Il mio amore verso Nintendo non è un segreto per nessuno. Non lo è per i miei amici più stretti che, spesso, non capiscono il mio attaccamento ad un mondo che ancora oggi reputo magico come pochi altri all’interno di un settore schizofrenico come quello dei videogiochi; non lo è per gli addetti a lavori con cui parlo quotidianamente e non lo è nemmeno per la mia ragazza (grazie Clara per aver accettato quel wall di Amiibo in casa, a proposito).

Essere fan, sposare una filosofia di approccio videoludico non vuol dire essere ciechi, ma al contrario, acuti critici di qualsiasi mossa impostata dalla grande N.

Oggi però, voglio parlavi di una persona che Nintendo l’ha cambiata come pochi altri. Un cambiamento tanto silenzioso nel suo incedere, quanto fragoroso nei risultati.

A tre anni dalla sua morte, è giusto ricordare il Presidente Satoru Iwata.

Una vita da Presidente giocatore

Nato a Sapporo nel 1959, Iwata sin da bambino dimostra quella che sarà la sua peculiarità più importante e spiccata: la passione nello sviluppo dei videogiochi.

Con i soldi da lavapiatti si compra il suo primo HP-65 e realizza i primi giochi (Volleyball e Missile Attack) che condivide con i suoi compagni di classe.

Iwata crescendo continua a sviluppare giochi, e mentre si trova all’interno del percorso di studi universitari, viene assunto come programmatore part-time nell’allora indipendente HAL Laboratory, dove entrerà a tempo pieno dopo l’Università.

Dopo essere diventato coordinatore dello sviluppo di HAL lavora ai primi titoli per NES ( il primo è Joust, porting del gioco uscito in arcade nel 1982) tra cui nomi importanti come: EarthBound e la serie di Kirby.

La sua dedizione e alcune soluzioni brillanti sopratutto i termini di compressioni dati, non passano inosservate e, nel 1993, quando HAL è vicina alla bancarotta, su insistente dell’allora presidente di Nintendo Hiroshi Yamauchi, Iwata assume la carica di presidente di HAL. 

Da programmatore a presidente, la favolosa ascesa di Iwata nel mondo dei videogiochi

In sei anni la società passa da grandi debiti a una situazione finanziara stabile. Iwata non solo acquisisce doti imprenditoriali, ma viene sempre più utilizzato da Nintendo come consulente esterno. Grazie alla sua conoscenza sulla compressione dati, viene coinvolto nello sviluppo di Pokémon Oro e Argento, e viene successivamente incaricato da Ishihara-san di The Pokémon Kompany di studiare lo sbarco in occidente  del brand Pokémon.

Nel 2000 Iwata entra in Nintendo e si occupa di ottimizzare costi e tempi d sviluppo. La sua mano si fa sentire subito e Nintendo passa dal 20 al 41% di crescita nei profitti. 

Nel 2002 invece Yamauchi decide di lasciare all’età di 75 anni, e Iwata inizia la sua carriera da Presidente. Una carriera che verrà bruscamente interrotta  a 55 anni, l’11 luglio 2015, giorno in cui Satoru Iwata ci lascia prematuramente.

Amore ed innovazione

Difficile inquadrare un personaggio eclettico come Iwata-san. Un uomo che ha silenziosamente scelto di abbandonare la strada della potenza bruta dell’hardware, per portare in un modo differente  il videogioco ad un pubblico sempre più ampio.

Yamauchi, in cuor suo, sapeva che qualcosa in Nintendo doveva cambiare. Serviva una scossa che proiettare l’azienda verso dinamiche molto meno familiari e più da business internazionali.

Ma per Nintendo il cuore, la passione e l’amore sono sempre state qualità molto importanti, più di tante altre aziende, ed il cambiamento non era così facile o scontato.

Iwata fu brillante proprio in questo. Unire l’amore per il videogiochi, per quello che Nintendo ha rappresentato e continua a rappresentare, a delle capacità imprenditoriali davvero uniche.

