Sono sempre stato un tipo da giochi arcade.

Non è una questione legata solamente alla semplicità, diciamo che il pregio di quei titoli è riuscire a impiegare il mio –pochissimo- tempo in maniera proficua, divertendomi senza troppo sbattimento.

Con questo non voglio dire che disdegno i simulatori automobilistici, anzi. Uno dei brand che ha consumato le mie falangi è stato sicuramente F1, se non altro perché riesce a combinare una delle mie passioni sportive a un media che amo visceralmente.

Ma torniamo ai racing game arcade, quelli belli che se ne fregano dei tecnicismi per pensare solo a una cosa: il divertimento.

Ubisoft quest’anno, insieme ai ragazzi di Ivory Tower, ha buttato sul banco il suo all-in cercando di portare a casa il risultato e a mio avviso, tralasciando qualche dettaglio che vedremo tra poco, il gioco è valso sicuramente la candela.

TERRA, MARE, CIELO … WHAT ELSE?

The Crew è uno dei massimi esponenti della filosofia Ubisoft in merito ai racing game.

Quattro anni dopo il primo esponente del brand, Ivory Tower ha dimostrato di tener conto del feedback dei giocatori appassionati al titolo, cercando di migliorare ciò che in passato non aveva funzionato.

Quello che ci troviamo di fronte è, letteralmente, un MMO in salsa automobilistica, dove i giocatori di tutto il mondo possono scontrarsi a suo di risultati, mettendo a ferro e fuoco ogni possibile strada conosciuta, che sia su terra, mare o cielo.

“Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!” diceva il buon Doc. Brown in Ritorno al Futuro e forse, fantasie personali a parte, nella sede di Ivory Tower qualcuno avrà pensato sicuramente a questa citazione.

In The Crew 2 il nostro alter-ego digitale deve esporsi nel mondo delle corse ma per farlo deve guadagnare fama, ottenendo in chiave moderna la moneta di scambio più in voga del momento: i follower.

Come in un social media, noi dobbiamo partecipare a diverse competizioni che spaziano dalla semplice corsa su strada al drift più sfrenato, senza mettere da parte una sana derapata in mare o piroetta aerea a bordo del nostro biplano.

The Crew 2 cerca infatti di divertire senza prendersi troppo sul serio, un tipo di filosofia che come dicevo all’inizio si approccia benissimo a due necessità di noi giocatori impegnati: poco tempo e poco sbatti.

L’approccio arcade rende ogni gara abbordabile anche per un neofita, fattore che forse farà storcere il naso ai puristi che vogliono staccare spesso il dito dall’acceleratore per cambiare marcia o sentire, ancora di più, il feedback dell’asfalto sul proprio controller.

Diciamo che The Crew 2 punta nella direzione più semplice, aumentando le superfici su cui sfidarsi strizzando l’occhio agli amanti della competizione con sé stessi, senza disdegnare un po’ di tuning.

Niente tamarrate, sia ben chiaro, ma il tentativo di personalizzazione fatto in questa occasione vi piacerà, proprio perché non è eccessivo.

Un’altra cosa che mi ha piacevolmente soddisfatto è la varietà delle sfide. In pratica il sistema di progressione è pensato per aumentare la nostra fama in proporzione ai follower, che otterremo grazie al completamento delle gare o in modalità free-roaming.

Terra…

I primi tre gradi di fama ci permetteranno di sbloccare le competizioni disponibili nelle varie aree di competenza (Street Racing, Off-Road, Freestyle e Pro Racing) mentre dal grado Icona in poi otterremo delle ricompense per il nostro profilo, come parti meccaniche rare e punti da usare per abilità passive. In questo senso sembra che Ivory Tower abbia voluto usare un sistema quasi ruolistico, nel senso che ogni mezzo di trasporto possiede dei componenti sostituibili che vengono droppati alla fine di ogni gara e divisi per rarità.

Ho trovato questa progressione congeniale al mio stile di gioco, perché non ti mette il fiato sul collo e ti permette di partecipare a ogni gara senza subire troppo la pressione degli avversari. Esiste purtroppo un piccolo effetto che in gergo viene chiamato elastico, rappresentato dal fatto che gli avversari tornano prontamente alle nostre calcagna appena facciamo un piccolo errore, che si tratti anche di una sbandata o collisione minima.

…mare…

Ogni gara si svolge sul suolo americano, ovviamente renderizzato per l’occasione in una mappa di dimensioni contenute, ma comunque generose.

Andare in giro per questa America in miniatura fa comunque piacere, tant’è che spesso mi sono trovato a vagare per le strade con i diversi mezzi a disposizione, che vengono switchati con la semplice pressione dello stick analogico destro.

PICCOLI PROBLEMI DI TECNICA

Se la giocabilità del gioco rendere The Crew 2 un piccolo gioiello tra i racing game, dal lato opposto il comparto tecnico finisce per dargli qualche piccola stortura.

Giocandolo infatti su console ho riscontrato diverse complicazioni visive nella risoluzione delle texture, non sempre di massimo livello soprattutto se unite ai piccoli problemi di rendering della vegetazione negli scenari boschivi. Anche le collisioni non sono proprio il massimo, ma niente che possa farci gridare maledizioni in lingue antiche evocando il più oscuro dei demoni.

…ed aria. Ce ne è per tutti i gusti in The Crew 2.

Va comunque detto che il framerate, per venire incontro alle esigenze di un titolo adrenalinico, resta quasi sempre fisso ai 60 frame per secondo. Un traguardo degno di nota, soprattutto quando si tiene in considerazione il piccolo open-world confezionato per l’occasione.

In ultima battuta mi sento di citarvi la presenza di microtransazioni con denaro reale, trasformato in Crew Credits, fortunatamente non invasiva dato che serve soltanto a comprare nuovi mezzi o personalizzazioni per i (più) duecento mezzi disponibili.

PRO & CONTRO

+ Tantissime cose da fare
+ Grande assortimento di veicoli
+ Esplorazione della mappa alla ricerca di extra succulenti
– Fin troppo arcade, ma se volete la simulazione sapete dove cercare
– Mancanza di un multiplayer competitivo

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Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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