Sarà che si tratta del polmone economico dell’Italia, oppure la nebbia che negli anni ’70 contraddistingueva la capitale meneghina rispetto a molte altre città italiane, dandole quel senso di mistero e tensione.

Sarà per la presenza di alcuni personaggi unici, a loro modo, come Vallanzasca o la banda di via Osoppo.

Sta di fatto che Milano è diventata per molti la capitale del noir italiano. Il luogo in cui scrittori e registi hanno scelto di ambientare storie violente, crude, efferate mai realmente buoniste nel loro insieme.

Vi basti pensare a film come: Milano Calibro 9, Milano a Mano Armata o il cinico e violento Milano Odia: la Polizia non può Sparare, uscito nel 1974 e diretto da Umberto Lenzi.

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Atmosfere in qualche modo affascinanti che come successo per le realtà romane e napoletane nei tempi più recenti, hanno sempre attrato produttori, scrittori e sceneggiatori.

Non è quindi un caso che la Italo Games abbia deciso di realizzare Milanoir, titolo in pixel art che si ispira proprio a tutti quei titoli citati poche righe sopra, mettendoci nei panni di Piero Sacchi, protagonista di una storia torbida e volutamente citazionista.

“Ma Milan l’è on gran Milan”

Il titolo che ho avuto modo di testare su PS4 riprende in toto i luoghi più iconici della città milanese, portandoci però in quegli anni ’70 che ancora oggi riescono ad affascinare più di tante altre decadi.

Più della “Milano da bere” degli anni ’80, ancora di più di quegli anni ’90 che sono principalmente ricordati all’interno di aule dei tribunali per tangentopoli.

Gli anni ’70 sono quelli che gli sviluppatori hanno saputo condensare all’interno di un gioco che fa respirare perfettamente quel clima di tensione, rabbia e contestazione tipico di quelli che ancora oggi sono ricordati il momento di punta degli “anni di piombo”.

Una violenza tramutata in un twin-stick shooter bidimensionale in cui, passando per location iconiche e quartieri conosciuti, dobbiamo uccidere quintali di nemici per arrivare a scoprire chi ha incastrato Piero Sacchi.

Un gameplay che, giocato su PS4, richiede un lasso temporale piuttosto corposo per essere pienamente assimilato, con una mappatura dei tasti che, soprattutto nelle fasi sui mezzi di trasporto, risulta davvero ostica.

Non bisogna poi dimenticare che sebbene le munizioni siano infinite, la ricarica non è automatica e imparare a sfruttare bene coperture e schivate, sarà davvero fondamentale.

Il gioco prosegue in maniera tutto sommato piacevole, grazie anche una componente visiva che non lesina in dettagli piacevoli e riconoscibili, che rimando alla memoria di scorci milanesi che sono stati immortalati con grande maestria nei prodotti cinematografici.

La Pixel Art fa da padrone in Milanoir.

Al netto di una durata tutt’altro che corposa, Milanoir è il classico titolo che riesce a colpire nonostante dei difetti acclamati; il gioco che ti porta all’interno di un contesto che respiri con piacere a pieni polmoni e che serve ad immergerti con tutta la sua prepotente e devastante forza comunicativa.

Se siete dei nostalgici, e al netto dei difetti segnalati (compresi dei checkpoint non sempre ben posizionati), Milanoir è un titolo che sento di consigliare, soprattutto a quei cinefili che troveranno in più di una occasione il modo di sorridere per aver colto elementi estetici per nulla banali.

Un seguito, ve lo dico onestamente, non mi dispiacerebbe.

+ Tecnicamente valido
+ Contestualizzato molto bene

– Gameplay un po’ ruvido
– Longevità non elevatissima

7 Awesome

MIlanor è un titolo in grado di ammaliare per la sua contestualizzazione. Un po' come successo per altri titoli di genere e non, la tematica scelta è talmente vicina a noi che riesce a rapirti totalmente, facendoti a volte chiudere un occhio su un gameplay che meritava sicuramente di essere approfondito. Se siete però nostalgici della cinematografia noir degli anni '70, dategli una chance.

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About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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