Pensate che la prima cosa che fece da Presidente fu quella di incontrare tutti i dipendenti e dipartimenti che lavoravano per Nintendo, cosa mai fatta da Yamauchi (eccezione fatta per il classico speech annuale) in tutta la sua presidenza.

Fu un presidente che incoraggio la creatività, che ridiede grande vitalità persino al pilastro dell’azienda Shigeru Miyamoto. La sua strategia chiamata “blue ocean” ha portato Nintendo da una posizione “conservativa” ad una più innovativa e in grado di puntare al puro intrattenimento.

Per Iwata i giochi dovevano essere una questione molto semplice:” divertenti, divertenti per tutti.”

L’introduzione di Wii e DS sono state semplici conferme provenienti da questa visione. Macchine che non guardavano alla potenza ma al divertimento puro, semplice ed immediato; strumenti di gioco in grado di soddisfare sia i giocatori più incalliti con l’utilizzo di brand storici e importanti, quanto le nuove leve e i giocatori assolutamente casual, con giochi/non giochi come Brain Training, Wii Fit o Wii Sport.

Si può dire davvero quello che si vuole su Iwata, ma non che non abbia trovato la giusta chiave di lettura su come cambiare il modello videoludico; su come rendere incredibilmente potente il messaggio del videogioco anche a chi lo sempre ripudiato o visto da lontano con disinteresse.

Touchscreen e motion control, due tecnologie che i videogiocatori classici forse odieranno, ma che hanno avuto un potentissimo eco verso milioni di persone di tutte le età. Strumenti che senza particolari difficoltà hanno fatto sentire queste persone meno “imbranate”, ma al contrario, parte integrante dell’esperienza.

Come tutti i grandi Presidenti anche Iwata ha fatto i suoi errori. Impossibile dimenticare Nintendo Wii U, console disastrosa per la casa di Kyoto (Primo fallimento ammesso nella storia dell’azienda) che ha portato ad ingenti perdite per l’azienda.

Anche i migliori sbagliano

Ma esattamente come tutti i grandi presidenti ha saputo cogliere il momento giusto e rialzarsi, annusare la grande occasione e buttarsi a capofitto in un mercato proficuo e dal futuro brillante. Ecco quindi il grande cambiamento sul mercato mobile, passato dalla famosa frase “ Se dovessimo cedere al mobile, non saremmo più Nintendo”, all’accordo con DeNA e a tutte quelle  app oggi sui nostri device.

Ma quello che ha reso Iwata un Presidente immortale, almeno personalmente,  è la sua umanità. Il suo mettersi al livello di tutti gli altri, ed avere la forza di incoraggiare le idee indipendentemente dal livello che il singolo elemento aveva all’interno dell’azienda.

L’ho visto diventare il primo Presidente immagine di Nintendo, costruire quel Nintendo Direct con cui ancora oggi cercano di parlare direttamente ai loro fan; trasformarsi insieme a Reggie in Mii; costruirsi una carriera da giornalista con gli Iwata Asks, e molto altro ancora.

Iwata è stato il primo, vero, Presidente tifoso. È stato il Moratti, L’Agnelli o il Garrone di Nintendo.

Oggi, nonostante il buon operato di chi lo ha succeduto, manca terribilmente. Ma se guardiamo Switch da vicino troviamo tanto di lui; il suo testamento, il suo grande lascito all’azienda e ai fan: una macchina portatile che potesse connettere le persone tra loro. Il senso assoluto della sua filosofia aziendale.

Sarà contento di sapere che è andata proprio così come lo immaginava, caro Presidente: un grande successo. 

Chi ama Nintendo non smetterà mai di amare Satoru Iwata.

“On my business card, I am a corporate president. In my mind, I am a game developer. But in my heart, I am a gamer.” — Satoru Iwata (1959-2015)

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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