L’operazione “Malinconia portami via” sembra non aver mai fine, soprattutto in un periodo dove il pubblico ha cominciato ad apprezzare la produzione di edizioni restaurate delle vecchie glorie di un tempo.

Non tutte le ciambelle vengono con il buco, questo è doveroso dirlo, ma ultimamente il banco è riuscito a soddisfare quasi ogni nostro appetito.

C’è però da fare un distinguo, soprattutto quando si parla di edizione restaurata (HD) e/o di remastered. La prima è meglio riassumibile come un ammodernamento del lato grafico, magari aumentando la risoluzione e smussando qualche texture, mentre il secondo è un vero e proprio lavoro di messa a punto da zero.

Un po’ come mettere sul piatto della bilancia il tanto discusso Chrono Trigger e un qualsiasi capitolo della serie Yakuza. Veniamo quindi a oggi, al momento in cui ti trovi tra le mani un gioco che ha fatto la storia per tanti ma non per te che, ben 18 anni fa, ti chiudevi con Age of Empires e Baldur’s Gate.

Diciamo pure che non avevo il Dreamcast, tanto per mettere un ulteriore peso drammatico alla questione. Immaginerete quindi il mio stupore quando ho potuto finalmente mettere le mani su Shenmue sapendo, in cuor mio, di essere il target perfetto per questo prodotto.

È valsa la pena mettersi in paro?

LA RICERCA DELLA VERITA’

Esisteva un tempo in cui il viaggio valeva molto di più del mezzo con cui lo si portava a termine.

La metafora che cerco di trasmettere riguarda un periodo, forse quello della mia/vostra adolescenza, dove il gioco era prettamente impostato sull’esperienza in solitaria e che quindi, più di ogni altra cosa al mondo, aveva bisogno di fondamenta salde.

Una storia su cui poter contare, o meglio un racconto che riuscisse, con le sue caratteristiche, a tenerci incollati allo schermo il tempo necessario per portarlo a compimento.

Il viaggio di Ryo Hazuki incomincia nel dramma, quando il malvivente Lan Di uccide il padre dopo essersi impossessato di uno specchio, di cui inizialmente non si sa praticamente nulla.

Ma Ryo cerca vendetta, un modo come un altro per riscattare il vuoto dentro di lui, portando salda sopra la testa l’insegna dell’onore e rispetto per la propria famiglia.

Il racconto prosegue, grazie al fatto che l’edizione restaurata contiene sia il primo che il secondo capitolo, portandoci da Yokosuka a Hong Kong, dove finalmente si otterranno nuove informazioni sugli specchi (si, perché sono diventati due nel frattempo) e su come quest’ultimi sembrano possedere qualità sovrannaturali.

Piano piano ti accorgi che a crescere non è solo Ryo, imparando nuove tecniche dai maestri di arti marziali oppure scoprendo nuovi luoghi e persone, ma a crescere sono anche io che ne seguo i passi alle spalle cercando di capirci qualcosa di più, preparandomi allo stesso tempo psicologicamente per l’eventuale terzo capitolo che dovrebbe uscire l’estate del prossimo anno.

Dopo averli giocati mi sono reso conto che, al netto dei possibili difetti tecnici che vi descriverò poco più avanti, i due capitoli di Shenmue fanno parte di un bagaglio culturale, un’esperienza importante da aggiungere al proprio background videoludico per conoscere meglio le basi di questo genere. Diciamo che potrebbe tranquillamente essere considerato il padre putativo di titoli come Yakuza o GTA (come lo conosciamo oggi chiaramente).

E’ DIFFICILE STARE AL PASSO COI TEMPI

Arriviamo quindi al nodo cruciale della questione.

Al “ma” virgolettato che spesso compare sibillino, quando la storia prende una piega troppo bella per essere vera. Come ho scritto nel prologo di questo articolo, Shenmue fa parte di quel filone di titoli semplicemente restaurati, in pratica solamente abbelliti nella veste grafica lasciando inalterata tutta la struttura ludica.

Abbelliti forse è un parolone in questo caso, se non altro perché il lavoro di editing sulle texture è fine a sé stesso, presenta modelli poligonali troppo grossolani, riporta un framerate bloccato ai 30 fotogrammi e inserisce nel passaggio alla next-gen un banale supporto allo stick analogico.

Che poi fa ridere vedere che il gioco gira a 16:9 mentre nei filmati torna in 4:3.

Un prima e dopo non molto soddisfacente.

Forse si può annoverare tra i cambiamenti più importanti il poter salvare quando e dove si vuole, senza dover essere legati come in passato a dover tornare necessariamente a casa di Ryo, oppure il poter effettuare dei viaggi veloci. Ma per il resto tutto qui.

Si capisce che l’opera di restauro è stata un po’ fine a sé stessa, che i ragazzi dello Studio d3t non potevano fare tanto di più che un lavoro fatto alla meno peggio con l’unico scopo di rimettere sul mercato il brand, al fine di regalargli nuova linfa vitale e interesse prima dell’uscita del terzo capitolo.

Perché si sa, a meno che non si ricomincia da capo e scrivere il codice per filo e per segno, non è possibile produrre un gioco graficamente convincente.

La colonna sonora di Shenmue fa venire i brividi per quanto è bella, mentre per quanto riguarda il doppiaggio si ha la possibilità di scegliere il doppio audio in lingua giapponese e inglese.

Detto questo, a mio avviso, ci troviamo di fronte a un prodotto come tanti altri per tipologia: per chi, come me, non lo avesse giocato al tempo è un acquisto doveroso, un piccolo investimento necessario per comprendere meglio le basi da cui si è partiti per avere gli action-adventure di oggi.

Ma in fondo sono pronto a scommettere che anche chi lo ha giocato al tempo del Dreamcast, sotto sotto, se lo comprerà di nuovo per rigiocarlo nei momenti morti.

Perché i primi amori restano impressi lì nell’inconscio, ed è piacevole ripensarci ogni tanto quando nessuno ci guarda.

PRO & CONTRO

+ Shenmue è un gioco che impari ad amare, senza se e senza ma
+ Colonna sonora eccezionale
– Gameplay decisamente lento pensato a oggi
– A livello grafico non ci siamo proprio

7 INVECCHIATO

Il tempo passa per tutti e a volte non serve dare una bella rispolverata per far risplendere un gioiello. In attesa del terzo capitolo questa Shenmue HD Edition ci fa fare un bel salto nel passato ma pecca nel comparto grafico assolutamente inadeguato per i tempi, ma per fortuna alla base abbiamo ancora un signor gioco.

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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