Annunciato come di imminente uscita nel 2014, Rainbow Skies finalmente arriva sulle console di casa Sony (PS3, PS4 e anche PS VITA) dopo un lungo e travagliato periodo di sviluppo.

Sequel di Rainbow Moon (uscito nel 2012), Rainbow Skies è un RPG strategico, genere che sulle console di casa Sony non ha avuto grandissimo successo dai tempi dei fasti della PSP con un quartetto niente male composto da Disgaea, Jeanne D’arc, Tactics Ogre e il mai troppo osannato Final Fantasy Tactics: The War of the Lions, lasciando campo libero alla concorrenza di Nintendo con il franchise Fire Emblem.

DIVERTENTE MA NON TROPPO

La storia di Rainbow Skies non brilla per originalità, ma con una scelta ben chiara da parte di SideQuest Studios di mantenere durante tutta l’avventura un tono molto allegro e divertente, anche a volte forzando un po’ troppo le battute ed accentuando gli stereotipi dei 3 personaggi principali del gioco: il guerriero tutta azione poco cervello, il suo amico che lo riprende sempre per essere così impulsivo e la maghetta studiosa e un po’ ingenuotta.

Dopo 5 minuti di gioco, Rainbow Skies dichiara che è finito…ci abbiamo creduto?

Ma in giochi come Rainbow Skies quello che fa da padrone è il gameplay, forse l’elemento più importante per giudicare titoli di questo genere.

L’esplorazione del mondo avviene controllando il nostro avatar in un mondo un po’ troppo “confusionario”, almeno graficamente parlando: troviamo infatti elementi fantasy, steampunk (e fin qui nulla di nuovo), ma anche elementi moderni (come l’infermiera che funge da healer negli insediamenti), che portano a strabuzzare un po’ gli occhi in questo guazzabuglio visivo.

Vuoi usare quello per curarmi? Credo che rimarrò sanguinante…

Praticamente ogni NPC su mappa ha una sua funzione visto che, a differenza di molti titoli dove i personaggi che incontriamo nella nostra avventura sono messi li’ solo per “bellezza”, in Rainbow Skies ogni interazione ci porta a consultare il listino prezzi di un negozio o dare il via ad una sidequest (e ce ne sono veramente tante, anche se molto semplici e lineari) o progredire nella questo principale.

Considerando il tempo che si impiega per ogni battaglia (forse un po’ troppo lentine), il fatto di non avere personaggi buttati su schermo solo per fare numero è un aspetto positivo di Rainbow Skies.

Le tipologie di incontri con i nemici sulla mappa è di due tipi: nel primo caso i mostri sono visibili su schermo ed entrando in contatto con essi si inizierà la battaglia, nel secondo invece apparirà un piccolo pop-up in basso sullo schermo che ci indica il livello e il numero di mostri presenti e saremo noi con la pressione del tasto X a dare inizio allo scontro oppure ignorarli e andare avanti (questi sono solitamente incontri casuali utili per le sessioni di grinding).

Arriviamo dunque al combattimento, cuore pulsante di Rainbow Skies e forse dove il gioco dà il meglio di sé.

Come ogni buon S-RPG che si rispetti, il combattimento si svolge su campo di battaglia diviso in tanti quadrati, dove potranno prendere posto oltre ai nostri 3 eroi, altri 3 mostri (che saranno utilizzabili più in avanti nel gioco).

A disposizione di ogni personaggio ci saranno i comandi classici di difesa, utilizzo item o utilizzo delle skill, mentre per attaccare con l’abilità base o muoversi si utilizzerà direttamente il pad senza passare dal menù.

Quindi se voglio andare alla sinistra del mio personaggio, devo in realtà andare sù…bene, non ci ho capito niente!

Questa scelta non mi è piaciuta per niente per due motivi: il primo è che a volte muoversi in una direzione diventa complicato perché, almeno nel mio caso, spesso e volentieri volendo muovere un personaggio verso la sua destra sono tentato a dare il comando “destra” dal pad, mentre invece il movimento è indipendente dall’orientamento dell’eroe che stiamo controllando; il secondo è che il sistema di movimento classico (quello che potete vedere in Final Fantasy Tactics o Fire Emblem) ci permette di muovere il nostro personaggio, vedere gli effetti dell’attacco simulato e decidere se quella è la strategia migliore da seguire in quel frangente.

Invece il sistema di skill è per fortuna molto più interessante: ogni abilità migliora il suo livello con l’utilizzo continuo e, arrivato ad un certo livello, alcune abilità sbloccano delle evoluzioni.

Ad esempio la classica Fireball, utilizzabile dalla nostra maghetta, arrivata ad un certo livello sblocca l’abilità Volcanic Eruption che, pur essendo sempre un attacco basato sul fuoco, ha il vantaggio di poter colpire 3 caselle contemporaneamente a differenza del singolo bersaglio della spell originale (anche se non spesso si riesce a sfruttarla al 100%).

