the North Star: Lost Paradise è stato creato dalla Ryu Ga Gotoku Studios, quelli di Yakuza (di cui vi parlavamo qualche giorno fa in questo articolo), ed è proprio quando arriviamo a sbloccare questi mini giochi che diventa palese come questo titolo non sia altro che un reskin proprio della serie Yakuza.

A metterlo maggiormente in risalto sono proprio i mini-game presenti nel gioco, come il Cabaret Club o l’attività di agopunturista (anche se usiamo le nostre dita al posto degli aghi, facendo pressione sugli tsubo).

In realtà sarebbe più un lavoro da Toki che da Ken…

Per quanto la formula possa funzionare bene in Yakuza, legare queste attività al mondo di Kenshiro appare ai miei occhi come una forzatura bella e buona, visto il carattere serioso e drammatico del personaggio (la prima volta che mi hanno indirizzato al casinò ho storto il naso perché non riesco ad immaginare assolutamente il Maestro di Hokuto giocare a Black Jack).

TI HO COLPITO IN UN PUNTO DI PRESSIONE….

Come scrivevo in cima all’articolo Fist of the North Star: Lost Paradise abbandona il sistema di combattimento classico dei musou, prendendo in prestito in tutto e per tutto quello di Yakuza, compreso l’Heat Mode (chiamato in questo titolo Burst Mode)

Con i tasti quadrato e triangolo possiamo sferrare una serie di attacchi che ci permettono di riempire una barra presente sopra i nemici: quando questa raggiunge un certo limite sarà possibile colpire i nemici nei punti di pressione, grazie al tasto cerchio, permettendo in questa maniera l’attivazione delle tecniche segrete della scuola di Hokuto (con tanto di esplosioni e sangue a secchiate).

Ci sono tantissime tecniche da usare, ma il livello massimo di coattitudine si raggiunge seguendo con un preciso timing ogni sequenza di QTE mostrata su schermo, così da riuscire ad accumulare il miglior punteggio possibile a fine combattimento e ottenere vari reward sottoforma di rank.

Tra le ricompense che possiamo ottenere a fine combattimento, o quando livelliamo, troviamo dei globi di addestramento utili a sbloccare nuove abilità o potenziare alcuni tratti del nostro personaggio.

Ecco come si presenta uno dei rami di abilità presenti nel gioco

Sono disponibili 4 rami e 5 tipi diversi di globi, anche se alcuni tratti saranno acquisibili solo attraverso la progressione nel gioco o con l’allenamento.

Purtroppo, con il tempo, l’esecuzione di queste mosse diventerà piano piano sempre più noiosa e ripetitiva e anche la maggior parte delle Boss Fight, presenti nell’avventura, non sono particolarmente esaltanti se non per qualche variazione sul tema (anche se i combattimenti con i grandi “villain” di Ken come Souther o Raoh sono veramente emozionanti).

COMPARTO TECNICO MIGLIORABILE

Sul piano tecnico ci ritroviamo praticamente a fare le stesse considerazioni fatte con Yakuza: un comparto grafico grosso modo discreto (anche se quando ci si muove tra le strade di Eden mi è capitato spesso di colpire angoli invisibili) accompagnato da una musica forse più studiata per un titolo come Yakuza, che per un gioco ambientato in un mondo post-apocalittico.

Sei già morto!

A spiccare nella tracklist della colonna sonora troviamo qualche traccia che cerca di ricordare quel retrogusto di metal che abbiamo imparato ad amare nella OST dell’anime di Kenshiro (You Wa Shock è stato un tormentone della mia adolescenza).

PRO & CONTRO

+ Storia alternativa interessante
+ Finisher spettacolari
– Mini giochi non adatti al personaggio ed all’ambientazione
– Alla lunga i combattimenti risultano ripetitivi e noiosi

7 Si poteva fare meglio

Fist of the North Star: Lost Paradise prende in prestito il sistema di gioco di Yakuza raccontandoci una storia di Kenshiro alternativa a quella che abbiamo avuto modo di conoscere negli anni. Quello che non convince del gioco è la presenza di mini giochi che con il mondo di Kenshiro non hanno nulla a che spartire.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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