Come reagireste se vi dicessero che la fine del mondo ha avuto inizio per colpa vostra?

E’ con questa enorme Spada di Damocle che Lara Croft si ritrova, suo malgrado, a combattere fin dall’inizio di questa sua nuova avventura dal titolo Shadow of the Tomb Raider.

OMBRE SU LARA

Lara Croft è sicuramente una delle eroine videoludiche più importanti di sempre: la sua moralità e il suo coraggio sono stati dei fulgidi esempi per qualsiasi protagonista di un gioco che abbia calcato le scene di un’avventura dalla sua prima comparsa in poi.

In Shadow of the Tomb Raider ci ritroviamo a vestire nuovamente i panni di una giovane Lara, solo che questa sua aura “eroica” capace di porla spesso nel giusto viene un po’ a mancare. Non si tratta di mancanza di volontà, ma piuttosto di scelte di vita difficili che non sempre ci permettono di salvare tutto, e tutti.

Potete anche giocare in queste vesti, se avete un particolare feticismo per la vecchia Lara

La metamorfosi del personaggio parte sin dal prologo del gioco, in cui Lara cerca di scappare da un’inondazione avvenuta in un piccolo paesino del Messico. Gli eventi corrono veloci e mentre lei scappa, cercando di sopravvivere alla meglio, vede un bambino lontano da lei che, appeso a un tubo, cerca di fare altrettanto per salvarsi.

Lara ovviamente prova a correre in suo aiuto, ma non c’e’ nulla da fare: il ragazzino cade e muore. Purtroppo alla nostra compagna di viaggio non resta che proseguire oltre, ma al giocatore (almeno personalmente) rimane un nodo alla gola. Il nodo di chi era sicuro che in qualche modo ci sarebbe stato qualcosa da fare, che in qualche modo avremmo potuto salvare quel bambino con un salto acrobatico o uno spettacolare QTE.

Ma la metamorfosi prosegue inesorabile, si percepisce visibilmente anche dal modo in cui rimane ossessionata dal suo obiettivo, da come pensi, in maniera altamente egoistica, che solo lei sia capace di salvare il mondo e di come tutto il resto in quel momento possa passare in secondo piano.

A livello emozionale questa Lara Croft è sicuramente più “umana e fallibile” rispetto a quello che potevamo ricordare un tempo (compresa anche quella delle trasposizioni cinematografiche della Jolie) e grande merito va agli sceneggiatori alle spalle del progetto, che hanno saputo tirar fuori un personaggio più stratificato e reale da questa trilogia reboot del 2010.

LE MILLE ABILITA’ DI LARA

In questi anni, oltre a crescere lo spessore emotivo del personaggio, sono sicuramente migliorate le abilità di combattimento di Lara.

Se un tempo uccidere per Lara rappresentava uno shock, in questo ultimo capitolo sembra di avere tra le mani un “natural born killer“, capace di destreggiarsi tra assassini nell’ombra, headshot da far impallidire i migliori cecchini sulla piazza, accompagnate da tattiche di guerriglia urbana con molotov improvvisate.

Il gameplay di Shadow of the Tomb Raider non è definibile solo attraverso il sistema di combattimento, ma, come da tradizione del franchise, lascia libero sfogo a tutta una serie di caratteristiche peculiari e interessanti, basate sull’esplorazione e il puzzle solving delle varie ambientazioni, ora molto più grandi e ricche di dettagli e segreti, capaci di tenerci incollati allo schermo solo per guardarle più volte da cima a fondo.

L’interazione con gli scenari proposti è avvincente quanto diversificata, tant’è che possiamo per esempio calarci da muri particolarmente scoscesi al fine di raggiungere piattaforme sicure, o perfino eseguire manovre altamente spettacolari di “wall running” orizzontale con il nostro rampino per raggiungere aree inaccessibili.

Non mancano comunque le fasi di salto e appiglio visti nei precedenti capitoli, visto che anche questa volta Lara può utilizzare un’ascia da arrampicata per trovare appiglio dopo improbabili salti da una parete all’altra.

Shadow of the Tomb Raider

Se pensavate che Lara fosse già una provetta atleta olimpica in passato, in questo capitolo potete anche ricredervi, perché le sue capacità appariranno ai vostri occhi ancora più impressionanti.