Inoltre è possibile trovare degli item che permettono di “migliorare” una skill, variandone la gittata, l’area di attacco o altri fattori come per esempio la possibilità di muovere il personaggio prima di eseguirla (molto utile per quelle abilità che funzionano solo su linea retta).

Ovviamente ogni personaggio avrà punti di forza e debolezze, con ruoli ben precisi, ma sarà possibile intervenire sui personaggi in svariate maniere.

In primis con l’equipaggiamento: ogni pezzo di gear che troveremo avrà un suo livello che aumenterà durante il gioco. Ad ogni nuovo livello sarà possibile, tramite gli NPC Blacksmith presenti in gioco, inserire un nuovo pezzo di materiale in quel pezzo di equipaggiamento, andando a modificare le statistiche del personaggio.

In secondo luogo ogni personaggio ha un sistema di upgrade personalizzato dove utilizzando delle “Skill Stones” sarà possibile sbloccare vari upgrade alle stats dei personaggi.

Non contenti Rainbow Skies contiene anche un sistema di crescita di mostri molto interessante, per poter utilizzare queste creature come membri aggiuntivi del party.

Devo dire che ogni aspetto del gioco viene spiegato in maniera minuziosa attraverso dei tutorial abbastanza esaustivi, mostrati sotto forma di gag davanti ad una lavagna scolastica (dove il povero guerriero farà sempre la parte di chi non ha capito niente).

VORREI MA NON POSSO

Se dal lato gameplay, a parte quell’infelice scelta sul movimento, non abbiamo che da lodare Rainbow Skies, per quanto riguarda il comparto tecnico non ci siamo per niente.

La grafica in stile Euro-Manga o, se avete presente, alla Krosmaster Arena non è di certo quello che si può definire un capolavoro, tanto da sembrare più un lavoro per giochi per cellulare (su cui sarebbe potuto diventare la droga videoludica definitiva, anzi un appello ai ragazzi di SideQuest Studios: fateci un pensierino).

Da lodare invece il sistema di cross-save su cloud di Rainbow Skies: infatti è possibile giocare alla stesso salvataggio su tutte e tre le console della Sony, potendo così godersi il gioco sia in versione casalinga su PS3/PS4 che in versione portatile per PS VITA.

Interessante anche il livello di difficoltà di Rainbow Skies: a parte che la morte in un combattimento non porta alla schermata “Game Over” con relativa perdita di tempo nel ricaricare il salvataggio, ma ci lascia ad 1hp dove abbiamo finito lo scontro, portandoci a dover spendere item o denaro per rimetterci in piedi, ma è possibile modificare la difficoltà direttamente in game.

Infatti ad un certo punto faremo la conoscenza di un NPC che ci dirà che sarà possibile alzare la forza dei mostri che incontriamo (in cambio di migliori loot e esperienza) tramite un sistema molto semplice: vincendo un certo numero di battaglie “difficili” (solitamente i mostri visibili su schermo e non i combattimenti randomici che appaiono sotto forma di pop-up), sarà possibile selezionare un livello di difficoltà più elevato.

In ogni momento, se ci dovessimo accorgere di aver esagerato, sarà possibile tornare ad un livello di difficoltà più basso, ma per poterlo rialzare in futuro dovremo effettuare nuovamente il numero di scontri richiesti per sbloccarlo.

CONCLUSIONI FINALI

Rainbow Skies mi ha confuso (un po’ come la sua grafica): da un lato abbiamo un gameplay profondo e molto interessante, dall’altro una storia e una caratterizzazione dei personaggi non di primissimo piano, oltre ad un comparto audiovisivo di dubbia qualità.

Se riuscite a soprassedere soprattutto sull’ultimo punto Rainbow Skies fornisce molte ore di gioco, grazie anche alle tantissime sidequest presenti (oltre a tutti gli achievement sbloccabili, a cui è dedicata un’intera pagina del menù di gioco per controllare in ogni momento lo status), mentre per i fan sfegatati degli SRPG come me è un buon passatempo in attesa di titoli di altro spessore di questo genere (Nintendo non svaccare con Fire Emblem, ti prego!).

Premetto che questo screenshot non è mio, ma come vedete il ragazzo si è dato da fare con quasi 200 ore di gioco.

PRO & CONTRO

+ Sistema di skill molto ben studiato
+ Ottima longevità
– Storia e grafica assolutamente non al livello del gameplay
– Movimento e attacco base potevano essere gestiti in maniera migliore

7 Migliorabile

Il lavoro di SideQuest Studios sul lato gameplay è ineccepibile, ma devono sicuramente lavorare tanto dal punto di vista grafico e di stesura della storia. Si vede l'amore per il genere, con tanti richiami a svariati titoli del mondo RPG, tattico e non.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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