Parlare di videogiochi non è sempre una passeggiata.

Che siate critici, o più semplicemente giocatori con la voglia di esprimere una propria idea, vi sarà sicuramente capitato di trovarvi di fronte a quel bivio pericoloso che separa nettamente il bello dal brutto, anche senza tener conto della naturale palettatura di gusti che contraddistingue ognuno di noi.

Perché questo preambolo scarno e inconcludente? Perché il caso Agony a me ha personalmente colpito in negativo.

Le cronache legate al crowfunding compulsivo narrano che tempo fa i ragazzi di MadMind Studio avevano presentato il loro Agony con l’intenzione di rivoluzionare il concept horror, permettendo ai giocatori di esplorare l’oltretomba in una dimensione demoniaca molto simile all’immaginario creato da Dante Alighieri.

Dai primi video presentati le premesse c’erano, cavolo se c’erano. Ma forse avremmo dovuto ascoltare meglio, prima di completare l’acquisto su Steam, le parole del buon fiorentino:

SENZA ‘NFAMIA E SENZA LODO

Inghiottiti dall’Inferno che ci ha accolto senza darci una minima informazione sul nostro passato, ci ritroviamo in quello che può essere riassunto come il nostro incubo peggiore.

Ettolitri di sangue insozzano le pareti sconnesse composte da carne putrefatta e i dannati, tormentati da demoni dall’aspetto orribile non fanno altro che accompagnare il nostro viaggio tra lamenti sconcertanti e pianti di bambino.

Ogni luogo cerca di rappresentare almeno in parte un luogo dell’Inferno conosciuto dai più, coadiuvato da un level design interessante per scelte stilistiche, ma che purtroppo serve il fianco a una realizzazione delle mappe alquanto confusionaria, fattore che spesso ci costringe a tornare sui nostri passi senza capire effettivamente quale strada seguire per andare avanti.

La nostra reazione quando capiamo di essere passati in un punto già 3 volte…

Visivamente potremmo pure starci, difficile dire il contrario. Peccato che in questo insieme di scelte riuscite almeno in potenza arrivano a sommarsi una serie di difetti eccezionalmente impattanti, capaci di farci esclamare a gran voce dopo pochi minuti un piacevole cantico di sbuffi condito dal sempreverde “ammazza che palle oh”.

La progressione del gioco è terribilmente caotica e ogni documento trovato nelle camere infernali non ci aiuta a dissolvere alcun dubbio. Anzi, finisce per complicare ancora di più il pasticcio scritto alle spalle di questa storia, complicando all’inverosimile quello che poteva essere un copione valido e interessante.

Il nostro cammino di anima dannata finisce per essere realmente un eterno supplizio, accompagnato da continui momenti di agonia allo stato puro.

LA POLITICA DELLA NOIA

Dopo aver dato libero sfogo ai dubbi riguardanti la storia, possiamo passare alla ulteriore nota dolente del discorso: la giocabilità.

Agony cerca di imitare per alcune meccaniche il sistema dei walking simulator, aggiungendo a corredo una componente stealth farraginosa e angosciante, che molto spesso nemmeno funziona per quanto è concepita male.

Durante la nostra esplorazione delle stanze presenti nell’ambientazione, entreremo in contatto con diversi NPC: ci sono i tormentati, ovvero degli umani che potremo possedere in caso di morte, e poi ci sono i demoni, apprezzabili per diversità e caratterizzazione, ma purtroppo muniti dello stesso pattern d’azione.

Dopo esservi abituati alla loro presenza, l’unica cosa che dovrete fare per evitare morte certa sarà accucciarvi in un nascondiglio, evitando di respirare al fine di far udire la vostra presenza.

Finito, tutto qui.

“Ti prego, uccidimi, salvami da questa noia”

L’esplorazione degli ambienti serve a farvi trovare dei particolari sigilli, necessari per aprire le porte che vi fanno passare alla zona successiva. Attenzione però a un particolare. Poco sopra vi ho parlato del fatto che dopo la morte, in Agony, è possibile diventare uno spirito e andare alla ricerca dei primo tormentato nei paraggi al fine di possederlo.

Questo passaggio non vi mette nella posizione di essere immortali però, tant’è che tra un checkpoint e l’altro è possibile “morire” solo tre volte, venendo poi obbligati a tornare a quello precedente per fare la cosa che vi piace di più: girare per l’inferno in questa agonia di tormento e ripetitività.

666 NUMBER OF THE BUGS

La versione PC che ho testato nella mia run, dal lato del comparto tecnico, non mi ha convinto tantissimo.

Dando un’occhiata da vicino all’ambientazione emergono una serie di dettagli interessanti nella resa visiva, soprattutto riguardo alle texture degli scenari e di alcuni suppellettili presenti, che però vengono surclassate nel momento in cui incontriamo un qualsivoglia tormentato.

I modelli poligonali dei volti sono terribili, sembra quasi che qualcuno abbia deciso di farli volutamente brutti per rendere ancora meglio l’idea ipotetico di inferno che ci aspetta dopo la morte.

Sulle ambientazioni nulla da dire, veramente fighe!

Peccato perché alcuni demoni presentano un concept interessante nella realizzazione, c’è quel pizzico di Giger che vorresti trovare praticamente ovunque, ma questo lampo di creatività finisce per spegnersi subito, anche per colpa di un comparto d’illuminazione che non gestisce a dovere le ombre e i giochi di luci (soprattutto fatti con il fuoco).

Mi è capitato di procedere nel gioco restando incastrato davanti ad alcuni nascondigli, ed ho girato intorno diverse volte sullo stesso cammino intrapreso per colpa di suggerimenti contraddittori.si possono trovare alcuni goodies extra durante l’esplorazione, ma sinceramente vi consiglio di tirare dritto fino a che potete, perché cercare della roba extra finisce davvero per appesantire il tutto senza diritto di replica.

PRO & CONTRO

+ Ambientazione interessante
+ Qualche lampo di genio c’è ma…
– E’ tutto terribilmente noioso
– Si poteva fare sicuramente di più

5.5 Noioso!

Se il prete una volta ci condannava a recitare 10 Ave Maria dopo la confessione, oggi probabilmente ci dirà di giocare Agony almeno due volte senza pausa.

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About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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