Partiamo da un presupposto fondamentale: “La Cosa” diretto dal regista John Carpenter è uno dei migliori film mai visti dal sottoscritto.

Adoro in maniera maniacale tutto quello che ruota intorno a questo mondo tant’è che, appena ho avuto l’opportunità di poter acquistare tramite Kickstarter il nuovo gioco in scatola, non ci ho pensato nemmeno un secondo e ho sgonfiato il portafogli.

Questa versione fa riferimento al libro originale scritto da John Campbell nel 1938 e dal quale Carpenter si è ispirato.

Ero già un felice possessore di Infection at Outpost 31, primo gioco ufficiale uscito nel 2017, ma questo Who Goes There mi ha attratto maledettamente merito di una grafica meravigliosa, un packaging stratosferico e delle miniature davvero troppo belle da lasciare disperse nel web.

Packaging e materiali di ottima qualità.

Perciò dopo varie peripezie e lunghe attese ecco finalmente il mega scatolone far capolino sul mio tavolo!

A differenza di Outpost 31 qui ci troviamo di fronte ad un gioco di sopravvivenza puro dove però il lancio del dado impera.

Da tre a sei giocatori dovranno resistere per un numero di turni (nelle partite “veloci” 15, in quelle normali 18) ad alcune delle sfighe più assurde possano capitare in una base scientifica, situata sotto metri di neve nel bel mezzo del nulla, con il terrore di venire infettati dalla Cosa.

Se riusciremo ad arrivare al termine di questo inferno l’elicottero arriverà in nostro soccorso permettendoci di fuggire. Ma chi vincerà? Gli umani o gli infetti?

Se siete maniaci del controllo e odiate i giochi “american” potete anche smettere di leggere dato che qualsiasi azione decideremo di fare sarà resa possibile da un lancio di dadi o dalla pesca di carte.

I dadi sono belli, ma crudeli!

Per poter arginare questo fattore è stato introdotto il “crafting”, ossia il pescare casualmente da alcuni mazzi oggetto i componenti che potranno essere lavorati dando vita così ad armi o capi d’abbigliamento che andranno a lavorare su lanci o pescate sfortunate.

Questa meccanica mi è piaciuta moltissimo ed è stata implementata in maniera meravigliosa all’interno di Who Goes There, creare una giacca imbottita ci permetterà di sprecare meno azioni mentre saremo intenti a cercare all’esterno sotto una bufera di neve mentre riuscire a costruire un’ascia potenzierà il lancio dei dadi durante i mille attacchi che la Cosa svolgerà.

L’ambientazione mi ha richiamato fortemente il gioco Dead of Winter ma ovviamente senza zombie.

Ma arriviamo al nocciolo del gioco ossia l’infezione: come funziona?

Who Goes There mette a disposizione dodici carte vulnerabilità, undici bianche e una infetta. Quando falliremo determinate azioni come il difendersi da un attacco dell’Alieno o non porteremo a termine le missioni che ogni turno il gioco ci sottoporrà, saremo chiamati a pescare una carta vulnerabilità.

E’ palese che prima o poi un giocatore verrà infettato (anche perché ad un certo punto le carte finiranno) dando così inizio alla tanta odiata sensazione di paranoia! Sarà infetto? Mi devo fidare e ricevere un suo oggetto? Posso pensare di dormire con lui? Se rimaniamo da soli mi attaccherà?

Personalmente come si fa a resistere a far esplodere una stanza delle caldaie?

La fase finale, a patto ci si arrivi, è molto bella e cinematografica. Il team leader dovrà decidere chi far salire o meno sull’elicottero fra insulti, dibattiti e diatribe varie stando attento a non imporsi troppo dato che i giocatori potrebbero declassarlo da un momento all’altro.

Una volta deciso l’equipaggio il portellone dell’elicottero si chiuderà e le pale cominceranno a girare rumorosamente. Al tre si girerà il segnalino stato e si verificherà chi sarà infetto e chi sarà umano.

A questo punto si aprirà un ventaglio di opzioni:

  1. Se a bordo si è tutti in carne ed ossa e si riuscirà a superare un punteggio deciso all’inizio (6 x il numero umani di giocatori) utilizzando carte acquisite durante la partita, gli umani vinceranno (o perderanno nel caso non superino il punteggio).
  2. Se ci saranno degli infetti a bordo ma gli umani riusciranno a passare lo scoglio del punteggio vinceranno gli umani.
  3. Se saranno presenti solo infetti perderanno perché l’alieno è ancora in stato embrionale e ha bisogno di almeno un corpo umano per arrivare sano e salvo ad infettare l’umanità.
  4. Se gli umani non riusciranno a superare il punteggio ma La Cosa sarà presente a bordo vincerà e porrà fine all’umanità.

CONSIDERAZIONI PERSONALI

Personalmente Who Goes There mi è piaciuto molto, sempre teso, difficile da gestire e capace di creare colpi di scena non indifferenti. L’attenzione va tenuta sempre ai massimi livelli perché è davvero difficile riuscire ad arrivare fino in fondo senza grosse perdite.

Non è assolutamente un gioco per tutti, in primis i dadi lanciati possono girar male e quindi portare disastri inenarrabili, inoltre dovremo essere pronti a collaborare moltissimo anche se il gioco da quella sensazione di portare le persone sedute al tavolo dalla “parte opposta”.

Il terrore di essere infettati e di rimanere fregati è sempre dietro l’angolo e ciò non aiuta ad essere di “buon cuore”.

Lo abbiamo provato sia in quattro che in cinque e devo dire che quest’ultima configurazione è la migliore. Al tavolo non è piaciuto a tutti e onestamente non posso dar torto alle polemiche sollevate: punto primo, come i vecchi giochi, se si muore si è fuori dalla partita. Per alcuni risulta inconcepibile (maggiormente quando si ha a che fare con i dadi) essere spettatori magari per metà partita.

In secondo luogo Who Goes There potrebbe, in alcune fasi della partita, far diventare il giocatore “assolutamente passivo”, obbligandolo a subire eventi senza poter far nulla.

Istruzioni per il ricollocamento di miniature, dadi e segnalini, una manna dal cielo!

Effettivamente la concezione di alcune fasi sembra “old style” ma leggendo le risposte dei due autori il tutto è stato volutamente pensato così.

In definitiva, se devo fare un paragone con Infection at Outpost 31, posso dire che i giochi sono completamente differenti: nel primo ci si basa molto sul bluff e l’ambientazione è pulsante mentre in questo Who Goes There risalta maggiormente lo spirito di sopravvivenza, di collaborazione e di potenziamento dei propri personaggi.

About Author

L’anno della mia nascita dicono sia “La classe di Ferro”, 1977. Adoro la pallacanestro da sempre, ci ho giocato per più di vent’anni, mentre ora vivo avventure in mezzo ai boschi giocando a Soft-Air. Amo leggere fumetti, libri thriller, vedere film e serie TV, giocare ai giochi da tavolo e a giochi di ruolo senza dimenticare di condire tutte queste passioni videogiocando qualsiasi cosa!

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