Circa un anno fa mi imbattei in un video sul canale di Board Game Spotlight, in cui ci si poneva una domanda molto semplice:

Are Board games the “new” video games?

Una domanda semplicissima, ma ricca di significato.

In questi ultimi anni, nell’ultimo in particolare, avvicinarmi e vivere il dietro le quinte del mondo del GDT e del GDR mi ha permesso di studiare e apprendere tutto quello che sta all’interno di una filiera apparentemente molto più semplice di quella videoludica, ma che nasconde allo stesso tempo criticità e problematiche uguali ma di differente natura.

Ma torniamo alla domanda: i giochi da tavolo, sono i nuovi videogiochi?

No, ragazzi. Non prendiamoci in giro. Non lo sono, e non lo saranno mai.

Avendo l’onere e l’onore di lavorare nel settore videoludico, raccontandolo giorno per giorno da dodici anni a questa parte, vi posso dire che sarà difficile, almeno in questo secolo, trovare un prodotto di intrattenimento in grado di evolversi, mutare, modificarsi e stratificarsi all’interno della quotidianità e della società come ha fatto il videogioco. 

Ma non fraintendetemi, questa non è una cosa negativa, anzi è estremamente positiva per il nostro settore!

Durante un incontro che ho avuto modo di tenere con il mio caro amico Luca Borsa e la Dottoressa Sara Evangelista, ho parlato proprio di questo davanti circa settanta docenti della scuola materna e primaria.

Il videogioco, in questo particolare momento storico, sta vivendo una forte virata verso la digitalizzazione totale: non solo in termini di prodotto (shop digitali, progressiva morte del prodotto fisico ecc.) ma anche di condivisione dell’esperienza.

Un mondo, quello del multigiocatore, che ha subito più di tutti gli altri un cambiamento netto e deciso rispetto agli albori.

Ed è in queste crepe che si sono insinuati rigurgiti di un concetto di condivisione che invece il GDT ed il GDR possono ancora vantare di possedere: quello del contatto visivo, dell’esperienza tattile e di condivisione attorno ad un tavolo giocando sì, ma soprattutto condividendo.

So già quello che molti di voi staranno pensando: ”anche nel videogioco c’è la condivisione, pensa ai team di esports”, oppure ancora “i ragazzi che riempiono le arene non è condivisione?”.

Tutto giusto, tutto corretto. Ma quella non è vera e propria condivisone per il mio punto di vista, è celebrazione di qualcosa che non rispecchia il ben più ampio mercato che oggi può vantare il videogioco.

Una mano è sempre meglio di uno sguardo indifferente

Ed allora, perché non collaborare? Perché questi semplici travasi di licenze dall’uno all’altro settore non li facciamo diventare qualcosa che potrebbe portare a nuove forme di intrattenimento “crossmediale”? 

Le companion app (vedi ad esempio Le Case della Follia, Asmodee Italia o Descent: Road to Legend, Fantasy Flight Games) hanno gettato l’amo e in giro possiamo trovare altri fulgidi esempi di quello che due mondi che si parlano potrebbero creare, provando a parlarsi e creare collaborazioni proficue e vantaggiose per entrambi.

Mi viene in mente l’ormai imminente Chronicles of a Crime (Uplay) che abbozza una sorta di VR all’interno di un gioco dal sapore squisitamente investigativo; Alchimisti (Cranio Creations) che sfruttava una sorta di realtà aumentata per ingredienti e pozioni, oppure, il recentemente annunciato gioco da tavolo di  Assassin’s Creed, in arrivo su Kickstarter a novembre, che introdurrà una vera e propria storia canon all’interno della saga.

Come potete vedere le opportunità sono tantissime, e non toccano ancora il videogioco vero e proprio, ma tutti quegli elementi di stratificazione tecnologica di cui vi ho parlato in apertura.

Pensate ad esempio ad un gioco che si interfaccia con un gioco da tavolo facendovi magari vivere la stessa storia da due punti di vista differenti: quello videoludico e quello da tavolo; oppure alla possibilità di sfruttare Switch tenendola sul tavolo per delle interazioni dirette con il gioco da tavolo.

Per non parlare di con la VR o la realtà aumentata potrebbero tornare utili a BG storici e GDR.

Le possibilità per sperimentare ci sono, e sono davvero infinite.

L’importante è che questi due mondi inizino davvero a parlare tra loro con stima reciproca e reale interesse di collaborazione.

Nessuno esclude l’altro, anzi, Milan Games Week ha dimostrato l’esatto contrario.

Con un pizzico di incoscienza abbiamo portato il GDT e il GDR all’interno della fiera che, più di tante altre, celebra il videogioco in Italia e, nonostante una scetticismo iniziale, si è rivelata una scelta vincente e in grado persino di emozionare chi, come me, in questa sinergia ci crede davvero.

Il materiale umano c’è, le persone sono affamante di scoprire tipi di intrattenimento che riescano ad unire la modernità tecnologica al concetto di condivisione fisica vera e propria.

Un traguardo che con un po’ di impegno e voglia proprio il mondo del tabletop e del videogioco, insieme, possono raggiungere.

Come diceva Bertrand Russell:

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Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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