Dulcis in fundo, il tutto viene condito da svariate scene di morte (visto che sono molto scarso in questo tipo di giochi, ne ho viste veramente tante) che mi hanno un pò ricordato la natura “trial and error” appartenente ai giochi dello stesso genere.

Vi starete quindi chiedendo: ma ci sono novità in relazione ai capitoli precedenti?

La risposta è si! In particolar modo sono da segnalare le sessioni sott’acqua, dove Lara si troverà spesso a pregare di trovare una sacca d’aria per poter riprendere fiato e non perdere conoscenza.

Alcune nuotate ce le eravamo fatte anche in Rise of the Tomb Raider, ma questa volta il gameplay prevede alcuni escamotage in più accompagnati da sforzi estremi e piranha o murene pronti a banchettare con noi. L’adrenalina che scorre nel corpo della nostra eroina sono riuscito a sentirmela pure io addosso, soprattutto quando mi sono trovato a perdere quasi il fiato nelle sessioni in apnea.

Shadow of the Tomb Raider ha una struttura inizialmente molto lineare, ma non appena si giunge nella città della popolazione Paititi, il gioco inizia ad assumere una struttura simile a un “open world” che può portare il giocatore anche un po’ a disperdere la sua attenzione dalla story line principale.

La presenza di quest-giver, NPC e mercanti rende le passeggiate in questi hub molto interessanti, se non altro perché si riesce quasi a respirare l’atmosfera di quei luoghi per quanto sono ben riprodotti.

Molte delle quest secondarie hanno il grande merito di aggiungere elementi interessanti alla personalità di Lara (lasciando anche emergere molte delle “ombre” di cui parlavamo prima), rendendo veramente piacevole risolverle quante più possibili per completare il background completo del personaggio ai nostri comandi.

Al giocatore non rimane che decidere che strada intraprendere nella crescita delle abilità di Lara tramite 3 skill-tree simili molto fedeli al brand (nella mia run ho ignorato un po’ la parte relativa al combattimento), fattore che rende personalizzabile l’esperienza permettendo a ognuno di noi di affrontare l’avventura come più ci piace.

Ecco i diversi skill tree di Shadow of the Tomb Raider

A livello tecnico il gioco è una gioia per gli occhi, ma soprattutto per le orecchie. I suoni ambientali sono ricreati alla perfezione, per aumentare il livello di immedesimazione del giocatore nel personaggio.

Forse un piccolo difetto di questo Shadow of the Tomb Raider è la lunghezza della storia principale: se il giocatore tira dritto senza farsi “distrarre” da quanto il gioco ha da offrire (e tra “challenge tombs” e quest secondarie di materiale ve ne è in abbondanza), si potrebbe credere che quest’ultima avventura di Lara sia “corta”, ma visto che mi sono fatto prendere da qualsiasi cosa che mi sia capitata sotto tiro, è una riflessione che ho potuto fare solo a mente fredda, proprio mentre ero in procinto di mettere nero su bianco le mie riflessioni sul gioco.

Secondo il mio punto di vista, Crystal Dynamics ha voluto regalarci un titolo estremamente stratificato, capace come visto in passato di proporci un esperienza variegata su più livelli.

Come scritto poco sopra, tirando dritto e senza dedicarvi ad alcuna esperienza secondaria, rischiereste di perdervi gran parte del divertimento. Quindi, se proprio vi va di darmi retta, fatevi un piacere: un bel respiro e dimenticatevi la fretta, certi titoli vanno goduti dall’inizio alla fine!

PRO & CONTRO

+ Tante nuove abilità per Lara
+ Scrittura del personaggio veramente di primissimo livello
+ Molte cose da fare fuori dalla story line principale
– La story line principale sembra un po’ “corta”

9 Fantastico

Shadow of the Tomb Raider è un epilogo maestoso per la nuova "vita" di Lara Croft. Il lavoro di Crystal Dynamics è eccezionale nel regalarci una storia dai tagli estremamente cinematografici e una scrittura degna di un libro, con tanto "flavor" a rendere ancora più vera la figura della nostra eroina.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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